Anche l’ultima femmina di giraffa bianca è stata uccisa. Così scompare uno degli esemplari più rari al mondo – Video

Al di là della rarità dei due esemplari uccisi, negli ultimi 30 anni la popolazione delle giraffe si è ridotta del 40%, ma nonostante ciò il bracconaggio non accenna a diminuire

L’ultima femmina di giraffa bianca è stata uccisa dai bracconieri, e con lei scompare uno degli esemplari più rari al mondo. La carcassa dell’animale è stata ritrovata dai ranger dell’Ishaqbini Hirola Community Conservancy insieme a quella della sua cucciola più giovane, morta di stenti a seguito del decesso della madre, in un villaggio nella contea di Garissa, nel nord-est del Kenya. La notizia è stata data ieri, 10 marzo, ma la morte – sicuramente dolosa vista la ferita di arma da fuoco sul corpo – risalirebbe a circa quattro mesi fa.

Il Kenya Wildlife Service era stato allertato dai dipendenti della riserva proprio perché da tempo si erano perse le tracce dei due esemplari. Ne rimane oggi solo uno al mondo, di sesso maschile, primogenito della stessa giraffa uccisa. I bracconieri responsabili dell’accaduto non sono ancora stati identificati ma la Kenya Wildlife Society, il principale ente di conservazione nello stato dell’Africa orientale, sta indagando sull’accaduto.

Le conseguenze della perdita

«Questo è un giorno molto triste per la comunità di Ijara e del Kenya nel suo insieme. Siamo l’unica comunità al mondo che è custode della giraffa bianca – ha dichiarato in una nota Mohammed Ahmednoor, direttore della Ishaqbini Hirola Conservancy –  La sua uccisione è un duro colpo per gli enormi passi compiuti dalla comunità per conservare specie rare e uniche, e un monito per un continuo sostegno agli sforzi di conservazione. Si tratta di una perdita a lungo termine, dato che gli studi e la ricerca sulla genetica, che sono stati un investimento significativo nell’area da parte dei ricercatori, sono ora andati a vuoto. Una perdita che interesserà anche il turismo, poiché la giraffa bianca rappresentava una grande spinta».

L’uccisione delle due giraffe rappresenta una perdita enorme non solo per la biodiversità, ma anche per la comunità scientifica e per il Kenya. Il primo avvistamento dell’esemplare ucciso dai bracconieri risaliva al giugno 2017, quando il suo aspetto completamente bianco aveva acceso l’interesse degli abitanti locali e del mondo intero.

Un aspetto caratteristico causato non dall’albinismo ma dal leucismo, che provoca una parziale perdita della pigmentazione e che, diversamente da quanto avviene per gli esemplari albini, non modifica il colore degli occhi, che restano scuri – e non rossi. Il leucismo può essere ereditato, come in questo caso: la cucciola morta insieme alla madre, infatti, era bianca come lei e come il primogenito maschio, l’unico al mondo – per quel che si sa – a portare avanti i geni della famiglia.

Verso la sesta estinzione di massa

Al di là della rarità dei due animali uccisi, negli ultimi trent’anni la popolazione delle giraffe si è ridotta del 40%, ma nonostante ciò il bracconaggio non accenna a diminuire. Secondo la International Union for the Conservation of Nature (IUCN), gli esemplari liberi in natura sono passati dai circa 155.000 del 1985 ai 68.000 nel 2019, un dato che evidenzia un allarmante trend negativo.

La minaccia principale per questa specie è la perdita del suo habitat naturale, provocata in parte da un aumento della popolazione umana che modifica l’ambiente in favore dell’agricoltura, e in parte dagli effetti dei cambiamenti climatici. A ciò si aggiungono, poi, le numerose guerre civili che attraversano l’Africa e il bracconaggio per la carne e per la pelle, entrambe molto richieste.

Un’estinzione silenziosa che si inserisce in un quadro più ampio e altrettanto preoccupante: entro pochi decenni circa il 75% delle specie viventi scomparirà dalla Terra. In altre parole è in corso la sesta estinzione di massa, una transizione biotica con una durata geologica relativamente breve, nella quale l’ecosistema terrestre subisce un profondo cambiamento.

Le cause, seppur di origine diversa, sono riconducibili all’aumento della concentrazione di carbonio nell’atmosfera e negli oceani. Un aumento che, per la prima volta in miliardi di anni, si configura come anomalo, e a causarlo è l’essere umano. Secondo un recente studio del Wwf, negli ultimi 40 anni l’uomo ha eliminato il 60% delle specie viventi del pianeta e il trend cresce di pari passo con l’aumento di Co2.

Secondo Science Advance perdiamo tremila specie ogni anno – tre ogni ora – con un tasso di estinzione cento volte più elevato del normale, mentre il numero di esseri umani sulla Terra continua a crescere, al contrario di tutti gli altri mammiferi. Si tratta della più grande crisi della biodiversità della storia, eppure ancora non riusciamo a vederla come tale.

Leggi anche: