«Come stanno i ragazzi»: il documentario sui tentativi di suicidio in Italia tra i giovani – Il video

di OPEN

«Questa è una generazione che vivrà peggio della precedente», ha spiegato a Open uno dei registi. «Noi sapevamo che saremmo stati meglio dei nostri genitori, mentre i giovani di oggi vivono nell’incertezza»

4.000 ogni anno. È questo il numero di persone che ogni anno, solo in Italia, decidono di togliersi la vita. Tra i ragazzi e le ragazze, si registrano più di 300 casi ogni anno. In tutto il mondo, il suicidio è la seconda causa di morte tra i giovani al di sotto dei 24 anni.


Eppure, nonostante l’eloquenza del dato fornito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, il disagio psicologico giovanile è ancora vissuto come un tabù nella società. Per questo motivo, i registi Alessandro Tosatto e Andrea Battistuzzi hanno deciso di raccontare in un documentario la realtà della sofferenza psichica in età evolutiva, cercando di scalfire «il muro di silenzio che circonda la vita di molti di loro e delle loro famiglie».

Il docufilm si chiama Come stanno i ragazzi, e sabato 18 gennaio verrà proiettato per la prima volta a Padova. «La percezione comune è ancora quella di un problema “morale” (come veniva definito nel secolo scorso)», spiega a Open Tosatto. Qualcosa di strettamente legato a un cattivo funzionamento della mente dell’individuo in questione, che lascia nell’ombra il contesto in cui sono immersi.

Tosatto e Battistuzzi hanno tentato di mostrare un punto di vista totalmente diverso, inquadrando i tentativi di suicidio nella società contemporanea, competitiva e prestazionale, che non riesce a fornire certezze sufficienti ai giovani per garantirne la serenità.

«Non ci si rende conto che stiamo caricando dei ragazzi giovani di aspettative che non possono reggere», dice uno dei padri intervistati nel documentario. Una frase che fotografa una delle grandi questioni in ballo: «questa è una generazione che vivrà peggio della precedente», dice Tosatto. «Non ha le stesse aspettative. Noi sapevamo che saremmo stati meglio dei nostri genitori, mentre i giovani di oggi vivono nell’incertezza».

Il documentario, prodotto da dsa Next New Media e dalla Pediatria dell’Ospedale Civile di Padova, verrà presentato in anteprima nel comune veneto, nelle sale del cinema MPX. Da quella data avrà poi inizio un tour nelle diverse città d’Italia, che potrà essere una bella premessa per far partire dei progetti con i ragazzi e le ragazze al di sotto dei 25 anni.

«Quella di sabato non sarà solo una proiezione, ma un’occasione di incontro», ha spiegato a Open Tosatto. «Ci saranno degli psichiatri e altre persone che daranno la loro testimonianza. Vogliamo far capire alle persone che non sono da sole».

Alessandro, da dove è nata l’idea del documentario?

«È nata da un incontro. Conoscevamo già il dipartimento Pediatria di Padova e il professor Giorgio Pedilongo. Lui ci ha raccontato che ogni anno si riscontra un aumento cospicuo di accessi al pronto soccorso e di ricoveri ospedalieri dovuti a gesti di autolesionismo o di tentati suicidi.

Da qui è nata la necessità di adeguare le Pediatrie a questo tipo di problematiche specifiche. L’Oms ha messo in luce che si tratta della seconda causa di mortalità tra gli under 24. La prima sono gli incidenti.

Questa realtà, unita ai dati, ci ha fatto rabbrividire. Stiamo parlando di ragazzi di 16/17 anni. Per far arrivare meglio il messaggio non volevamo fare nulla di istituzionale, dove a parlare fossero solo i medici, ma raccogliere le testimonianze dirette dei ragazzi».

Chi avete intervistato?

«Grazie all’aiuto della Pediatria, abbiamo raccolto 6 testimonianze dirette. Tre di loro oggi sono maggiorenni, che appaiono in viso, mentre gli altri tre sono minorenni che hanno accettato di raccontare la loro esperienza.

Ci sono anche le testimonianze di due genitori. La prima è quella di una madre di un ragazzo che ha tentato il suicidio a Padova il 18 gennaio 2018 gettandosi dalle mura della città. La seconda è quella del padre di una ragazza, oggi maggiorenne, che ha attraversato un lunghissimo periodo di depressione che l’ha costretta in più fasi della crescita a interrompere per mesi la frequenza scolastica».

Credits: Come stanno i ragazzi

Voi definite questi disturbi ancora un tabù. Perché è importante che vengano contestualizzati e non imputati al solo individuo?

«Ci siamo resi conto che è un problema di sistema. In primo luogo perché coinvolge tutte le classi sociali: non è solo legato alla povertà, ma è qualcosa che colpisce anche le famiglie benestanti.

Il papà che abbiamo intervistato racconta che fino al secolo scorso questi problemi venivano definiti malattie di tipo morale, e tutt’ora la questione è affrontata come un grande tabù».

Quali sono le motivazioni che avete riscontrato maggiormente dietro i tentativi di suicidio o autolesionismo?

«L’adolescenza è un’età di contrasto, e sicuramente il rapporto con la famiglia ha sempre un grosso peso. Ma poi c’è anche tutta la parte che riguarda il rapporto con internet. Ma da questo punto di vista si aprono anche una quantità enorme di altri filoni, tra cui i disturbi alimentari come anoressia e bulimia».

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Foto copertina: Pagina Facebook di Come stanno i ragazzi