Giornata della Memoria, Mattarella: «Debellare il virus del razzismo riguarda il destino stesso del genere umano»

«Ignobile la scritta a Mondovì, purtroppo l’antisemitismo non è scomparso», ha osservato il Capo dello Stato

«Per fare davvero i conti con la Shoah non dobbiamo rivolgere lo sguardo soltanto al passato. Perché il virus della discriminazione, dell’odio, della sopraffazione, del razzismo non è confinato in una isolata dimensione storica, ma attiene strettamente ai comportamenti dell’uomo. E debellarlo riguarda il destino stesso del genere umano». Sono le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel corso delle celebrazioni al Quirinale della giornata della Memoria.

Durante le celebrazioni, Mattarella ha ricordato la recente scomparsa dei sopravvissuti ai campi di sterminio nazisti Alberto Sed, Piero Terracina e Franco Schönheit, sottolineando come «il loro ricordo, il ricordo delle indicibili sofferenze patite da una moltitudine di persone, impegna, ancor di più, a tramandare la memoria della Shoah e a riflettere sulle sue origini e sulle sue devastanti conseguenze». 

Il presidente della Repubblica ha poi espresso i propri migliori auguri di buon lavoro alla professoressa Milena Santerini, docente di Pedagogia presso l’Università Cattolica del S.Cuore di Milano, vicepresidente della Fondazione Memoriale della Shoah del capoluogo lombardo e nominata recentemente coordinatrice nazionale per la lotta contro l’antisemitismo

«Una nomina – prosegue Mattarella – che pone l’Italia all’avanguardia nel contrasto a un fenomeno odioso. Purtroppo non scomparso, come abbiamo visto anche di recente, con l’ignobile scritta su una casa di Mondovì». 

Il presidente della Repubblica ha poi sottolineato come «il giorno della Memoria, che si celebra ogni anno anche qui al Quirinale, non può e non deve esaurire la riflessione su quello che accadde nella prima metà del secolo scorso nel cuore del nostro continente», poiché  «la Shoah, per il suo carattere unico e terribile, trascende la dimensione storica del suo tempo e diventa monito perenne e lezione universale». 

«È doveroso – ha ribadito il Capo dello Stato – ricordare e celebrare i tanti eroi, i “giusti” delle Nazioni, che a rischio della vita hanno salvato decine di ebrei in pericolo. I loro gesti, coraggiosi e temerari, sono come piccole fiaccole di luce e di speranza che hanno rischiarato una notte di tenebre».

«In Italia – ha proseguito – sotto il regime fascista, la persecuzione dei cittadini italiani ebrei non fu, come a qualcuno ancora piace pensare, all’acqua di rose. Fu feroce e spietata. E la metà degli ebrei italiani, deportati nei campi di sterminio, fu catturata dai fascisti».

Avviandosi verso la conclusione del discorso il presidente della Repubblica ha lanciato un monito: «Tra il carnefice e la vittima non può esserci mai una memoria condivisa. Il perdono esiste: concerne la singola persona offesa. Non può essere inteso come un colpo di spugna sul passato».

«La memoria delle vittime innocenti di quelle atrocità – ha aggiunto – è patrimonio dell’intera nazione, che va onorato, preservato e trasmesso alle nuove generazioni affinché non avvengano mai più quegli orrori», sottolineando come «la considerazione che ogni uomo è depositario di eguali e inviolabili diritti e che nessuno può essere discriminato a causa del sesso, della razza, della religione, del ceto sociale, è un principio inderogabile scritto con chiara fermezza nella nostra Costituzione». 

QUIRINALE | Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella durante le celebrazioni della Giornata della Memoria, 27 gennaio 2020

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