Spionaggio, come Stati Uniti e Germania hanno spiato per decenni rivali e alleati. Tra cui l’Italia

Si chiamava “Operazione Thesaurus” – poi ribattezzata “Operazione Rubicone” – e ha permesso alla CIA e alla BND di leggere le comunicazioni diplomatiche di decine di stati in tutto il mondo

Sul sito della compagnia Crypto AG è apparso una nuovo messaggio: «Non abbiamo nessun collegamento con la CIA o la BND e non ne abbiamo mai avuti. La storia pubblicata da SRF, ZDF e il Washington Post è molto angosciante. Stiamo valutando la situazione e commenteremo una volta che avremo un quadro più completo». L’inchiesta congiunta del Washington Post e la Zdf (Zweites Deutsches Fernsehen) tedesca, non è altro che il colpo del secolo nella storia dello spionaggio elettronico. Un stratagemma piuttosto semplice che ha permesso ai servizi segreti degli Stati Uniti e della Germania di spiare alleati e rivali per decenni, leggendo la loro corrispondenza diplomatica. E guadagnando milioni. 


Dalle origini alla Cia: la storia della compagnia 

La Crypto AG nasce in Svezia, per mano del russo Boris Hagelin, fuggito nel Paese nord europeo dopo la Rivoluzione del 1917. La vita di Hagelin è segnata dai due grandi conflitti del novecento: dopo l’invasione della Norvegia da parte dei nazisti scapperà nuovamente, questa volta negli Stati Uniti dove conosce William Friedman, il padre della crittologia americana. Dopo la fine del conflitto tornerà in Europa, spostando infine la compagnia in Svizzera. Le macchine sviluppate da Hagelin sono meno complesse rispetto alle macchine Enigma usate dai tedeschi, ma hanno il vantaggio di essere compatte e quindi facilmente utilizzabili durante una campagna militare. 

L’amicizia con Friedman e la gratitudine nei confronti degli Stati Uniti permetteranno “l’infiltrazione” americana nella compagnia. Prima Hagelin acconsente a non vendere i prodotti di Crypto a paesi terzi senza l’approvazione degli Stati Uniti. Poi, nel 1967 Crypto sforna un nuovo modello le cui componenti elettroniche erano state progettate dalla National Security Agency americana. La compagnia rimane nelle mani di Hagelin fino al 1970 quando viene acquistata dalla CIA e dalla BND, il servizio d’intelligence tedesco. Temendo lo scandalo, la BND vende le sue quote agli americani nei primi anni ‘90. Rimarrà in possesso della CIA fino al 2018. 

Nel 2018 viene divisa in due compagnie: CyOne Security, di proprietà svizzera e Crypto International, che si occupa delle vendite all’estero. Entrambe le compagnie dicono di non essere più nel business dello spionaggio, anche se il personale del ramo svizzero è composto in parte da ex dipendenti della vecchia Crypto, che continuano a ricoprire posizioni apicali nell’azienda.

Una rete di spionaggio globale

Washington Post – Alcuni dei paesi spiati grazie alle apparecchiature Crypto

Nel dopoguerra i prodotti della Crypto hanno successo in tutto il mondo. Piovono i soldi. Le vendite delle macchine di Hagelin fatturano oltre 50 milioni di franchi svizzeri nei primi anni ‘70, prontamente divisi tra i tedeschi e gli americani che nel frattempo spiano i governi di mezzo mondo. Tra questi ci sono gli alleati Nato – Spagna, Grecia, Turchia e anche l’Italia – e i paesi nemici, come l’Iran. Nel 1981 l’Italia era il terzo cliente più importante della compagnia, dopo l’Arabia Saudita e l’Iran.

Grazie alla Crypto, gli americani riescono a spiare gli iraniani durante la crisi degli ostaggi del ‘79, ascoltano i libici quando si vantano di aver pianificato l’attacco terroristico avvenuto in una discoteca berlinese nel 1986 (in base a questa intercettazione autorizzeranno in seguito un attacco in Libia), durante la Guerra delle Falkland condividono con il Regno Unito le comunicazioni riservate dei militari argentini e spiano il presidente egiziano Anwar Sadat durante gli accordi di pace tra Egitto e Israele del 1978. 

Secondo un rapporto interno alla CIA del 2004 – uno dei documenti usati dai giornali per preparare l’inchiesta – lo stratagemma funziona meglio di ogni previsione, aiutando gli Stati Uniti a “vincere” la Guerra Fredda, anche se né la Cina, né la Russia compreranno mai le macchine della Crypto. Ma è da considerare un successo anche il semplice fatto di essere riusciti a mantenere nascosta l’operazione in tutti questi anni. Prima del Washington Post e di ZDF era arrivato soltanto il Baltimore Sun nel 1995, che fu la prima testata ad indagare i legami tra l’intelligence americana e la Crypto.

Alcuni Paesi smisero di comprare i suoi prodotti, tra cui l’Italia. Ma per quasi un quarto di secolo in più – e l’uscita della CIA dalla proprietà – non se ne fece nulla. E anche questo è un punto interrogativo a cui bisognerà rispondere.

Foto di copertina: Random Institute on Unsplash

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