Spacciavano la droga sequestrata durante il lockdown e pestavano i pusher, inchiesta shock sulla caserma dei carabinieri di Piacenza

Un’inchiesta clamorosa quella della procura piacentina che ha messo i sigilli alla caserma della compagnia locale dei carabinieri. Episodi agghiaccianti, intercettazioni con presunti pusher che piangono e vengono schiaffeggiati

Sono sei i carabinieri arrestati a Piacenza, cinque in carcere e uno ai domiciliari, mentre l’intera caserma della compagnia piacentina è stata messa sotto sequestro. Le accuse, gravissime, sono: spaccio di stupefacenti, arresto illegale, tortura, lesioni personali aggravate, peculato, abuso d’ufficio, falsità ideologica commessa in atti pubblici, arresti falsati, perquisizioni e ispezioni personale arbitrarie e truffa ai danni dello Stato.


L’indagine

Sei mesi di indagine (intercettazioni telefoniche e telematiche con l’utilizzo di microspie) con i militari che hanno lavorato a «ritmi folli» per concludere il prima possibile l’inchiesta e che hanno svelato «una situazione di illegalità molto grave», ha spiegato Grazia Pradella, procuratrice capo di Piacenza.

«Reati commessi in piena epoca Covid-19 con disprezzo delle più elementari regole» di contenimento del virus. Solo un militare della caserma incriminata non risulta essere coinvolto nei fatti, tutti gli altri sì. Per cinque di loro, infatti, è stato disposto il carcere. «In quella caserma non c’è stato nulla di lecito», insomma.

I militari, secondo la ricostruzione della Procura, avrebbero reperito lo stupefacente «sequestrandolo ai pusher (che in alcune intercettazioni si sentono piangere, ndr) che non facevano parte della loro rete», per poi cederlo a quelli di loro fiducia per la commercializzazione.

«Mentre Piacenza si preoccupava dei morti per Coronavirus, loro si preoccupavano di rifornire i tossicodipendenti» dice la procuratrice. E c’è di più: «A uno spacciatore, in pieno lockdown, hanno persino controfirmato l’autocertificazione per andare a spacciare in Lombardia».

I casi contestati

Diversi i casi contestati. Nel primo viene arrestato un pusher «percosso in modo assai violento» dai carabinieri. Arresti spesso eseguiti su «circostanze inventate, raccontando menzogne ai pm». Emblematica la foto di due carabinieri in compagnia di due spacciatori «di alto livello».

Nel secondo caso arrivano, invece, «a picchiare con schiaffi un pusher, in tre riprese diverse, perché possedeva un grosso quantitativo di stupefacente». Nel terzo picchiano un immigrato in bicicletta, che si trovava da solo sul marciapiede, «gli sottraggono cellulare e portafogli e poi, quando lui si reca in caserma per lamentarsi, glielo restituiscono mandandolo via a calci».

A Pasqua, invece, uno dei carabinieri, in barba ad ogni legge, ha organizzato una festa in giardino con «bambini e anziani senza mascherine». Una vicina di casa, a quel punto, ha chiamato il 112, segnalando il carabiniere ma non dicendo il proprio nome.

I carabinieri si sono recati a casa del militare ma, quando hanno visto che si tratta di un loro collega, «si sono scusati dicendo: “Se vuoi ti faccio arrivare il file della cittadina, se vuoi ti faccio sentire abusivamente la sua voce”». Parole gravissime in uno Stato di diritto. «Sono reati al pari di criminali veri e propri» ha tuonato la procuratrice.

Il ruolo del comandante

Figura di «spicco» era l’appuntato dei carabinieri mentre il ruolo del comandante della compagnia, sottoposto all’obbligo di dimora, «è al vaglio degli inquirenti»: «Al momento è stata accertata una spinta continua ad operare arresti, costi quel che costi».

Inoltre il comandante della compagnia «aveva un rapporto diretto con l’appuntato che incontrava anche fuori dalla caserma». Il comandante della stazione, invece, è «ai domiciliari»: sarebbe stato in caserma «quando è stata commessa la tortura» e avrebbe «partecipato ai falsi arresti, è lui che chiamava il pm raccontando cose false».

All’appuntato – che ha mostrato «atteggiamenti da Gomorra» – è stata sequestrata «una villa con piscina, numerosi conti correnti e un’auto». «Non pagava gli alimenti alla moglie e aveva un tenore di vita troppo agiato» se rapportato al suo stipendio. A far scattare le indagini la confessione di un ufficiale dei Carabinieri che, «convocato dalla polizia locale di un altro comune», per altri motivi, ha rotto il muro di omertà.

Militari sospesi dal servizio

Intanto il comando generale dell’Arma dei Carabinieri ha disposto «l’immediata sospensione dall’impiego» per i militari coinvolti nell’inchiesta.

Foto in copertina: FRANCO CUFARI /ANSA

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