Dieci anni dalla morte di Marcella di Folco, Bologna le intitolerà una strada: è la prima dedicata a una persona trans

Oggi il decimo anniversario dalla sua scomparsa. Attrice, attivista e figura iconica del movimento LGBTQ+ in Italia

Raccontano che quando il regista Federico Fellini fece ripetere a Marcella di Folco decine di volte la stessa scena per il suo film la Città delle donne, lei gli disse: «Maestro, lei è il più grande genio del mondo e nel cinema, può fare tutto tranne una cosa: insegnarmi a fare il frocio». Tale era la sua statura – e la consapevolezza di essere un’icona.

A distanza di dieci anni dalla sua morte, il 7 settembre 2010, Di Folco rimane uno dei nomi più importanti nella storia del movimento LGBTQ+ italiano, tanto che il sindaco di Bologna, Virginio Merola, qualche giorno fa ha deciso di dedicarle una via, trasformando così la sua città nella prima in Italia ad avere una strada dedicata a una persona trans.

Il legame con Bologna

Erano state diverse le persone a chiedere che venisse ricordata pubblicamente, a partire dall’attivista e avvocatessa per i diritti civili Cathy La Torre. Dopo che negli Stati Uniti la città di New York ha deciso di dedicare un parco a Marsha P. Johnson, la donna transgender protagonista della rivolta di Stonewall che aprì la strada al primo gay pride americano, Arcigay Italia aveva proposto di dedicarle una statua per commemorare la storia poco nota dell’attivismo LGBTQ+ nel nostro Paese.

La città di Bologna ha deciso di cogliere la palla al balzo. Anche perché è proprio a Bologna che Marcella Di Folco divenne la prima persona trans a ricoprire una carica elettiva, quando entrò nel 1995 in consiglio comunale con i Verdi. Ed è sempre nella città emiliana che Di Folco creò il primo consultorio pubblico per la salute della persone transessuali, ancora in attività. Sempre a Bologna ha sede il Movimento Identità Transessuale, di cui è stata presidente.

In un’intervista, Porpora Marcasciano, che ha preso il suo posto alla guida del Mit, l’ha ricordata così: «Marcella aveva fatto dell’attivismo il suo più grande scopo di vita. Era attivista h24: anche se veniva chiamata (e succedeva spesso) nel cuore della notte per soccorrere una trans in difficoltà, correva immediatamente. Io credo che in lei si concentrassero una serie di doti, una sorta di miscela alchemica che hanno prodotto politica trans e cambiato le condizioni materiali di vita delle persone trans».

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