«Uniti per salvaguardare tutte le specie animali e vegetali del pianeta»: l’appello dei ricercatori per tutelare la biodiversità

L’assunto di partenza è che solo in presenza di una sufficiente diversità genetica le popolazioni naturali di qualsiasi specie possono affrontare la sfida del cambiamento climatico

Esperti di conservazione uniti per salvaguardare la biodiversità con un appello che promuove la tutela della diversità genetica di tutte le specie, animali e vegetali, sul pianeta. Il documento è stato pubblicato sulla rivista scientifica Science. L’assunto di partenza è che solo in presenza di una sufficiente diversità genetica le popolazioni naturali di qualsiasi specie possono affrontare la sfida del cambiamento climatico. L’appello dei ricercatori, redatto nel corso di una recente Training School della Cost Action G-Bike presieduta da Cristiano Vernesi della Fem, organizzazione che persegue gli obiettivi d’istruzione e ricerca scientifica in campo agrario, ha raccolto molta attenzione da parte della comunità scientifica e dei media internazionali, tanto da essere ripreso anche dalla Bbc.


La Convenzione sulla Diversità Biologica

Nel summit, i leader mondiali avevano concordato una strategia globale di “sviluppo sostenibile” che includeva tra i suoi pilastri fondamentali la Convenzione sulla Diversità Biologica, un trattato internazionale giuridicamente vincolante sottoscritto ad oggi da 193 Paesi e noto per aver portato alla definizione di biodiversità come la conosciamo oggi. I tre principali obiettivi della CBD erano e sono la conservazione della biodiversità, l’uso sostenibile della biodiversità e l’equa e giusta ripartizione dei benefici derivanti dall’utilizzo delle risorse genetiche.

La Convenzione copre tutti i possibili domini direttamente o indirettamente legati alla biodiversità e al suo ruolo nello sviluppo, dalla scienza, alla politica e all’educazione fino all’agricoltura, al commercio e alla cultura. L’organo di governo della CBD è la Conferenza delle Parti (COP) – la cui ventiseiesima edizione è stata posticipata al 2021 a causa dell’emergenza Coronavirus – autorità ultima di tutti i governi che si riunisce ogni due anni per esaminare i progressi compiuti, definire le priorità e impegnarsi in piani di lavoro.

La strategia post-2020 contro la perdita di biodiversità

In questo quadro, recentemente, la Conferenza della Parti ha concordato e pubblicato una prima bozza sulla strategia post-2020 per ridurre l’attuale tasso di perdita della biodiversità in cui, però, la diversità genetica sarebbe menzionata tangenzialmente e soprattutto sarebbe esclusivamente riferita alle specie domestiche e di interesse agricolo. La questione ha indotto il gruppo di ricercatori a intervenire attivamente con la lettera pubblicata su Science. Nel testo si dice che la diversità genetica dovrebbe essere messa al centro per tutte le specie, siano esse selvatiche o no, in ogni programma di gestione e conservazione della biodiversità.

Nuovi obiettivi saranno concordati alla prossima Convenzione sulla diversità biologica, il cui focus principale sarà raggiungere un’armonia con la natura entro il 2050, trasformando le nostre relazioni con la biodiversità e garantendo per quella stessa data la realizzazione di una visione condivisa basata sul vivere in armonia con la natura. Per farlo occorrerà mettere quasi un terzo del Pianeta sotto protezione entro il 2030, frenare la diffusione delle specie aliene invasive e degli inquinanti che minacciano sempre di più gli ecosistemi e i servizi associati, necessari al benessere umano.

Il pianeta, infatti, è alle prese con una nuova estinzione di massa – la sesta – indotta dall’aumento della concentrazione di carbonio nell’atmosfera e negli oceani. Una crescita anomala che secondo gli esperti è, per la prima volta, causata dall’essere umano e che, secondo la Convenzione, porterà all’estinzione di un milione di specie (tra quelle conosciute) solo durante questo secolo. Le altre saranno costrette ad adattarsi per sopravvivere a un mondo in cui la popolazione umana passerà da 7,7 miliardi di persone a 10 miliardi entro il 2050. Senza un’inversione di rotta sulle politiche di sostenibilità, questo fattore eserciterà una pressione senza precedenti sull’ecosistema e sulle risorse ambientali, già fortemente colpiti.

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