New York dedica un parco a Marsha P. Johnson, l’attivista che ha lanciato il primo Gay Pride

Negli Stati Uniti dove vengono abbattute le statue di ex schiavisti, New Jersey e New York hanno deciso di onorare la memoria di una donna che ha segnato la storia della comunità LGBTQ+

Nell’estate del 1969 la polizia di New York fece irruzione in un noto locale gay chiamato lo Stonewall Inn a Greenwich village. Era successo già tante volte, ma quella volta i clienti decisero di resistere. La prima persona a dire di «No», dando inizio alla ribellione, fu una donna transgender di nome Marsha P. Johnson che – così narra la leggenda – prese un cicchetto e lo tirò contro uno specchio che era alle spalle del bancone. In questi giorni questa donna, diventata simbolo della battaglia per i diritti LGBTQ+ negli Stati Uniti e nel mondo, è stata onorata due volte.


Il 24 agosto – quando Marsha avrebbe compiuto 75 anni – il governatore dello stato di New York, il democratico Andrew Cuomo, ha annunciato di averle dedicato l’East River State Park di Brooklyn. Marsha P. Johnson è diventata così la prima donna transgender a ricevere un onore simile. Per non essere da meno, la cittadina di Elizabeth in New Jersey, suo luogo di nascita, ha deciso di erigerle una statua stabilendo anche in questo caso un primato: sarà la prima statua pubblica di un’attivista della comunità LGBTQ+ e di una donna transgender di colore.

Black lives matter e i diritti LGBTQ+

Si tratta di un segnale importante in un momento in cui gli Stati Uniti sono segnati dall’abbattimento di varie statue – da quelle di Cristoforo Colombo a quelle dedicate ad ex schiavisti – che hanno messo in discussione il modo in cui il Paese ricorda il passato attraverso i monumenti pubblici. Ma l’uccisione di George Floyd, oltre ad aver riacceso l’attenzione sulla brutalità della polizia ai danni degli afroamericani, ha anche riaperto il dibattito all’interno del movimento Black Lives Matter sulla doppia discriminazione vissuta dei membri neri della comunità LGBTQ+ al suo interno.

In particolare, gli omicidi di due donne trans nere – Dominique “Rem Mie” Fells, 27enne di Filadelfia e Riah Milano, 25 anni di Cincinnati – hanno portato a nuove manifestazioni di Black Trans Lives Matter in tutto il Paese. La Human Rights Campaign, la più grande associazione lesbica, gay, bisessuale e transessuale d’America, riporta che nel 2020 sono state uccise in modo violento almeno 21 persone transgender o non conformi al genere, anche se il numero totale potrebbe essere più alto visto che questi episodi non sempre vengono riportati. In questo contesto stanno emergendo come potenti veicoli di cambiamento gruppi con forti legami nella comunità LGBTQ+, come Black Visions, organizzazione per la liberazione dei neri fondata a Minneapolis nel 2017.

La storia di Marsha e le origini del Gay Pride

La storia di Marsha P. Johnson offre un esempio per la nuova generazione di attivisti. Performer drag e sex worker, dopo essere morta in circostanze misteriose all’età di 46 anni nell’ultimo periodo Marsha Johnson è diventata una figura sempre più importante. Paladina dei diritti LGBTQ+, in vita si era battuta per i giovani senzatetto ostracizzati e a volte diseredati dalle proprie famiglie proprio a causa del loro orientamento di genere.

Aveva 23 anni quando ci fu la “ribellione” di Stonewall. Seguirono giorni di scontri con le forze dell’ordine – ricordati come i “moti di Stonewall” – che durarono fino a inizio luglio. L’anno seguente si tenne per la prima volta una marcia per l’orgoglio gay, passato alla storia come Gay Pride. Lo stesso che si tiene ogni anno. Come raccontò in un’intervista del 1992: «Ero nessuno, venuta dal nulla, finché divenni una drag queen».

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