Skam, il fenomeno della serie emblema dell’adolescenza. L’attrice Beatrice Bruschi: «Interpreto l’orgoglio delle ragazze col velo»

I numeri sui social network sono pazzeschi. La chiave del successo, che ha portato la serie a una tale diffusione su Instagram e TikTok, è il forte realismo nel quale si rispecchiano i coetanei dei protagonisti. Ne abbiamo parlato con l’attrice protagonista

Forse è l’assenza di un filtro tra realtà e sceneggiatura a rendere Skam un prodotto così efficace. Non per questo il lavoro che c’è dietro è più semplice. Anzi, basti pensare all’esperimento di Beatrice Bruschi, l’attrice torinese che riveste i panni della protagonista della quarta stagione di Skam Italia: per comprendere cosa provasse Sana, ragazza di religione musulmana, l’interprete 24enne ha sperimentato sulla sua pelle cosa volesse dire essere islamici, andando in giro per Roma con il velo e leggendo tutto il Corano.

È solo un esempio, ma serve il cesello per rappresentare l’adolescenza: è un periodo di indeterminatezza, senza difetti e imperfezioni quell’età così volubile non può sembrare, essere vera. La serie cult nata in Norvegia nel 2016 e riproposta in una decina di Paesi con una propria versione originale, è un teen drama che fotografa la quotidianità dei liceali: non c’è nessuna sfumatura che edulcori disturbi alimentari, revenge porn, identità di genere e le sfide che accompagnano i ragazzi fino alla maturità.

Il fenomeno social

Il passaggio alla vita adulta, quest’anno, sarà diverso per tutti gli studenti: l’esame di maturità è stato stravolto a causa dell’emergenza Coronavirus. Eppure la distanza tra quanto mostrato nella serie e l’attualità compromessa dall’epidemia, non ha impedito alla quarta stagione di Skam di ripetere il successo del resto della tetralogia. La sua fortuna si muove in simbiosi con i social network. A una settimana dal lancio in Italia, il 15 maggio 2020, sono stati caricati su Instagram 123 mila post con l’hashtag #skamitalia. Meme e citazioni della serie sono le pubblicazioni che vanno per la maggiore.

È su TikTok, tuttavia, che la popolarità della serie raggiunge il suo apice. L’hashtag generico #skamitalia è stato utilizzato per un numero di video visualizzati in totale 57,4 milioni di volte. #skamitalia4, hashtag relativo all’ultima stagione, è stato visualizzato più del doppio di volte rispetto a #skamitalia3: 478 mila contro 225 mila. I suoni originali della serie sono utilizzati per creare nuovi TikTok in cui gli utenti recitano in playback le scene più popolari. Ma il vero tormentone su questo social, legato alla serie, è la reinterpretazione della battuta del personaggio Eleonora mentre fronteggia un bullo:

Cos’è? Hai avuto un’infanzia difficile? La mamma non ti diceva mai che ti voleva bene, o era papà che non veniva alle tue partite di calcio? Ah no, ho capito. Ti sei sviluppato tardi e alle medie ti strappavano quei due peli che avevi sul ca**o con lo scotch da pacchi. Ci ho preso! Qualunque cosa sia, però, superala. Perché andare ad insultare le ragazzine di 16 anni solo perché, dopo che te le sei scopate, si sono innamorate di te, non è un bel modo per farla pagare al mondo, che dici? Comunque hai veramente dei capelli di merda! Ciao.

Skam, prima stagione, episodio 7

L’adolescenza torna di moda

Dopo 13 anni dall’uscita del film Notte prima degli esami, che ha segnato i millennial, la generazione zeta avrà come riferimento della propria maturità la conclusione della quarta stagione di Skam. Non è un caso che, se prima dell’avvento di Netflix erano i film a intercettare lo Zeitgeist dei più giovani, oggi sono le serie tv a plasmare il loro immaginario. La stagione di Tre metri sopra il cielo, il film che uscì nel 2004, appare lontanissima. Skam non pesca nel romanticismo e nello stereotipo della studentessa modello che si innamora del teppista, rappresenta piuttosto la frammentazione dell’adolescenza.

Senza espedienti narrativi, i personaggi di Skam esplorano un’identità in divenire: identità di genere, identità sociale, un sentirsi protagonisti del qui e ora nonostante gli ostacoli che, a 18 anni, sembrano invalicabili. Skam non rappresenta storie di quartiere come possono essere quelle della serie romana Baby o della spagnola Élite, entrambe ispirate all’adolescenza ma fortemente connotate da una condizione sociale precisa e un luogo imprescindibile per lo sviluppo della trama. Skam è l’elogio della normalità: una serie condivisa, trascende le specificità degli Stati nei quali sta spopolando e le differenze delle ambientazioni perché è focalizzata più sui sentimenti dei ragazzi che sul contesto nel quale crescono.

Una volta avevi scritto in un tema che siamo tutti convinti di andare verso il cielo e non ci accorgiamo che in mezzo c’è il soffitto. Però stavo pensando che se saltiamo tutti insieme, magari sto soffitto lo sfondiamo. Vuoi provare?

Finale della quarta stagione di Skam Italia

Beatrice Bruschi nella parte di Sana

Beatrice Bruschi, 24 anni, attrice torinese

Bruschi, è cambiato il suo punto di vista sulla questione dell’integrazione in Italia dopo aver lavorato al personaggio di Sana? Guardando l’attualità con gli occhi di una delle protagoniste di Skam, come hai vissuto lo shitstorm che si è abbattuto su Silvia Romano per la sua conversione all’islam?

«Il mio punto di vista sull’integrazione in Italia, non è molto cambiato in realtà. Anche prima ho sempre avuto uno sguardo improntato alla tolleranza e alla multiculturalità. Quella che è cambiata è probabilmente la profondità degli argomenti che posso usare oggi per difendere quello sguardo. Interpretare Sana mi ha reso ancora più consapevole ed empatica nei confronti di una categoria, quella delle donne musulmane che portano il velo, verso cui si hanno ancora troppi pregiudizi. L’accoglienza rivolta a Silvia Romano ne è stata una testimonianza piuttosto chiara e mi ha fatto molto soffrire vedere la violenza degli argomenti utilizzati».

Lei recita da quando è adolescente e Skam ha il pregio di raccontare l’adolescenza senza filtri, con tutte le sue problematiche. Quali sono stati i momenti più difficili della tua crescita, professionale e non?

«Da un punto di vista professionale il momento più difficile è stato quando finito il liceo non sapevo se continuare a fare l’attrice o meno. Era quello che volevo fare ma lo vedevo un po’ come una cosa lontana e irraggiungibile, poi è arrivato Skam e l’ho visto come un segno, forse lo era davvero. Credo di aver affrontato le difficoltà comuni a tutti gli adolescenti, non è mai facile. L’importante è capire che abbiamo sempre qualcuno che può aiutarci, ed avere però anche il coraggio di chiedere aiuto, supporto. E’ un po’ quello che Skam Italia, a suo modo cerca di trasmettere».

Sarà banale, ma l’amore, la passione è il filo che muove tutta la trama di Skam. Riesce a conciliare il lavoro con la cura delle relazioni?

«È da un po’ che non ho una relazione vera. E in questo momento in particolare forse è stato giusto così, ho avuto tempo di concentrarmi al 100% e di usare tutte le energie che avevo nella serie».

Che effetto fa vedere il suo volto sugli smartphone dei giovani di tutta Italia? La spaventa più il giudizio che danno di lei sui social o il suo futuro da attrice, categoria professionale di un settore che sta soffrendo particolarmente l’emergenza Coronavirus?

«È una sensazione meravigliosa, ma ancora più bello è leggere i tanti messaggi dei ragazzi e delle ragazze che ti dicono che hanno avuto il coraggio di fare coming out e che, parlo di ragazze musulmane, hanno visto un cambiamento nel modo in cui le loro amiche le guardano dopo la visione della quarta stagione. Queste cose ci fanno capire qual è il vero motivo per cui facciamo questo lavoro. Per adesso sto cercando di vivermi questo momento al meglio, sono fiduciosa sulla ripartenza dopo l’epidemia e non vedo l’ora di poter lavorare di nuovo».

Ludovico Bessegato, regista e sceneggiatore di Skam Italia

Ludovico Bessegato, 36 anni, produttore, regista e sceneggiatore milanese

Bessegato, la prima domanda è la più antipatica: Skam finisce qui o ci sarà un seguito? Ci dia almeno un indizio.

«Ma no dai non è antipatica! Anzi. Il fatto che ce lo chiedano in molti significa che la serie ha lasciato qualcosa. La verità però è che non ho una risposta. Siamo stati talmente concentrati e focalizzati sull’obiettivo di riuscire a concludere le lavorazioni della stagione, nonostante la pandemia, che è onestamente mancato il tempo anche solo per confrontarsi sull’argomento».

È stato difficile entrare in sintonia con dei personaggi più giovani di lei? Sono passati quasi 20 anni dalla sua maturità, sono cambiate tante cose.

«Non è stato difficile, ma è stato certamente lungo. Non penso che le cose siano davvero cambiate. Sono cambiati i nomi che diamo a quelle cose. Sono cambiati gli strumenti attraverso cui dirsi quelle cose. Ma i sentimenti e gli istinti sono sempre gli stessi credo. Poi in 20 anni sono cambiato soprattutto io e ho dovuto risintonizzarmi su un modo di viveremolto più leggero e scanzonato. Ma sono contento di averlo fatto. Al di là di Skam Italia, credo mi abbia fatto bene!».

Se dovesse descrivere i caratteri della generazione zeta, quella che si scandaglia nella serie, come definirebbe gli adolescenti di oggi? Ci sono più analogie o differenze con i suoi coetanei e quali sono gli elementi di rottura con un passato in cui non esistevano internet, i social ad esempio?

«Come dicevo prima, gli adolescenti secondo me non sono molto cambiati. Sono cambiati i loro strumenti. Ma questo vale anche per gli adulti. I social hanno influito sulle vite di tutti ma forse a volte sopravvalutiamo il loro impatto. A pensarci oggi sembra impossibile avere una vita sociale piena in un modo fatto solo di telefoni fissi e cabine telefoniche. Eppure questo non ha impedito ai ragazzi degli anni ’70 di riuscire ad incontrarsi, organizzare uscite e tenere i contatti. Anzi».

In quanto regista e sceneggiatore di Skam, quanto c’è di vero e quanto, invece, è “romanzato” nella serie?

«Ovviamente “ogni riferimento a fatti, luoghi e nomi è puramente casuale” eccetera. E’ vero però che non c’è spunto narrativo, conflitto o anche solo dettaglio, che non sia ispirato a un racconto reale che mi è stato fatto o che abbia raccolto in questi anni di studio. Ci teniamo molto alla verosimiglianza del racconto ed è per questo che, dalla scrittura alle riprese, mi circondo sempre di consulenti più o meno consapevoli. Ho fatto tantissime interviste nei licei prima di scrivere la prima stagione, chiedo sempre feedback ai miei attori sulle battute che devono dire e per la quarta stagione mi sono fatto affiancare da una consulente musulmana di grande esperienza e cultura. Quindi direi che, parafrasando Sorrentino, è tutto vero ed è tutto falso allo stesso tempo».

Skam Italia è una produzione Cross Productions – Timvision, disponibile su Netflix e su Timvision

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