Bonaccini spinge il Pd sul Sì al Referendum: «Sono 30 anni che chiediamo la riduzione dei parlamentari»

«Auspico che il Pd esca dalla direzione nazionale che è stata convocata con una linea chiara e condivisa. Sarebbe sbagliato arrivare al referendum in ordine sparso», ha detto il governatore dell’Emilia-Romagna

Tra le timidezze e le incertezze di un Pd che non ha ancora una linea solida sul referendum costituzionale, a meno di un mese dal voto, a prendere posizione in modo netto è il presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini: voterà Sì. «È da 30 anni che il centrosinistra propone di ridurre il numero dei parlamentari», ha spiegato il governatore durante intervista a la Repubblica.

A chi gli fa osservare che un taglio lineare, slegato da una complessiva riforma istituzionale, possa essere considerato puro grillismo antipolitico, Bonaccini risponde che «l’antipolitica cresce quando la politica promette per anni cose che non mantiene». «Rendere il Parlamento meno pletorico e le Camere più funzionali nel loro lavoro non è un salto nel buio», ha rimarcato Bonaccini, secondo il quale «occorrerebbe superare il bicameralismo paritario, semplificare il procedimento legislativo, varare una legge elettorale conseguente. Erano le cose previste dalla riforma del 2016 che non superò il referendum».

La linea del Pd

Quanto alla linea del Partito democratico, che nelle settimane scorse ha chiesto, per voce del segretario Nicola Zingaretti, che si intervenga contestualmente sulla legge elettorale, Bonaccini ha spiegato che «è convocata la direzione nazionale», con l’auspicio «che il Pd ne esca con una linea chiara e condivisa. Sarebbe sbagliato arrivare al referendum in ordine sparso». «Che ogni cittadino voti come crede è sacrosanto, ma non siamo davanti a un problema di coscienza, un partito deve avere una posizione», ha sottolineato il governatore.

Capitolo Regionali

In merito alle prossime elezioni regionali e alle possibili ripercussioni sull’esecutivo, «in sette regioni i cittadini andranno alle urne per decidere chi governerà il loro territorio, non per altro», ha detto Bonaccini, chiedendo anche che «il centrosinistra si proponga come lo schieramento del buongoverno, altro che argine a Salvini».

Spazio poi a una analisi sulle alleanze: «Vedo i 5 Stelle in mezzo al guado. Devono decidere se stare nel campo riformista o restare immobili, rischiando di consegnare Regioni e città alla destra», ha detto Bonaccini, in riferimento anche all’appello lanciato ieri da Luigi Di Maio circa la necessità di un tavolo col Pd per le Comunali del 2021. «È giusto confrontarsi sui programmi – ha proseguito -, se serve per definire idee concrete credo sia utile. Dopodiché si pronuncerà il territorio. Ma è importante che si passi dalle parole ai fatti».

Quanto agli equilibri interni al Pd Bonaccini ha escluso la possibilità di candidarsi al prossimo congresso del partito: «Faccio il presidente di una grande Regione, della Conferenza delle Regioni e dell’Associazione dei Comuni e delle Regioni d’Europa. Incarichi per i quali sto dando tutto. Il resto non mi interessa».

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