George Floyd, l’omaggio di Banksy: «Il sistema è difettoso, spetta ai bianchi ripararlo»

Per lo street artist quello legato al razzismo è unicamente «un problema dei bianchi». «Perché dovrei stare zitto? Non è un loro problema. È un mio problema», scrive nel messaggio che accompagna l’opera

«All’inizio ho pensato che avrei dovuto restare in silenzio e ascoltare la gente di colore sulla questione. Ma perché dovrei? Questo non è un loro problema. È un mio problema». Comincia con queste parole il messaggio che Banksy accompagna alla sua ultima opera dedicata a George Floyd, l’afroamericano di 46 anni ucciso dall’agente Derek Chauvin – ora accusato di omicidio volontario – che si è inginocchiato di peso sul suo collo e sulla sua spalla per 8 minuti e mezzo, impedendogli di respirare, sotto lo sguardo impassibile e «complice» degli altri tre agenti.

Lo street artist parla delle proteste che stanno unendo comunità in molte parti del mondo, valicando confini e muri nonostante la fase sia caratterizzata dalla pandemia da Coronavirus, che richiederebbe invece di chiudersi e distanziarsi. «Le persone di colore vengono ignorate dal sistema. Il sistema dei bianchi – scrive -. Come una tubatura rotta che inonda l’appartamento delle persone che vivono al piano di sotto».

Banksy si riferisce al sistema statunitense, basato sulla preminenza dei bianchi, definendolo un «sistema difettoso» che rende l’esistenza di chi lo subisce «una vera sofferenza». «Ma – sottolinea – non è compito dei neri ripararlo». «Non possono – nessuno li lascerà nell’appartamento al piano di sopra». La conclusione alla quale giunge lo street artist è che quello legato al razzismo sia unicamente «un problema dei bianchi». E se i bianchi non lo risolvono «qualcuno dovrà andare di sopra e dare un calcio alla porta». Intanto, la piccola candela sulla destra dell’opera, dedicata a George Floyd, brucia un principio di bandiera americana.

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