Coronavirus, un giornalista proveniente dalla Cina ha aggirato i controlli di sicurezza. Speranza, batti un colpo

Quanti, italiani e stranieri, hanno soggiornato in Cina per poi giungere in Italia da un altro paese evitando i controlli?

Cristiano Bernacchi, giornalista e scrittore, è riuscito a eludere il blocco dei voli dalla Cina e i controlli di sicurezza per coloro che giungono in Italia dopo la recente permanenza nei luoghi dell’epidemia del nuovo Coronavirus. In che modo? Evitando Pechino.


Facebook | Il post di Cristiano poco prima del ritorno in Italia

Giunto in Cina per una nuova avventura non si sarebbe mai aspettato di vivere la psicosi di un Paese dove ad un certo punto era quasi impossibile acquistare delle mascherine protettive, tanto da scoprire l’esistenza di un mercato nero. Cristiano racconta la sua storia in un articolo di RadioBullets dove alla fine spiega da dove sono partiti per tornare in Italia: passando per il Laos.

«Viaggiare in Cina ai tempi del Coronavirus» titola l’articolo su RadioBullets, ma per spiegare il problema per il nostro Paese dovremmo proporre come titolo del secondo capitolo: «Tornare dalla Cina in Italia aggirando i controlli ai tempi del Coronavirus» e farlo presente al premier Conte e il ministro della Salute Speranza. È quello che è successo a Cristiano che, una volta atterrato a Fiumicino dal Laos, non è stato trattato come tutti coloro che hanno soggiornato di recente in Cina. Tutto questo nonostante abbia dichiarato di esserci stato.

Facebook | Dal profilo di Cristiano, doto di gruppo a Vientiane (Laos) prima della partenza per l’Italia

I dettagli del mancato controllo e dell’eccessiva tranquillità degli addetti ai lavori a Fiumicino vengono riportati in un articolo del Messaggero:

Siamo atterrati a Roma dove ci aspettavamo un minimo di controlli e un cordone alternativo per chi arriva da altri paesi come Thailandia, Cambogia e invece abbiamo trovato una situazione impreparata dove nessuno sapeva dirci nulla. Al primo controllo ho detto che sia io che la mia compagna avevamo soggiornato in Cina, ma ci hanno detto di entrare. Successivamente ci siamo fermati dove ci sono gli oggetti da dichiarare alla Dogana dove ho fatto sapere agli addetti che avevamo attraversato la Cina ma la riposta è stata: “vabbè se non vi hanno fermato prima potete entrare”. Questa è la dimostrazione palese che i sistemi italiani sull’allarme Coronavirus stanno agendo in maniera non puntuale.

La vicenda di Cristiano è di pubblico dominio e chissà quante altre persone, italiane o cinesi o di qualsiasi altra cittadinanza del mondo, sono giunte in Italia tramite uno volo non controllato dopo aver soggiornato nei luoghi dell’epidemia.

Contattato, il ministero della Salute ha affermato che i controlli vengono effettuati solo su coloro che giungono direttamente dalla Cina, escludendo di fatto casi come quello del giornalista e senza ricorrere all’isolamento preventivo dal momento che – come da indicazioni dell’Oms e dello Spalanzani – la trasmissione del virus avverrebbe con il manifestarsi dei primi sintomi.

Forse è il caso che il governo Conte e il ministro Speranza pongano rimedio a questa falla, soprattutto a seguito delle novità pubblicate in un articolo del New England Journal of Medicine in merito alla possibilità di trasmissione del virus durante il periodo di incubazione, altrimenti rischiamo di ritrovarci ulteriori casi di coronavirus in Italia con un conseguente aumento della psicosi e del razzismo al quale purtroppo stiamo assistendo.

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