Cambiamento climatico, l’Italia perderà fino a 162 miliardi per un aumento di temperatura di + 5 gradi – Il report

Lo studio è attualmente tra i più completi sull’Italia. 8% di incidenza sul Pil e incremento di mortalità per cardiopatie e malattie respiratorie. Cifre altissime per agricoltura, turismo e infrastrutture

Oltre 15 miliardi di euro l’anno. È solo una delle somme esorbitanti che il cambiamento climatico in Italia porterà a perdere nel periodo che va dal 2071 al 2100. I 15 miliardi, legati in particolare al rischio dissesto causato dalle alluvioni, non sono una previsione futuristica ma alcuni dei dati del nuovissimo report scientifico pubblicato dal Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti climatici.

Lo studio, intitolato “Analisi del Rischio. I cambiamenti climatici in Italia”, è il rapporto finora più completo della conoscenza degli impatti economici e dell’analisi di rischio integrato della crisi climatica in Italia. 30 autori per 5 capitoli hanno calcolato le cifre effettive che il Paese sarà costretto a perdere, insieme a paesaggi, risorse e salute.

Più di 160 miliardi per il basso valore dei terreni agricoli

Secondo lo studio della Fondazione Cmcc, il caso peggiore di aumento della temperatura terrestre di fine secolo potrebbe toccare i +5 gradi. Uno scenario spaventoso non solo per gli innumerevoli disastri ambientali che verranno ma anche per le cifre di denaro perse. La prospettiva non vale purtroppo solo per il settore delle infrastrutture per cui è stato previsto il dato riportato all’inizio. Per l’innalzamento dei mari si arriverà infatti a una perdita pari a 5,7 miliardi di euro. Non più incoraggiante la cifra per la decrescita del valore dei terreni agricoli, tra gli 87 e i 162 miliardi.

Cifre alte anche per incendi e turismo

Nel rapporto è anche Sos incendi: nei prossimi decenni il rischio aumenterà del 20% con una stagione di +20-40 giorni l’anno. Previsione poco confortante anche sulla percentuale di superficie percorsa dai roghi con un aumento tra il 21% e il 43% a fine secolo. Anche parlando di viaggi si continuano a registrare cifre enormi. La contrazione della domanda turistica registrerà 52 miliardi di euro persi.

Pil e tasso di mortalità ne risentiranno

Oltre allo scenario peggiore previsto per il 2100, il report della Fondazione Cmcc disegna un’Italia destinata a essere sempre più calda, anche in riferimento al futuro più vicino dei prossimi 30 anni. L’aumento della temperatura prevista è pari a 2 gradi in più rispetto al periodo 1981-2010.

Anche in questo caso l’impatto ambientale corrisponderà all’impatto economico, e in particolare a un aumento esponenziale dei costi che si riverserà anche sul Pil. Il report osserva fino a fine secolo un condizionamento da parte delle spese relative ai cambiamenti climatici fino all’8% del Pil pro capite. Senza politiche mirate a fermare la grande crisi climatica si amplierà il divario tra ricchi e poveri, Nord e Sud.

Senza escludere poi i danni alla salute. Secondo quanto si legge nel rapporto «saranno attesi incrementi di mortalità per cardiopatie ischemiche, ictus, disturbi metabolici da stress termico», aggiungendo un incremento delle malattie respiratorie dovuto al legame tra i fenomeni di concentrazioni di ozono (O3) e polveri sottili (PM10). Le persone più fragili come anziani, disabili e bambini saranno dunque sottoposte a maggiori rischi anche per la salute.

Notti tropicali e rischio di disastri aumentato

Oltre a un’Italia che brucia per l’innalzamento delle temperature, l’indicatore climatico del report prevede altri segnali importanti. Da qui al 2050 si registreranno notti tropicali con una temperatura mai al di sotto dei 20 gradi fino a 18 giorni in più rispetto al periodo 1981-2010.

I disastri ambientali non raccontano scenari migliori. Negli ultimi vent’anni c’è stato un aumento del 9% della probabilità del rischio, con una particolare incidenza sull’ambiente marino e sull’agricoltura in cui si è registrato un’evidente calo delle rese di molte specie coltivate.

Donatella Spano, membro della Fondazione Cmcc e docente dell’Università di Sassari, che ha coordinato i 30 autori della ricerca, sottolinea come «tutti i settori risultano impattati negativamente dai cambiamenti climatici». Tuttavia, secondo quanto riportato dal report e confermato da Spano, le perdite maggiori vengono a determinarsi «nelle infrastrutture, nell’agricoltura e nel settore turistico sia estivo che invernale».

Un’ analisi senza dubbio preoccupante che però può ancora trovare una via di mitigazione. Come spiegano anche i ricercatori nello studio, «i cambiamenti climatici richiederanno numerosi investimenti», ma l’ impegno oneroso può trasformarsi in «un’opportunità» decisiva. Su questo il Green Deal europeo si rivela ancor di più strategia necessaria per il futuro.

Foto in copertina: Ansa

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