Via d’Amelio 28 anni dopo, le celebrazioni e il ricordo (mai spento) del giudice Paolo Borsellino

Giornata di iniziative a Palermo in ricordo del magistrato assassinato da Cosa Nostra

«La limpida figura del giudice Borsellino, che affermava che chi muore per la legalità, la giustizia, la liberazione dal giogo della criminalità, non muore invano, continuerà a indicare ai magistrati, ai cittadini, ai giovani la via del coraggio, dell’intransigenza morale, della fedeltà autentica ai valori della Repubblica». Sono le parole con cui il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricordato, a 28 anni dall’assassino, il giudice Paolo Borsellino, uno dei baluardi nella lotta contro Cosa Nostra negli anni ’80 e ’90.

Il ricordo mai spento

«Non li avete uccisi, le loro idee camminano sulle nostre gambe», gridavano e scrivevano sui lenzuoli i giovani palermitani, nel 1993, mesi dopo l’uccisione dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. A distanza di 28 anni è ancora così, nulla è stato e sarà dimenticato.

In quel luglio del 1992 siamo nel pieno dell’attacco frontale che Cosa Nostra sta sferrando contro lo Stato. Da quando il clan dei corleonesi ha preso il controllo dell’organizzazione, all’inizio degli anni ’80, chiunque osi tentare di contrastare le attività criminose della mafia viene sistematicamente eliminato. Non si risparmia nessuno, nemmeno i bambini e quegli innocenti vittime di vendette trasversali. Finiscono nel mirino dei killer uomini delle forze dell’ordine, magistrati, giornalisti, politici, imprenditori, tutti coloro che si oppongono a un sistema fatto di intollerabile violenza e prepotenza.

Prima di Via d’Amelio, Capaci

Ma nel 1992 Cosa Nostra alza il tiro. Piazza 1000 kg di tritolo in un cunicolo di drenaggio sotto l’autostrada A29, in direzione Palermo all’altezza dello svincolo per Capaci. Alle 17:58 del 23 maggio, mentre sta transitando in auto il giudice Giovanni Falcone, che insieme a Paolo Borsellino è rimasto la personalità più in vista nella lotta alla mafia, il tritolo viene fatto esplodere. La devastazione non lascia scampo al giudice, alla moglie Francesca Morvillo, anche lei magistrato, e agli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.

La strage del 19 luglio

Ma non basta. Dopo aver assassinato il giudice Falcone, Cosa Nostra punta ad uccidere anche l’ultimo dei suoi più pericolosi avversari. Il magistrato Paolo Borsellino, rimasto (lasciato) praticamente da solo a combattere. Il pomeriggio del 19 luglio, pochi mesi dopo la strage di Capaci, l’orrore si ripete con le stesse modalità in Via d’Amelio.

All’altezza del civico 21, dove abitano la madre e la sorella del giudice, che è lì per fare loro visita, alle 16:58 esplodono 90 chili di esplosivo al plastico nascosti in una Fiat 126 rubata. Oltre al magistrato muoiono i cinque agenti della scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi, la prima donna a far parte di una scorta e anche la prima della Polizia di Stato a cadere in servizio, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. L’agente Antonino Vullo, unico sopravvissuto, si risveglierà in ospedale in gravi condizioni.

Giornata di celebrazioni a Palermo

Come ogni anno sarà una giornata di celebrazioni oggi nel capoluogo siciliano. Dalle 9 alle 13 via D’Amelio ha visto il saluto di don Luigi Ciotti, insieme a letture per bambini e alla proiezione del video “Non più principesse e non solo parole” a cura di Elena Zizioli, presenti associazioni e scuole. Alle 18 invece, alla biblioteca di Casa Professa, dove Borsellino fece la sua ultima uscita pubblica, l’attore palermitano Alessio Vassallo interpreterà il magistrato in “Intervista marziana”, il testo scritto dal figlio, Manfredi Borsellino.

Alle 18,30 presso la Questura ci sarà la deposizione di corone di alloro. Alle 19,30 invece, in Cattedrale, l’arcivescovo Corrado Lorefice officerà una messa in suffragio delle vittime. Si chiude poi alle 20,30, quando nello spazio davanti alla Questura la direttrice del carcere Biondo leggerà alcuni passi tratti dal libro “Ti racconterò tutte le storie che potrò”, di Agnese Borsellino e dell’inviato di Repubblica Salvo Palazzolo.

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