Zingaretti bacchetta Di Maio: «Scendere in piazza è un errore»

Il segretario dem è tornato a chiedere anche le modifiche ai decreti sicurezza: «Io li chiamo decreti propaganda»

Lo scontro politico che nei giorni scorsi ha visto contrapposti M5s e Italia Viva, quasi non fossero partiti della stessa maggioranza di governo, si allarga anche al Pd con Nicola Zingaretti che bacchetta Luigi Di Maio. Ieri, 5 febbraio, l’ormai ex capo politico del Movimento è tornato a riprendersi la scena e ha chiamato il popolo in piazza contro il suo stesso governo che a detta di Di Maio vuole cancellare le riforme simbolo del M5s.

A far scattare l’ira del ministro degli Esteri la notizia che la Commissione Contenziosa del Senato avrebbe intenzione di ripristinare i vitalizi a 700 ex senatori. «Abbiamo fatto i vitalizi e loro se li vogliono riprendere, abbiamo fatto la prescrizione, che è legge dello Stato, e adesso la stanno provando a mettere in discussione per cancellarla. C’è chi sta lanciando un referendum contro il reddito di cittadinanza per metterli chissà in quale privilegio», ha detto in una diretta su Facebook.

A bacchettare l’ex capo politico ci ha pensato il segretario del Pd, alleato al governo con il M5s. «Giudico questa iniziativa un errore, invito Di Maio a guardare al futuro e a come questo governo può trovare una prospettiva politica. Chiedo un chiarimento al M5S, decidete cosa volete fare rispetto a questo governo, altrimenti nessun problema è risolvibile», ha detto Zingaretti a Circo Massimo su Radio Capital.

Il segretario dem è tornato a chiedere anche le modifiche ai decreti sicurezza. «Non capisco perché a febbraio ancora non sono avvenute modifiche ai decreti sicurezza. A mio giudizio vanno cambiati. E bisogna smetterla di chiamarli decreti sicurezza, io li chiamo decreti propaganda. In fretta il governo deve voltare pagina su questo punto», ha detto Zingaretti.

Per quanto riguarda il premier Conte, il segretario del Pd si è detto convinto che sia «il punto di riferimento dei progressisti». «È il premier di un governo di centrosinistra. Non era scontato, tanti nel M5S questa collocazione non la prendono perché non la condividono»

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