Mascherine, ventilatori, guanti: prezzi gonfiati fino all’ 800% dagli “sciacalli del Covid” – Lo studio

A seconda delle regioni si va da un costo minimo di 1,33 euro per una mascherina a 20,28 euro. Si andrà avanti con l’istruttoria per 35 casi ritenuti «estremi»

Il commissario Domenico Arcuri le ha definite «vergognose speculazioni»: i risultati dell’indagine sulla spesa sanitaria in emergenza, condotta dall’Autorità Anticorruzione, hanno disegnato uno scenario a dir poco avvilente. Il costo di visiere, mascherine, camici medici e guanti, oscilla di Regione in Regione con una differenza di valore tra il 300% e l’ 800%.

In almeno nove casi su dieci le aziende sanitarie hanno tenuto trattative private con le imprese, che puntualmente non sono state accompagnate da un dovuto controllo sui fornitori. Tutto questo ha portato non solo a cifre gonfiate ma anche a ritardi della fornitura, riscontrati nel 25% dei contratti, all’impossibilità di garantire l’intera quantità di prodotti ordinati, alla mancanza del requisito di affidabilità professionale.

Qui la tabella dell’analisi prezzi dell’Autorità Anticorruzione: Allegato 5 – Tabella analisi prezzi

Dati Anac

I numeri

E così in alcune zone d’Italia si è pagato un camice da un minimo di 1,80 euro fino a un massimo di 7,90 euro, per non parlare delle mascherine FFP2, 1 euro e 33 fino a 20 euro e 28 centesimi di spesa. I prezzi più gonfiati di tutti sono stati quelli dei guanti con un picco raggiunto del 4250%. Vere e proprie truffe, opera di sciacallaggio di chi ha visto nella pandemia una buona occasione di guadagno extra.

Tra marzo e aprile sono stati spesi per l’emergenza sanitaria 5,8 miliardi di euro e firmati 61,341 contratti. La principale fonte di spesa sono state le mascherine con più della metà della cifra totale, a seguire con il 22%, guanti, camici e tute. Speculazione anche per i ventilatori polmonari, con un costo minimo di 6.950 euro ad un massimo di 38.200. Investimenti necessari per poter aumentare i posti nelle terapie intensive (da 5mila a oltre 9mila) che però, come fotografano i dati dell’Anac, hanno subìto grosse diseguaglianze.

Le Regioni che hanno speso di più

Tra le Regioni che, in valore assoluto, hanno messo più mano al portafogli per le spese di emergenza sanitaria, sono state Lombardia, Toscana, Emilia Romagna e Veneto. Insieme hanno costituito un terzo della spesa complessiva nazionale. Per quanto riguarda la spesa pro capite a vincere invece è la Toscana con 101 euro a residente. Il doppio del Piemonte. A salire sul podio della spesa per contagiato la Campania: oltre 76mila euro totali, 15 volte quella della Lombardia.

Dati Anac

Qui la tabella del censimento delle richieste e delle risposte Allegato 3

Le diverse gestioni della pandemia di Regione in Regione rispecchiano anche la tipologia di spesa fatta. Emilia Romagna e Veneto, concentrate su una diagnostica territoriale di prevenzione, hanno registrato un primato di spesa sui tamponi. Mentre la Lombardia ha puntato sul gel igienizzante, 12% sul totale, lasciando la spesa dei tamponi quasi allo stesso livello di Trento, seppur con una popolazione venti volte superiore.

I casi più gravi

L’analisi di Anac sui camici fa tappa in Lombardia. Minimo e massimo di costo sono infatti nella stessa regione, proprio lì dove la Procura di Milano sta indagando. La Dima Spa, azienda del cognato e della moglie del governatore Attilio Fontana, avrebbe concordato la fornitura con la Regione.

Secondo i dati Anac, l’Azienda sanitaria di Legnano ha pagato i camici 7,90 euro l’uno. Quella di Lodi solo 1,80, grazie a un «acquisto centralizzato», ovvero gestito a livello regionale. Dove però, contemporaneamente, si pagavano 6 euro l’uno i camici prodotti dal cognato del governatore.

Omissioni e reazioni

Nonostante l’Anac sia stata capace di approfondire i dati generali raccolti, delle 153 amministrazioni che hanno parlato su 182 interpellate, molte hanno evitato di fornire «informazioni sostanziali», impedendo così le comparazioni con i costi. Sui disinfettanti basta non indicare la capacità del flacone per ostacolare l’oggettiva valutazione del prezzo.

Arcuri, che ha definito vergognose le speculazioni degli sciacalli del Covid, dal mese di aprile è stato il principale acquirente pubblico dell’emergenza, con 2 miliardi di euro spesi su 5,8. Il presidente dell’Anac Francesco Merloni alla Stampa invece ha definito, quanto emerso dai dati, inevitabile, parlando però anche di diverse «zone grigie». Il pericolo più grande dice Merloni è «un’assuefazione all’emergenza» e un non ritorno all’ordinario, con il buon entusiasmo delle infiltrazioni mafiose.

L’Anac intanto ha definito alcuni casi «situazioni estreme» per cui ha annunciato di andare avanti svolgendo un’istruttoria di supplemento per 35 appalti. Alla fine dell’ulteriore fase l’Autorità potrà decidere per sanzioni e segnalazioni alla magistratura.

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