Genova: il ponte è pronto ma rischia di non aprire. A cosa serve (e a cosa no) il vertice convocato oggi

«Se tutto procede il ponte per il 29 luglio sarà pronto. Al più presto è necessario sapere chi farà l’ispezione e chi darà il visto di viabilità del ponte», ha detto il commissario per la ricostruzione e sindaco del capoluogo Marco Bucci

«Abbiamo esigenza di sapere come possiamo fare l’ispezione finale di viabilità. Se tutto va per il verso giusto il ponte per il 29 luglio sarà pronto. Al più presto è necessario sapere chi farà l’ispezione e chi darà il visto di viabilità del ponte. Questi lavori devono iniziare con un certo anticipo. Dobbiamo sapere al più presto chi li farà». L’appello, che reca in sé anche un allarme, è del sindaco di Genova e commissario per la ricostruzione Marco Bucci. Il nuovo ponte sul Polcevera è pronto, ma chi lo prenderà in gestione? La battaglia tra governo e Autostrade per l’Italia sulla revoca della concessione, che va avanti da quasi due anni, potrebbe allungare i tempi. L’opera, seppur terminata, rischia quindi di non poter essere subito utilizzata.

Dossier infinito

C’era una data, conseguenza del decreto Milleproroghe del 30 dicembre scorso, che sembrava fissare un limite temporale, una scadenza, a questa storia infinita: il 30 giugno. Ma oggi, salvo esplosivi colpi di scena, non accadrà proprio niente, ci vorrà ancora un po’. Con il Milleproroghe il governo mirava a rendere meno costosa e complessa la revoca della concessione, tagliando il valore dell’indennizzo dovuto alla concessionaria a 7 miliardi di euro. Una modifica unilaterale quindi. Ad Aspi invece restavano sei mesi di tempo (fino al 30 giugno appunto) per decidere se accettare e quindi trovare un’intesa. Senza intesa, invece, si rischierebbe di andare allo scontro frontale, con Aspi che potrebbe restituire la concessione e chiedere un risarcimento per l’intero valore della stessa, ovvero 23 miliardi. Per un Paese dove risultano complicate manovrine da zero virgola e la coperta è sempre, sistematicamente, troppo corta, sono cifre importanti.

Autostrade prende tempo

Il 22 giugno scorso il Cda di Aspi ha comunicato al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti «la volontà della società di proseguire – anche successivamente al 30 giugno 2020 – le interlocuzioni per la definizione concordata della procedura di contestazione avviata dal Concedente il 16 agosto 2018, fermi comunque i propri diritti maturati e maturandi, anche ai sensi dell’art. 9 bis della Convenzione Unica in relazione ai mutamenti sostanziali del quadro legislativo e regolatorio» introdotti dal decreto legge Milleproroghe emanato il 30 dicembre 2019. Come ha spiegato all’Agi Gianni Mion, presidente di Edizione, la holding della famiglia Benetton che controlla la maggioranza di Atlantia, non c’è una scadenza formale per le discussioni in corso con il governo.

Nella lettera inviata al Mit, Aspi ha spiegato che la scelta di proseguire le interlocuzioni deriva dal fatto che la società ha «già contestato in sede giurisdizionale le disposizioni normative del Dl Milleproroghe», e «qualora gli esiti di tali contenziosi non confermassero le convinzioni della società, i presupposti per l’applicazione dell’art. 9 bis della Convenzione Unica (che prevede la possibilità di risolvere automaticamente la concessione trascorsi 6 mesi da un’intervenuta modifica normativa, ndr.) si sarebbero verificati, non potendosi ritenere rinunciati». Un’apertura verso l’esecutivo che però potrebbe significare un ulteriore allungamento dei tempi per definire la questione.

Le opzioni di Palazzo Chigi

Ma a muoversi è anche il governo. La settimana scorsa, sul tavolo del vertice con i capidelegazione delle forze di maggioranza, sono finite due proposte, due possibili scenari: il primo riguarderebbe la revoca tout court della concessione, opzione cara al M5S, ma che potrebbe comportare un sanguinoso contenzioso; il secondo scenario invece vedrebbe una prosecuzione della concessione subordinata al rispetto di regole molto rigide. La seconda opzione però non piace ai 5stelle. «Io non immagino un futuro in cui ridare a Benetton le Autostrade», ha detto l’ex capo politico del Movimento Luigi Di Maio, confermando che ancora, all’interno dell’esecutivo, non c’è una linea chiara da seguire.

Sul tavolo resterebbe sempre il nodo delle tariffe, con il governo che vorrebbe una riduzione strutturale. Altro tema delicato è quello dell’assetto azionario. Una possibile ipotesi sarebbe di far entrare Cdp (Cassa depositi e prestiti) e il fondo F2i (Fondi Italiani per le Infrastrutture), portando la controllante Atlantia dall’attuale 88% al di sotto del 50% di Aspi.

Caos sulle strade liguri

Intanto in Liguria c’è un altro fronte: quello dei cantieri aperti lungo le autostrade e dei gravi problemi alla viabilità che questi comportano, tra ingorghi, blocchi del traffico e chiusure notturne. Mentre Aspi conferma l’impegno a terminare entro il 10 luglio le attività di verifica su 147 gallerie, il presidente della Regione Toti tuona: «Più volte abbiamo sollecitato il Mit a un confronto. Lo abbiamo fatto sia con le concessionarie e sia con il ministero, chiedendo di utilizzare la fase di lockdown per mettere a punto i lavori che servivano e per ottemperare agli stessi. Cosa che è del tutto evidente oggi non sia avvenuta», ha spiegato il governatore, annunciando un’ordinanza che chiede a Mit e Aspi un nuovo piano sui lavori autostradali in Liguria.

Una iniziativa, ha detto ancora Toti, che punta a «predisporre immediatamente, e comunque non oltre tre giorni dalla pubblicazione della presente ordinanza, un piano di manutenzione dell’infrastruttura autostradale ligure che contemperi le primarie esigenze di sicurezza della circolazione con il diritto fondamentale alla mobilità».

Tavolo Mit-Anci Liguria

Proprio per far fronte a questo problema è in programma oggi un tavolo tra la ministra delle Infrastrutture e dei trasporti, Paola De Micheli, e i sindaci liguri. Il confronto mira a trovare soluzioni alla situazione critica in cui versa la viabilità ligure. Una situazione che, come ha osservato il sindaco di Genova Bucci nella lettera inviata al Mit lo scorso 18 giugno, rappresenta «un brutto biglietto da visita per un territorio che vive principalmente di turismo». E al tavolo con la ministra non mancherà, come ha annunciato Bucci, anche la questione dell’ispezione finale di viabilità del nuovo ponte Morandi.

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