Coronavirus, Francesco Broccolo: «Carica virale altissima in una ragazza di 20 anni. Non succedeva da marzo, a scuola ci saranno contagiati nelle classi» – Numeri in chiaro

Il direttore del laboratorio Cerba di Milano mette in guardia tutti. Le “mine vaganti” non sono altro che i giovani asintomatici con alte cariche virali che «vanno in giro liberamente non sapendo di essere infetti». I numeri di oggi? «Se non ci fermiamo si rischia un altro lockdown»

«Da una settimana stiamo riscontrando una carica virale (ossia il numero delle copie di materiale genetico del nuovo Coronavirus presenti in un millilitro di materiale biologico prelevato con il tampone, ndr) molto alta, la stessa di marzo. È preoccupante soprattutto perché riguarda ragazzi, tutti asintomatici, che vanno in giro liberamente non sapendo di essere infetti. Sono dei super diffusori. C’è anche una 20enne, asintomatica, con una carica virale oltre il miliardo di copie. Numeri che prima vedevamo soltanto nelle Rsa, tra gli anziani».

A parlare a Open è Francesco Broccolo, virologo dell’Università Bicocca di Milano e direttore del laboratorio Cerba del capoluogo lombardo che ha deciso di rompere il silenzio per mettere in guardia il sistema sanitario e le istituzioni.

«Basta uno starnuto per contagiare»

Un altro paziente, ad esempio, anche lui asintomatico e anche lui con una fortissima carica virale, tornava dalla Sardegna e doveva rientrare in Puglia. Sottoponendosi al tampone, ha scoperto la positività alla Covid-19. Il virus sta colpendo soprattutto i giovani perché sono quelli che escono di più, che incontrano più persone e che in alcuni casi non rispettano il distanziamento sociale. Badate bene: una carica virale alta non significa che il paziente sia in gravi condizioni.

Significa, invece, che può infettare più facilmente le persone accanto a lui, specialmente quelle più a rischio, come gli anziani. E non avendo sintomi è ancora più pericoloso perché va in giro senza particolari precauzioni. Insomma, è il perfetto alleato del virus. «Basta uno starnuto in macchina per contagiare la persona accanto», dice Broccolo. «Il consiglio, quindi, resta quello di rimettere le mascherine soprattutto nei posti affollati, non soltanto dopo le 18. Il virus non ha orari».

«Non vorrei arrivare a un altro lockdown»

«Ricordiamoci che il virus non è mai morto», prosegue il virologo. «Certo, con l’estate, sotto i raggi solari ha una durata inferiore. Mi spiego: se una gocciolina finisce sulla sabbia, sotto il sole cocente, rimane “viva” per 2-3 minuti, in un ufficio con aria condizionata e tavolo di vetro, invece, anche per due giorni».

Alla luce dei dati di oggi, 19 agosto, che evidenziano un rialzo dei contagi in tutta Italia con aumento non solo dei ricoveri ma anche delle terapie intensive, Broccolo spiega: «Sto mettendo tutti in allerta proprio per questo, perché non vorrei arrivare a un altro lockdown. Però, perché, a parte me, non se n’è accorto nessuno? Forse perché sono tutti distratti dall’estate o perché, volendo fare il maligno, si fanno più test “qualitativi”, ovvero quelli che dicono soltanto se si è positivi o meno al Coronavirus e che costano meno rispetto a quelli “quantitativi” che indicano anche la quantità del numero di copie, ovvero delle particelle virali?».

«Ecco cosa succederà al rientro a scuola»

E allora qual è la soluzione? «A parte le mascherine, bisognerà fare più test rapidi, quelli che rivelano la presenza del virus e non i sierologici. Bisognerà farli anche nelle scuole perché è ovvio che avremo i contagiati in aula, non saranno di certo i banchi di scuola a evitare il contagio a ricreazione».

Foto in copertina da Facebook

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