Dal 2020 il microchip diventa obbligatorio anche per i gatti (almeno in Lombardia)

L’intervento per l’impianto può essere fatto solo da un veterinario, con un costo che di solito si aggira tra i 30 e i 50 euro

Un microchip grande come un chicco di riso. Di solito viene inserito appena sotto la pelle, tra il collo e la spalla sinistra. Un oggetto minuscolo, in grado però di identificare un cane in caso di smarrimento. E non solo. Dal 1° gennaio 2020 questo microchip diventerà obbligatorio anche per i gatti, almeno in Lombardia.

La norma è contenuta nel Piano regionale integrato della sanità pubblica veterinaria 2019-2023. Per i cani è diventato obbligatorio dal 2005 e ora la Lombardia sta sperimentando la sua applicazione anche per i felini. Il microchip però non sarà necessario per tutti i gatti, ma solo per quelli appena nati e quelli che sono stati appena adottati o comprati.

Per tutti gli altri saranno i proprietari a scegliere se inserirlo o meno, come spiega al Corriere della Sera Francesco Orifici dell’Associazione nazionale medici veterinari: «Abbiamo voluto favorire una tendenza culturale, non punitiva».

Come funziona il microchip per animali

L’impianto può essere fatto solo da un veterinario. Non serve nemmeno l’anestesia, basta una siringa speciale che inserisce il microchip direttamente sotto la pelle. Il costo, di solito, si aggira tra i 30 e i 50 euro. Questro strumento funziona con una tecnologia chiamata RFID, Radio-frequency identification.

È una sistema che si definisce «passivo»: non emette alcun segnale ma risponde solo alle frequenze radio emesse dallo scanner usato per identificarlo. Una volta che passa sotto il lettore, di solito in dotazione ai veterinari, il chip restituisce un codice numerico che poi può essere associato direttamente al profilo dell’animale.

Foto di copertina: Malakia legge attentamente la notizia per capire se si ritroverà un microchip nella spalla prima di Capodanno

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