L’indagine su Nicitra, ex banda della Magliana. I suoi “dipendenti”: «È come il padrino» – Le carte

L’aurea della criminalità romana degli anni ’80, quella spietata ma che sapeva anche far “girare i soldi” è attaccata al volto di Salvatore Nicitra, ex dei boss della banda della Magliana, in carcere da un anno e considerato il “quinto re di Roma”. Dove il quarto era Massimo Carminati, ex della Magliana pure lui e suo amico.


Nell’ordinanza di custodia cautelare eseguita oggi 11 febbraio dai Carabinieri della Capitale, che ha confermato per lui il carcere (è stato arrestato un anno fa) si descrive il mondo criminale che è cresciuto e prosperato attorno alla figura di questo sessantenne che tutta Roma Nord temeva.

L’associazione a delinquere (semplice ma aggravata dall’uso di metodi mafiosi specie nella riscossione dei crediti) era una versione aggiornata delle “bische” dell’epoca d’oro. Ora, un mercato che secondo la procura di Roma ha finito per essere più efficiente e redditizio di quello della droga, viaggiava su due canali paralleli.

Da un lato l’installazione e la gestione delle macchinette legali, quelle autorizzate dai monopoli e che, peraltro, rappresentano ancora una consistente fonte di entrate per lo Stato. Dall’altro giochi on line illegali, con server all’estero  – prima di tutto a Malta – e soldi che, conseguentemente, viaggiano direttamente nei paradisi fiscali.

Nicitra era il re di questo doppio mercato, almeno nel quadrante Nord. Chi lavorava per lui sapeva di poter contare sul potere di un nome capace di tenere sull’attenti anche esponenti della criminalità organizzata del sud Italia. Un suo “dipendente”, intercettato, descrive Nicitra come un “principale” che «a Roma conoscono proprio tutti, hai presente il padrino?».

OPEN | Uno stralcio dell’ordinanza

Lo stesso Nicitra si descrive come un boss. Un uomo che ha saputo affermare il proprio potere senza scrupoli. E’ lui stesso a raccontare che il mercato dei giochi ha sempre fruttato moltissimo. Negli anni d’oro, quando «guadagnavo come un casinò, avevo i camerieri coi guanti bianchi». E ora, visto che non ha più bisogno di sporcarsi le mani con il traffico di droga.

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Dopo l’arresto di Massimo Carminati, nel 2014, però quell’aurea criminale rischia per la prima volta di portargli sfortuna. E’ lui stesso a dirsi preoccupato con i suoi che le intercettazioni che hanno incastrato il Nero finiscano per arrivare anche a lui.

Da quella retata Nicitra invece si salva. E, anzi, paradossalmente il legame con Carminati – la cui fama torna a farsi sentire – l’ha persino rafforzato in questi anni. Fino all’ordinanza di custodia cautelare di oggi.

«Io qui me la comandavo, avevo le case da gioco coi camerieri in guanti bianchi, facevo più di un casinò», il boss intercettato

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