Tentata rapina Napoli, l’avvocato del 17enne: «È addolorato». Il legale del carabiniere: «Condotta ineccepibile» – I video

Il gip ha convalidato il fermo per il 17enne che sarà ora trasferito in una comunità. Intanto, queste le posizioni dei legali delle parti

Racimolare soldi per una serata in discoteca. È questa la motivazione che il minore complice di Ugo Rossi, il 15enne ucciso a Napoli la notte del primo marzo da un carabiniere al quale ha tentato di rubare un Rolex, ha dato al giudice per le indagini preliminari di Napoli.

«È estremamente provato, è molto addolorato, soprattutto dalla morte del suo amico e logicamente dalla sua condizione», ha riferito Mario Bruno, legale del 17enne. «Il gip ha convalidato il fermo e ha applicato la misura cautelare del collocamento in comunità, quindi il ragazzo sarà trasferito in una comunità dove seguirà un percorso di recupero, di riflessione su tutta quello che è stata questa vicenda nella quale è stato coinvolto».

«L’imputazione che viene a lui contestata – prosegue Bruno – è quella di avere concorso nel tentativo di rapina aggravato commesso ai danni di questa persona che ha reagito in questa maniera».

Sulle investigazioni l’avvocato ha sottolineato come gli accertamenti siano volti «a stabilire in quale maniera sono stati esplosi questi diversi colpi di arma da fuoco e stabilire se i colpi siano stati esplosi in una condizione di legittima difesa, per sé stesso, per la fidanzata o se eventualmente questa reazione sia stata una reazione eccessiva».

Il legale del giovane ha voluto poi ribadire che il suo assistito era la prima volta che commetteva un’azione di questo genere e che non aveva compiuto altre rapina prima di questa sfociata in tragedia.

Per il legale del carabiniere, Enrico Capone, «le indagini accerteranno che il comportamento del mio cliente è stato impeccabile». L’avvocato ha ribadito che il militare è molto provato e dispiaciuto per l’accaduto: «Parliamo di una persona deceduta che ha solo 15 anni. Ci sono sentimenti contrastanti in lui, sofferenza per l’accaduto ma anche serenità e fiducia nell’operato dell’autorità giudiziaria».

Il legale del carabiniere 23enne, dopo avere ribadito la necessità di mantenere uno stretto riserbo riguardo le indagini e la fiducia nella magistratura ha sottolineato che «ci sono due nuclei familiari che stanno soffrendo. Siamo sereni, siamo tranquilli, abbiamo già chiarito ogni aspetto e siamo fiduciosi sull’esito delle indagini».

«Ho letto in questi giorni cose che sono frutto di una certa versione che viene data, non so in base a che cosa – ha aggiunto – ma ognuno poi fa le ipotesi che vuole e si prende le conseguenze anche di quello che dice e fa».

Riguardo all’imputazione contestata al suo cliente, l’omicidio volontario, l’avvocato Capone ha spiegato che «durante le indagini vengono ipotizzati dei reati ma solo successivamente si acclara se sussistono o meno, oppure se ne sussistono altri. C’è un’indagine in corso e siamo fiduciosi in merito all’esito delle attività investigative che confermeranno l’esito impeccabile del comportamento del mio assistito».

Riguardo all’ipotesi che siano stati esplosi colpi quando il rapinatore 15enne stava già scappando, Capone ha sottolineato la sua intenzione di non entrare «nel merito di quanto sta venendo fuori da questa indagine». L’avvocato del carabiniere non ha voluto commentare le dichiarazioni rese dai familiari del 15enne che chiedono giustizia.

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