Di Maio sul caso Zaki: «Vogliamo verità anche su Regeni: importante avere un ambasciatore in Egitto»

Il ministro degli Esteri spera in un intervento europeo per il caso del ricercatore dell’Università di Bologna

Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio chiede chiarezza sul caso di Patrick Zaki, lo studente dell’università di Bologna arrestato in Egitto lo scorso 10 gennaio. «Ieri sera – ha spiegato Di Maio – si è svolto un incontro tra il nostro ambasciatore al Cairo, Giampaolo Cantini, e Mohamed Fayek che presiede il Consiglio nazionale egiziano per i diritti umani».

«L’ambasciata – ha detto ancora Di Maio – sta portando avanti tutte le azioni che servono per avere il massimo delle informazioni e attivare tutti gli organi di garanzia. Abbiamo fatto lo stesso a livello europeo, chiedendo che l’Unione segua tutti i passaggi del processo».

Il ministro, in due interviste a la Repubblica e al Corriere della Sera evidenzia l’importanza di avere l’ambasciatore italiano al Cairo sia per Zaki, sia per arrivare alla verità su Giulio Regeni. Per Regeni «vogliamo che i colpevoli siano individuati e puniti. Questo processo di conoscenza e di richiesta di giustizia però può essere portato avanti solo avendo un ambasciatore lì», rileva Di Maio.

«Lo stesso – ha aggiunto – vale per l’aiuto che possiamo dare a Patrick Zaki proprio per il fatto che al Cairo l’Italia c’è». In merito al fatto che Zaki sarebbe stato torturato, «quando si parla di diritti umani l’Italia tiene sempre un faro acceso, a prescindere dalla nazionalità di questo ragazzo. Stiamo acquisendo tutti gli elementi possibili per fare piena luce su questa vicenda», dice Di Maio.

Sulle fregate vendute dall’Italia all’Egitto, «il governo non ha preso alcuna decisione. C’è un negoziato in corso tra Fincantieri e governo egiziano, ma
seguiamo con molta attenzione quello che sta avvenendo e nessuna vendita è stata approvata», spiega Di Maio. Quanto agli elicotteri venduti da Leonardo, «non possiamo intervenire sulle commesse del passato. Se c’erano degli accordi già presi e i prodotti arrivano in consegna adesso, non può essere imputato a noi».

In merito all’Alto Rappresentante Ue per la Politica estera Josep Borrell, che ha auspicato il rilancio della missione Sophia per controllare il traffico di armi dirette in Libia, «il primo modo per accertarsi che in Libia non entrino armi è il controllo aereo, attraverso i satelliti e i droni. La missione Sophia così come l’abbiamo conosciuta incontra diverse contrarietà a livello europeo», commenta Di Maio. Sui migranti, «la legge del mare va seguita,
ma i migranti devono essere accolti dal Paese di bandiera della nave».

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