Uccisione Soleimani, Trump: «Nel mirino c’era l’ambasciata, come a Bengasi»

Intanto l’Iran dice «no» all’offerta Usa di «negoziati seri»: «Non è credibile»

Secondo Donald Trump, nel mirino del generale iraniano Qassem Soleimani, ucciso nel raid Usa, ci sarebbe stata anche l’ambasciata Usa, come a Bengasi, oltre ad altri obiettivi. Il presidente americano ha voluto ricordare il recente assalto alla sede diplomatica americana e ha evocato l’attacco del 2012 al consolato Usa a Bengasi, in cui furono uccisi l’ambasciatore americano in Libia, un agente dei servizi segreti e due marines.

Cosa ha detto Trump

«Stavano cercando di far esplodere la nostra ambasciata. Le milizie avrebbero potuto prendere ostaggi o uccidere persone se non avessimo agito rapidamente», ha detto il capo della Casa Bianca, definendo quanto fatto a Baghdad «l’anti Bengasi».

Poi, parlando con i giornalisti nello studio ovale, ha accusato la speaker della Camera di «difendere un mostro» per via delle sue critiche dopo l’uccisione di del generale iraniano.

L’Iran dice no all’offerta Usa di «negoziati seri»

Intanto l’Iran, per bocca dell’ambasciatore iraniano presso l’Onu Majid Takht Ravanchi, ha respinto l’offerta degli Stati Uniti di «negoziati seri» con Teheran, alla luce dell’uccisione di Qassam Soleimani e dell’imposizione di nuove sanzioni sull’economia iraniana. Offerta bollata come «non credibile».

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