L’Ocse avverte l’Italia: verso quote di disoccupazione record. La priorità? «Subito aiuti per assumere giovani»

Per l’Ocse è fondamentale che l’Italia garantisca le condizioni necessarie di sicurezza sul lavoro, per evitare una nuova ondata. Urgenti anche interventi per reinserire i giovani nel mercato del lavoro

Ancora orizzonti bui quelli disegnati dall’Ocse, l’organizzazione internazionale per lo sviluppo e la cooperazione economica che ha presentato a Parigi le Prospettive sull’Occupazione 2020. La disoccupazione nei Paesi che ne fanno parte raggiungerà un livello record entro la fine del 2020 a causa della crisi da Coronavirus, salendo al 9,4% nel quarto trimestre. La percentuale inizierà a diminuire solo nel 2021.


Per quanto riguarda l’Italia, Paese in cui la disoccupazione a febbraio 2020 era ancora ben al di sopra del livello pre-crisi del 2008, si dovrebbe raggiungere il 12,4% a fine 2020, «cancellando quattro anni di lenti miglioramenti». Nonostante la serie di misure «senza precedenti prese per aiutare le imprese, i lavoratori e le loro famiglie», le richieste di sussidio di disoccupazione (NASpI) «sono aumentate del 40% tra marzo e maggio, rispetto allo stesso periodo del 2019». L’aumento del numero di persone non occupate, fa notare l’Ocse, è stato determinato principalmente «dal mancato rinnovo di molti contratti a tempo determinato e dal congelamento delle assunzioni». Il numero delle offerte online di lavoro, inoltre, è sceso del 30% tra febbraio e maggio.

«Se la pandemia sarà tenuta sotto controllo – prosegue l’organismo – la disoccupazione dovrebbe, poi, scendere gradualmente all’11% entro la fine del 2021, comunque ben al di sopra del livello pre-crisi». Ma i rischi si estendono anche alle condizioni di lavoro: «Il 49% dei lavoratori in Italia è occupato in lavori che richiedono un certo grado di interazione fisica – dicono dall’Ocse – ed elevati standard di sicurezza sul posto di lavoro restano quindi una priorità assoluta nei prossimi mesi».

Le prospettive per i giovani

Diversi appunti sono stati riservati anche all’analisi della condizione del lavoro tra i giovani. Secondo l’Ocse, è necessario «agire rapidamente per aiutare i propri giovani a mantenere un legame con il mercato del lavoro, per esempio riprendendo e rinnovando significativamente il programma Garanzia giovani». Tra l’altro, per l’Ocse, «incentivi all’assunzione, concentrati sui gruppi più vulnerabili, possono contribuire a promuovere la creazione di nuovi posti di lavoro».

Cassa integrazione e divieto di licenziamento

«La cassa integrazione deve essere adattata in modo da dare a imprese e lavoratori i giusti incentivi a riprendere l’attività o a cercare un altro posto di lavoro», scrivono dall’Ocse. «Una partecipazione ai costi della cassa integrazione da parte delle imprese, incentivi alla ripresa e alla ricerca di un altro lavoro e la promozione di attività formative sono alcuni strumenti che politica e parti sociali possono considerare per i prossimi mesi per far evolvere la cassa integrazione alla nuova situazione»

Per quanto riguarda il divieto di licenziamento e i limiti all’assunzione di lavoratori con contratto a tempo determinato – va ricordato che prima della crisi COVID-19 l’Italia era il terzo paese OCSE per limiti all’uso di contratti temporanei -, secondo l’Ocse dovrebbero essere «riconsiderati per evitare che l’aggiustamento si scarichi interamente sui lavoratori senza un contratto a tempo indeterminato».

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