«Siamo prigionieri in Cina, aiuto…». Il biglietto di Natale scoperto da una bimba di 6 anni: bufera sulla catena Tesco

La richiesta di aiuto conteneva anche un riferimento al giornalista Peter Humphrey, che ha dichiarato di sapere con molta probabilità chi ci sia dietro il messaggio

Una bambina della Gran Bretagna di 6 anni, di nome Florence Widdicombe, ha ricevuto per Natale uno scandalo internazionale. Quando ha aperto la cartolina natalizia comprata da Tesco per scriverci una dedica destinata a una sua amica, ha trovato la richiesta di aiuto di un gruppo di lavoratori sfruttati in Cina.


A raccontare la storia è stato il The Sunday Times. «Siamo stranieri detenuti nella prigione cinese di Qingpu (a Shanghai, ndr)», recitava la scritta. «Siamo costretti a lavorare contro la nostra volontà. Per favore aiutateci e segnalatelo alle organizzazioni per i diritti umani».

Il bigliettino modificato e pubblicato dal The Sunday Times

Nel biglietto si diceva anche di contattare un certo Peter Humphrey. Dopo alcune ricerche fatte online dal padre di Florence, si è scoperto che Humphery era un ex giornalista che aveva trascorso nove mesi proprio nella prigione di Qingpu, e della quale aveva parlato in diverse occasioni.

Intervistato dalla Bbc, il giornalista ha affermato di sapere con molta probabilità chi ci sia dietro quel messaggio.

Una delle portavoce della catena commerciale – tra le più famose nel Regno Unito – si è definita «sconvolta” dalla scoperta, dichiarando che Tesco ha «immediatamente interrotto la produzione in fabbrica di questi biglietti» e che le restanti cartoline «sono state ritirate dal mercato».

La portavoce ha comunque difeso la società, dicendo che finora «non è stata trovata alcuna prova che dimostri la violazione della norma che sull’uso del lavoro penitenziario». Tesco ha reso noto che la cartolina trovata da Florence è stata prodotta nella Zheijiang Yunguang Printing, dove erano state portate avanti ispezioni indipendenti fino al novembre 2019.

La replica della Cina

Intanto, la Cina ha negato qualsiasi accusa sui lavori forzati. «Posso dirvi responsabilmente che, dopo aver chiesto chiarimenti ai dipartimenti competenti, la prigione di Shanghai Qingpu non ha affatto casi di lavoro forzato da parte di detenuti stranieri», ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri, Geng Shuang, durante un consueto incontro con la stampa a Pechino.

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