Regionali Puglia, Laricchia a muso duro: «Nessun accordo con Emiliano. Il Pd ha trovato una candidata che non si compra» – Intervista

«Ricorrere a Rousseau? La consultazione c’è già stata. Qui in Puglia i pugliesi dovranno scegliere tra il passato, il passato remoto e il nuovo», ha detto la candidata presidente dei 5 stelle a Open

«Emiliano ha avuto cinque anni di tempo per ascoltare le nostre proposte, io non credo a un pentimento finale a due mesi dalle elezioni». La candidata del M5s alle elezioni regionali in Puglia, Antonella Laricchia, conferma a Open che non indietreggerà di un metro: correrà da sola e nessuna intesa con il Pd è possibile, come peraltro confermato stamattina dallo stesso capo politico del Movimento Vito Crimi. Di questo e di altro abbiamo parlato con lei.

Al di là delle parole ferme, molto chiare, pronunciate questa mattina da Vito Crimi a Radio Uno, un’intesa con Emiliano è proprio da escludersi anche dopo le elezioni?

«Si. Dopo le elezioni non ha nessun senso vista la legge elettorale regionale, che dà la maggioranza dei seggi, in automatico, al candidato presidente e non alle coalizioni, che prende un voto in più degli altri. Quindi l’unico scopo di estendere alle opposizioni la maggioranza è quello di metterle a tacere. Michele Emiliano ha provato a farlo già con me nel 2015, quando mi offrì l’assessorato all’Ambiente e, in diretta tv, disse che si sarebbe potuto accontentare di un’astensione su tutti gli altri temi, di fatto rivelando, suo malgrado, il vero scopo per cui si fanno queste offerte: mettere a tacere, perché astensione significa né sì né no, significa silenzio sostanzialmente in cambio di soldi, perché l’assessorato sono 2.300 euro in più. Io dissi no cinque anni fa».

Cosa rimproverate di più al presidente uscente? Attorno a quali temi intendete rappresentare un’alternativa?

«Il “crimine” peggiore che è stato commesso, io lo definisco “crimine” assumendomene le responsabilità, è il disastro del Psr (Programma di Sviluppo Rurale ndr.): solo il 30% di 1 miliardo e 600mila euro che doveva essere speso nella programmazione 2014-2020, salvo un paio di anni di tolleranza, è stato effettivamente investito. E questo in un settore che è strategico per l’economia, l’agricoltura. Questo gli agricoltori non glielo perdonano, è un disastro che ha combinato lui e il suo assessore, Leonardo Di Gioia, che oggi passa dalle file del centrosinistra a quelle del centrodestra.

Quello che rimprovero, in particolare a Michele Emiliano, è di aver svenduto i settori strategici dell’economia e della vita dei pugliesi per le sue convenienze elettorali. Ha affidato Acquedotto pugliese a Simeone Di Cagno Abbrescia, che era il suo ex avversario come candidato sindaco di centrodestra a Bari. Ha affidato l’Arpal, che gestisce i centri per l’impiego – il primo problema per i pugliesi è la mancanza di lavoro, sottolinea Laricchia – a Massimo Cassano. Insomma quando si è trattato di scegliere a chi far gestire i settori strategici, come l’acqua e il lavoro, i consorzi di bonifica, ha scelto di allargare il suo elettorato».

Ma con questo atteggiamento non teme che l’unico a trarne vantaggio sia il candidato del centrodestra Raffaele Fitto?

«Io credo che entrambi siano lo stesso problema per questa Regione. Non credo che un avversario sia sufficiente per unirsi in un progetto. Vale per Emiliano e per Fitto. Non mi alleo con uno per sconfiggere l’altro. Il destino della Puglia è in mano ai pugliesi, davanti ai quali io ho la responsabilità di rappresentare l’unica vera opportunità di cambiamento, insieme alla squadra che guido. Questo nonostante le lusinghe, le ricostruzioni, le pressioni, che leggo sui giornali da parte del Partito democratico. Ci tengo a ribadirlo: mai da parte del M5s, che mi rende ogni giorno orgogliosa della scelta che ho fatto anni fa».

Si è fatto un gran parlare, nei giorni scorsi, della possibilità che qualcuno, all’interno del Movimento, le abbia chiesto o fatto capire di dover fare un passo indietro per favorire un’alleanza col Pd: è vero questo?

«No, non è affatto vero. Anzi, io sento quotidianamente Vito Crimi, Danilo Toninelli, Luigi Di Maio, Barbara Lezzi. Da parte loro ho sempre avuto il massimo sostegno e comprensione per una scelta che è di un territorio. Io sono soltanto il volto, ma in realtà rappresento la scelta di un territorio che, dagli attivisti, ai consiglieri comunali, ai sindaci, ai parlamentari, ai candidati, è totalmente convinto della portata innovativa che rappresentiamo.

Io lavoro al programma elettorale con la squadra già da un anno, ben prima di aver scelto il candidato presidente, perché è così che si fa: prima i temi e poi le persone. Oggi la scelta per noi è stata molto naturale e semplice. Abbiamo chiari i nostri obiettivi che sono quelli di cambiamento e di soluzione ai problemi che non si risolvono mai in questa Regione: liste d’attesa, irrigazione per gli agricoltori, centri per l’impiego».

Si è discusso molto anche di un possibile incontro tra lei, Vito Crimi e Riccardo Fraccaro, poi smentito. Ci sarà o sono solo chiacchiere?

«Io ho letto più che altro di me, Crimi e Boccia, addirittura. Ho letto qualunque tipo di ricostruzione. Io, come le dicevo, sento quotidianamente Crimi, quindi mi capiterà di incontrare lui, Di Maio, Toninelli che è il facilitatore delle campagne elettorali. Non ci sono mai stati incontri per chiedermi un passo indietro».

Al Senato ci sarebbe una pattuglia di 12 senatori pugliesi pronti a difenderla a spada tratta, lei conferma? La situazione in Puglia può avere delle ripercussioni sul piano nazionale?

«Io non li ho contati. Però posso dirle che a ottobre, quando il capo politico era Luigi Di Maio, lui ci chiese di verificare in ogni Regione quali erano le intenzioni. Per la Puglia noi costruimmo, con i parlamentari, un verbale. Ci furono una serie di riunioni, finite con una verbalizzazione consegnata a Luigi Di Maio, in cui la stragrande maggioranza, circa 35 su 38 parlamentari, era assolutamente convinta di andare da soli e sperimentare la coalizione con liste civiche. Come le dicevo è una vocazione del territorio. Noi rivendichiamo cinque anni di grande lavoro di opposizione, anche collaborativo. Emiliano ha avuto cinque anni di tempo per ascoltare le nostre proposte, io non credo a un pentimento finale a due mesi dalle elezioni».

Ipotesi: nei giorni scorsi qualcuno ha fatto osservare che si potrebbe, sebbene dal M5s non sia giunta nessuna indicazione in merito, ricorrere a Rousseau. Se gli attivisti dovessero esprimersi a favore di una alleanza con il Pd, lei cosa farebbe?

«Gli attivisti si sono già espressi scegliendo me come candidata presidente. C’è già stata una consultazione che ha la stessa dignità delle primarie del Pd, anzi più innovativa e anche più trasparente. Questa ricostruzione è stata completamente smentita. In ogni caso io sono portatrice di un progetto di reale cambiamento. Ritengo che tutte queste ricostruzioni siano dei tentativi di manipolazione della realtà, da parte del Pd, che nella persona del ministro Boccia, in particolare, si sta accanendo contro una giovane donna che ha la colpa di guidare l’unica opportunità di cambiamento. Qui in Puglia i pugliesi dovranno scegliere tra il passato, il passato remoto e il nuovo. Il Pd non può credere di aver trovato un M5s unito e una candidata che non si compra».

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