Inquinamento, trovate microplastiche nei ghiacci marini del Polo Sud. È la prima volta

La scoperta, fatta da una squadra di ricercatori dell’Università della Tasmania, deriva da uno studio del 2009. Non è ancora chiara però l’origine

Vengono dai nostri rifiuti o direttamente dai processi industriali e finiscono nei mari, nei fiumi e nei laghi dove vengono ingerite dagli animali acquatici. Adesso le microplastiche sono state trovate anche al Polo Sud, in quell’Antartide che a febbraio aveva fatto registrare temperature più calde rispetto a molte parti d’Italia. Un segno del sempre più grande inquinamento del Pianeta. Non è ancora chiaro però se ad averle portate al Polo Sud siano state le correnti oceaniche, se si tratti quindi dell’ennesima ricaduta di processi produttivi internazionali dall’impatto devastante sull’ambiente, o se invece siano dovute a fonti d’inquinamento “locali”.

I dubbi sulle origini delle microplastiche – Lo studio

In precedenza le microplastiche erano state trovate nei ghiacci del Polo Nord, come spiega Anna Kelly, la scienziata a capo del progetto dell’Università della Tasmania che ha portato alla scoperta, ma mai nei ghiacci dell’Antartide. Finora al Polo Sud le tracce di plastica erano state trovate soltanto nell’acqua di superficie.

Adesso non è più così: secondo lo studio pubblicato nella rivista scientifica Marine Pollution Bulletin, l’équipe di scienziati ha identificato 96 microplastiche derivanti da 14 tipi diversi di polimeri in una carota di ghiaccio –  una sezione semicircolare ricavata tramite carotaggio delle calotte polari – proveniente da un ghiaccio marino costiero analizzato nel 2009, oltre dieci anni fa.

«La lontananza dell’Oceano Antartico non è stata sufficiente per proteggerlo dall’inquinamento da plastica, che è ormai pervasivo in tutti gli oceani del mondo», ha affermato Kelly. «Formandosi dall’acqua di mare, circa l’80% del ghiaccio marino antartico si scioglie e si riforma ogni anno, offrendo opportunità stagionali alle microplastiche sulla superficie del mare di rimanere intrappolate nel ghiaccio».

Non è da escludere – soprattuto visto le dimensioni relativamente grandi delle plastiche nel campione, se comparate ad esperimenti analoghi fatti a Polo Nord – che le microplastiche trovate dagli scienziati non siano dovute a “fonti locali”, che potrebbero includere l’abbigliamento e le attrezzature utilizzate da turisti e ricercatori. La presenza di fibre di vernice e materie plastiche comunemente utilizzate nel settore della pesca suggerisce anche una fonte marittima. Insomma, nonostante il continente bianco sia disabitato, non mancano le tracce dell’uomo.

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