Trecento ricercatori italiani firmano una lettera aperta in difesa dei fondi europei per la ricerca scientifica

Chi sono i 300 scienziati che hanno firmato un appello in difesa dei finanziamenti per la ricerca nell’Unione europea

L’European research council (Erc) è la più importante istituzione europea che valuta come destinare i fondi per il finanziamento della ricerca scientifica. Il metodo con cui si decide come sostenere un progetto di ricerca premia le idee che promettono il maggior beneficio ai fini della conoscenza, anche dal punto di vista dell’applicabilità in diversi ambiti.

L’Erc ha anche il compito supportare la ricerca, lasciando piena libertà ai ricercatori nel proporre i loro progetti, senza imporre dei temi specifici. Si tratta di un aspetto fondamentale conservare una ricerca di frontiera, che sia veramente innovativa.

Le recenti affermazioni del presidente dimissionario dell’Erc Mauro Ferrari sembrano invece comunicare un’immagine diversa, da cui sono scaturite molte polemiche, tanto che trecento beneficiari italiani dei fondi europei per la ricerca hanno firmato una lettera aperta, dove si critica il messaggio attributo a Ferrari il quale avrebbe fatto passare l’idea di un «organismo gestito da burocrati europei – secondo i ricercatori – che finanzia una ricerca fine a se stessa e avulsa dai problemi della società».

Chi sono i beneficiari dei fondi Erc

Tra i firmatari troviamo il responsabile del Magnetic speed limit Stefano Bonetti, professore associato all’università Ca’ Foscari di Venezia, il quale, col suo gruppo di ricerca, sta sviluppando nuovi laser per “fotografare gli atomi”, di fondamentale importanza per lo sviluppo delle tecnologie informatiche.

Ricordiamo tra i beneficiari dell’ente europeo anche il progetto LightUp, di Marco Tamietto e Luca Bonini, destinato allo studio di gravi lesioni alla corteccia visiva che provocano cecità nei pazienti.

Nonostante il riconoscimento della loro ricerca tra tutte le istituzioni competenti, i ricercatori sono stati presto oggetto di critiche e minacce da parte di alcuni gruppi di animalisti estremisti. Per questo è importante preservare l’integrità di organizzazioni come l’Erc.

La lettera aperta dei 300 ricercatori finanziati dall’Erc

Gli scienziati contestano l’immagine «distorta e fuorviante» seguita alle dimissioni di Ferrari, anche nell’ottica dell’impatto sociale dei progetti di ricerca. Il 7 Aprile l’ex Presidente, in contrasto col Consiglio, avrebbe affermato di non voler dedicare finanziamenti per lo studio del COVID-19. Ferrari è stato poi prontamente smentito da una dura nota dello stesso Erc.

«Al vertice dell’ERC – spiegano i firmatari – c’è un Consiglio formato da scienziati di altissimo prestigio, allo scopo di tutelare la scienza e la ricerca di frontiera, sottraendola all’influenza di gruppi di pressione o interesse e a eccessivi vincoli burocratici. L’efficacia di tale schema è evidente anche solo guardando i dati: oltre 9.500 progetti finanziati, molti dei quali hanno portato a importanti passi avanti nella ricerca, con oltre 150.000 articoli scientifici pubblicati in sedi editoriali prestigiose». 

«Il finanziamento ERC è considerato dalle università e dalle istituzioni di ricerca internazionali come garanzia di assoluta qualità scientifica, tanto che si è sviluppata una forte competizione da parte delle università e centri di ricerca per assumerne i vincitori».

«Fin dall’inizio l’ERC ha destinato oltre due terzi delle proprie risorse al finanziamento di giovani ricercatori (progetti ERC Starting e Consolidator), che hanno potuto così rendersi scientificamente del tutto autonomi, una condizione altrimenti particolarmente difficile da raggiungere, almeno nel contesto italiano».

L’importanza della ricerca durante la pandemia da Coronavirus

Oggi difendere l’importanza dei progetti di ricerca europei appare ancor più urgente, per trovare soluzioni alla pandemia di Covid-19. Abbiamo avuto modo di approfondire il lavoro dei ricercatori nello studio di un vaccino, o nel testare metodi più efficienti per stimare i contagi.

L’Erc ha già finanziato oltre 50 progetti per circa 100 milioni di euro nello studio della pandemia. Di concerto l’Unione europea ha concesso appositi bandi, per finanziare altri 18 progetti sul covid-19, elargendo 48,5 milioni. D’altro canto abbiamo anche un problema di «infodemia», come definito dall’Oms, per il quale il risentimento nei confronti della scienza e di come si forma il consenso in ambito scientifico risulta un ingrediente fondamentale.

«Riteniamo doveroso che l’Unione Europea si impegni in prima linea nella lotta contro il Covid-19 – continuano i ricercatori – con investimenti mirati in ricerca e sviluppo, come già successo attraverso diverse iniziative degli ultimi mesi. L’ERC non rappresenta tuttavia l’istituzione appropriata per un intervento top-down con obiettivi prestabiliti». 

«Cionondimeno, occorre chiarire con forza che la mancanza di un indirizzo scientifico imposto dall’alto non vuol dire che la ricerca non si orienti spontaneamente verso le problematiche e le urgenze più attuali. Ad esempio, oltre 50 progetti ERC hanno svolto o conducono ricerche potenzialmente rilevanti per l’emergenza Covid-192 e altri progetti stanno in questi giorni ridefinendo i propri obiettivi per questo scopo». 

«L’European Research Council ha quindi rappresentato e rappresenta, per la scienza e la ricerca italiana ed europea, uno strumento essenziale, il cui principio cardine è l’autonomia e l’eccellenza della ricerca. Questo approccio va assolutamente preservato, in quanto consente a numerosi ricercatori dell’Unione Europea di affrontare con un supporto appropriato le grandi sfide di questo tempo, compresa l’emergenza Covid-19 e le tante conseguenze che essa porterà sulle nostre società».

Trovate la lettera integrale in Pdf con tutti i firmatari nel seguente link di download.

Foto di copertina: Università di Pavia | “Bioleaders: investire in cono-SCIENZA”.

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