Da gennaio spariti 1.200 km quadrati di foresta Amazzonica. E Bolsonaro taglia i fondi ai forestali

Secondo l’Istituto nazionale di ricerca spaziale brasiliano, 1.202 km2 di foresta sono andati distrutti da gennaio ad aprile 2020. Una tendenza che preoccupa ancora di più con l’avvicinassi della stagione secca

Un altro anno nero attende la più grande foresta tropicale del mondo. Solo tra gennaio e aprile 2020 la deforestazione ha infatti segnato un nuovo record nell’amazzonia brasiliana, come si evince dai dati resi pubblici venerdì 8 maggio dall’Istituto nazionale di ricerca spaziale (INPE) del Brasile. Secondo l’organismo governativo, sono ben 1.202 i km2 di foresta spariti nei primi quattro mesi dell’anno.

Un tasso di deforestazione che supera del 55% quello dello stesso periodo del 2019, oltre che il più elevato dal 2015 a oggi rispetto alla media di gennaio-aprile. Numeri che sollevano nuovi dubbi sull’impegno del presidente Jair Bolsonaro verso l’ambiente e in particolare verso l’Amazzonia, che si trova per il 60% in territorio brasiliano.

Bolsonaro invia l’esercito al posto delle guardie forestali

Il 2019, che ha segnato l’ascesa al potere del presidente di estrema destra, era già stato caratterizzato da un numero mai visto prima di incendi che avevano devastato enormi parti dell’Amazzonia e attirato numerose critiche verso il √ da parte di scienziati e attivisti in tutto il mondo. Per mesi la foresta aveva bruciato senza che Bolsonaro se ne preoccupasse, e solo dopo le crescenti pressioni della comunità internazionale – oltre che un cospicuo aiuto economico da parte del G7 – il presidente aveva finalmente deciso di intervenire.

Getty Images | Incendi nella foresta amazzonica nel 2019

Nel 2019 la deforestazione nell’Amazzonia brasiliana è cresciuta dell’85% rispetto all’anno precedente, arrivando a 10.123 km2 e sorpassando la soglia simbolica di 10.000 km2 per la prima volta da quando le cifre del fenomeno hanno cominciato ad essere ufficialmente rese note dall’INPE, ovvero dal 2008. Una devastazione simile del patrimonio forestale è in gran parte imputabile all’abbattimento selvaggio e senza controllo della legna, all’estrazione mineraria e all’attività agricola su terreni normalmente protetti.

Eppure la risposta di Jair Bolsonaro appare anche in quest’occasione inadeguata. Giovedì il presidente ha autorizzato l’invio di forze armate, che resteranno nella foresta amazzonica dall’11 maggio al 10 giugno per lottare contro la deforestazione e gli incendi. Ma come è noto nella difesa dell’ambiente i fucili non servono a molto e forse sarebbe stato più utile destinare soldi e mezzi al personale forestale, a cui però Bolsonaro continua incredibilmente a togliere risorse.

La tendenza di questi primi mesi del 2020 appare ancora più preoccupante se si considera che la stagione più calda e secca, che facilita l’origine e la diffusione degli incendi, ha inizio proprio a fine maggio. Allora si capirà se e quanto è servito inviare uomini armati a difendere il “polmone verde” del Pianeta.

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