Test sierologici, tutto fermo. L’Authority sulla privacy: «Il ministro ha il nostro parere, ci sono problemi». Ma non spiega quali

I test sierologici sono in ritardo tra i presunti problemi nella consegna e i dubbi che riguardano la sicurezza dei dati dei cittadini presi a campione. L’unica certezza è la lentezza con cui si stanno muovendo le istituzioni

Se la Fase 1 è stata la fase delle rincorse dopo l’esplosione improvvisa dei primi focolai e l’aumento esponenziale dei casi di Coronavirus al Nord, la Fase 2 è segnata dai ritardi su almeno due delle tre “T”, che invece avrebbero dovuto segnare la via maestra. Mentre la fase di trattamento pare essere sotto controllo grazie al continuo calo nel numero di pazienti in terapia intensiva, per quanto riguarda i “test” e il “tracciamento” per il momento si naviga al buio. Sulla tempistica dell’utilizzo dell’app “Immuni” e sul numero dei tamponi disponibili pesano due grandi punti interrogativi.


I dubbi sulla privacy

Per quanto riguarda i test sierologici siamo al 9 maggio e tutto ancora pare essere fermo. Peccato che l’indagine epidemiologica su circa 150mila italiani, per capire quale percentuale della popolazione italiana sia immune al Coronavirus, sarebbe dovuta partire il 4 maggio. La società americana Abbott, che si era aggiudicata la gara bandita dal Commissario Arcuri il 25 aprile, dice di aver consegnato i test al Governo italiano, mentre l’ufficio del Commissario Arcuri dichiara che i test sarebbero ancora in fase di consegna e che comunque serve il via libera del ministero della Salute.

Ma sui ritardi peserebbe anche il giudizio del Garante della privacy, che però fa sapere di aver già fornito «nei giorni scorsi» al Governo un primo parere rispetto all’inquadramento normativo dei test. Il lavoro, iniziato a fine aprile, sarebbe stato svolto dal Garante in «tempi emergenziali». E così la responsabilità sui ritardi viene rispedita al mittente, in questo caso il Ministero della salute.

Non è dato a sapersi quali siano i punti di criticità che riguardano la privacy – a precisa richiesta l’autorità del Garante non ha chiarito, se non spiegando che nel primo parere avrebbe segnalato «una serie di profili da mettere a posto». Servirebbero insomma «maggiori garanzie», anche se resta da chiarire quale sia esattamente il punto dolente, se riguardi per esempio la reperibilità dei contatti telefonici dei singoli cittadini selezionati nel campione. Ciò che è certo è che se il Garante per la protezione dei dati personali Antonello Soro ha dato il suo “ok” all’app per il tracciamento Immuni, su i testi sierologici regna ancora molta incertezza.

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