Basilicata, la terra suda liquame. L’allarme degli ambientalisti: «I cittadini si ammalano nella più completa disinformazione» – Video

Eni e Total, proprietari degli impianti lucani, sono state convocate dall’assessore regionale all’Ambiente Gianni Rosa il 15 luglio. Ma gli ambientalisti sono scettici: «Davanti a questi disastri, concedono altri giorni per prepararsi»

Le sirene d’allarme degli impianti lucani di Eni e Total sono stati gli unici suoni a interrompere il silenzio della Val D’Agri e Tempa Rossa, in Basilicata. Le due grosse fiammate di fumo nero provenienti dalle torrette dei colossi petroliferi, tre giorni fa, hanno preoccupato i cittadini, da decenni spettatori e vittime di uno sfruttamento ambientale senza fine. E forse stanno mobilitando anche le amministrazioni.

Per il 15 luglio l’assessore regionale all’Ambiente Gianni Rosa ha convocato Eni e Total, «per un un esame dettagliato degli accadimenti e per adottare le relative risoluzioni». Ma ambientalisti e cittadini non si fidano. «Una pura azione di forma», commenta Giorgio Santoriello, presidente dell’Associazione Cova Contro.

«Dopo eventi così pericolosi – continua -, gli ennesimi peraltro, vengono concessi anche giorni in più ai responsabili per prepararsi all’incontro e alle eventuali risposte da dare». «Oggi mentre il Cova sfiammava, a pochi chilometri di distanza rispondeva Total… ormai comunicano così», racconta il post amaro di Santoriello.

Oggi mentre il Cova sfiammava a pochi chilometri di distanza rispondeva Total…ormai comunicano così del resto…

Pubblicato da Giorgio Santoriello su Venerdì 10 luglio 2020

Gli incidenti di due giorni fa a Viggiano e Tempa Rossa, le due grandi zone petrolifere della Basilicata, più che riaprire le ferite, continuano a farle sanguinare. A Viggiano, il Centro Olio Val d’Agri (Cova) si occupa del trattamento degli idrocarburi del giacimento più grande dell’Europa Occidentale: una capacità giornaliera di 104.000 barili.

Il grande giacimento di petrolio di Tempa Rossa invece fu scoperto trent’anni fa dalla compagnia belga Fina. Posto sotto la montagna che divide la cittadina di Corleto Perticara (Potenza) dall’abitato di Gorgoglione (Matera), produce 50.000 barili al giorno. Un accordo preso dalla Regione con Total, Shell e Mitsui.

«Le centraline costruite per il controllo sono assolutamente inefficaci, camini altissimi che registrano anomalie nell’aria solo se si verifica un incidente o un’esplosione. Per visitare gli impianti poi servono 24 ore di preavviso, mai un controllo a sorpresa, mai un collaudo del piano d’emergenza eseguito con la partecipazione anche dei cittadini, tenuti all’oscuro di tutto, sempre» denuncia Santoriello.

La terra del petrolio «spremuta e abbandonata dalle istituzioni da decenni -continua Cova Contro – continuerà a essere umiliata anche con questa convocazione da parte dell’assessore Rosa, un fuoco di paglia come tutti gli altri». Un rapporto travagliato, quello della Basilicata, con l’oro nero della sua terra: «è così fin dagli anni Cinquanta con Mattei, in cui dire petrolio voleva dire miracolo economico, soprattutto per una terra ancora prevalentemente rurale come era la Basilicata. Allora la consapevolezza ambientale era poca» racconta Santoriello.

Sono passati anni ma la lotta al diritto alla salute dell’essere umano, oltreché quella del suolo e dell’aria, non è stata ancora vinta. «Il problema comincia a non riguardare più l’impatto dell’uomo sull’ambiente, ma l’impatto dell’uomo sull’uomo», riflette Santoriello, «I cittadini si ammalano nella più completa disinformazione. Come associazione ambientalista siamo tenuti all’oscuro persino di atti che dovrebbero essere pubblici e con le scuse più impensate da parte di amministrazione e tribunali».

Dal suolo tallio, alluminio e bario

Oltre all’aria inquinata, anche il suolo in questi giorni continua a sudare liquame. Le ultime riprese di Cova Contro sono di un terreno privato da cui continua a fuoriuscire liquido nero. Attualmente mancano ancora le analisi di laboratorio che diano il quadro della esatta composizione della sostanza scura. Ma si teme possa essere qualcosa di simile a quello che, un mese fa, fu trovato a San Mauro. Alluminio, oltre sei volte la soglia consentita, tallio, metallo altamente tossico, oltre 200 volte la soglia di legge, ferro e bario con valori altissimi, mai riscontrati neanche in Val d’Agri.

Mentre il terreno vomita veleni si aspettano i provvedimenti della Regione, che intanto il 15 luglio chiamerà a rapporto Eni e Total. «Amministrazione lacerata dai conflitti di interessi – accusa Cova Contro -, così come il governo nazionale. Il Ministro Sergio Costa per noi è stato una grande delusione. Mesi di responsabilità rimbalzate da Stato a Regione e viceversa senza mai agire su nulla, dimostrazione del fatto che al petrolio nessuno vuole opporsi veramente».

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