Trump avrebbe offerto la grazia ad Assange in cambio di un aiuto sul Russiagate

Il fondatore di Wikileaks rischia 175 anni di carcere negli Stati Uniti per 18 capi d’accusa

Il presidente dagli Stati Uniti avrebbe proposto la grazia a Julian Assange, circa due anni fa, in cambio di una ritrattazione circa il coinvolgimento russo nell’hackeraggio delle mail dei democratici americani. La notizia arriva a una settimana dal dibattimento del tribunale di Westminster, a Londra: i magistrati dovranno decidere se estradare il fondatore di Wikileaks negli Stati Uniti. La Casa Bianca ha smentito decisamente quanto rivelato dal Guardian.


Uno dei difensori di Assange, Edward Fitzgerald Qc, ha fatto riferimento ad alcune prove in suo possesso: l’ex deputato repubblicano Dana Rohrabacher avrebbe visitato Assange durante il suo periodo di asilo politico nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra. «Il signor Rohrabacher ha visto Assange per comunicargli, su istruzioni di Trump, che gli sarebbe stata offerta la grazia se il fondatore di Wikileaks avesse negato pubblicamente che la Russia era coinvolta nell’hackeraggio di mail del Comitato nazionale dei democratici», si legge in un comunicato di un’altra avvocatessa di Assange, Jennifer Robinson.

Il fondatore di Wikileaks deve fronteggiare 18 capi di accusa pendenti negli Stati Uniti: rischia fino a 175 anni di carcere per reati che vanno dalla cospirazione alla pirateria informatica.

La portavoce della Casa Bianca Stephanie Grisham ha replicato alle notizie di stampa secondo cui Donald Trump offrì la grazia a Julian Assange: «Il presidente conosce a malapena Dana Rohrabacher se non per il fatto che è un ex deputato. Non gli ha mai parlato su questo tema né quasi su qualunque altro tema. È una invenzione completa, probabilmente un’altra bufala senza fine e una menzogna totale del partito democratico».

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