Green New Deal europeo, tutto quello che c’è nel piano Ue sul clima

Nel documento, in 116 punti, le strategie che l’Unione Europea è intenzionata a mettere in campo per combattere il cambiamento climatico e la rivendicazione del ruolo di leader mondiale nel processo di conversione verde delle economie

È stato diffuso il testo del Green New Deal, il piano ambientale dell’Unione Europea caldeggiato dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, a cui oggi, 15 gennaio, ha dato il disco verde il Parlamento comunitario. Nel documento, suddiviso in 116 punti, il Parlamento stesso è chiamato a impegnare i Paesi dell’Unione con il fine di mettere in moto urgenti «interventi ambiziosi per far fronte al cambiamento climatico e alle sfide ambientali, allo scopo di limitare il riscaldamento globale a 1,5º C ed evitare una perdita massiccia di biodiversità».

I parlamentari europei, ancora, approvando il documento hanno condiviso «l’impegno della Commissione di trasformare l’UE in una società più sana, sostenibile, equa e prospera, con zero emissioni nette di gas a effetto serra (GES)» e chiedono «la necessaria transizione verso una società europea climaticamente neutra entro il 2050 e che tale obiettivo diventi una storia di successo europea». In questo spirito le riduzione delle emissioni dovranno essere del 55% entro il 2030, invece che il 40% attualmente previsto .

Il Green Deal «dovrebbe essere al centro della strategia europea per una nuova crescita sostenibile, pur nel rispetto dei confini planetari della Terra, nonché per creare opportunità economiche, stimolare gli investimenti e offrire posti di lavoro di qualità». Ciò «avvantaggerà i cittadini e le imprese europei, dando vita a un’economia moderna, efficiente sotto il profilo delle risorse e competitiva, in cui la crescita economica sarà dissociata dalle emissioni globali di GES, dall’impiego delle risorse e dalla produzione di rifiuti nell’UE».

Nell’ambito del GND, il nuovo Fondo per la transizione giusta da 7,5 miliardi di euro, presentato ieri dalla Commissione europea, destinerà all’Italia circa 360 milioni di euro. Tuttavia l’Italia, essendo un contributore netto al bilancio europeo, dovrà versarne circa 900 milioni di euro per alimentare il fondo. Alla Polonia andranno invece 2 miliardi.

Per raggiungere gli obiettivi del GND, la Commissione propone una serie di interventi strategici. Vediamoli nel dettaglio.

Rafforzare l’ambizione climatica dell’UE per il 2030 e il 2050

Il GND dovrà concretizzarsi in una «normativa ambiziosa in materia di clima che preveda un obiettivo nazionale giuridicamente vincolante e applicabile all’intera economia di realizzare l’azzeramento delle emissioni nette di GES entro il 2050 al più tardi, nonché obiettivi intermedi dell’UE per il 2030 e il 2040 da ultimare, nell’ambito di tale normativa, al più tardi al momento della sua adozione da parte dei legislatori, sulla base di valutazioni d’impatto e di un solido quadro di governance».

Allo stesso tempo però, la Commissione e il Parlamento, riconoscono «che gli Stati membri potrebbero seguire diversi percorsi per conseguire la neutralità climatica al più tardi entro il 2050 in modo equo ed efficace in termini di costi, tenuto conto del fatto che non tutti i paesi hanno lo stesso punto di partenza e le stesse risorse e che alcuni di essi stanno avanzando più rapidamente di altri, ma ritiene che la transizione verde debba essere trasformata in un’opportunità economica e sociale per tutte le regioni d’Europa».

Fornire energia pulita, economica e sicura

Decarbonizzare il sistema energetico, revisionare della direttiva sulle energie rinnovabili, dare priorità all’efficienza energetica: queste le parole d’ordine con cui il documento punta a aprire la strada alle emissioni zero. La Commissione, conseguentemente, sottolinea «la fondamentale importanza di garantire in Europa il corretto funzionamento di un mercato dell’energia pienamente integrato, incentrato sui consumatori e competitivo» e «l’importanza delle interconnessioni transfrontaliere per un mercato dell’energia pienamente integrato».

Con questo scopo si insiste «su una rapida abrogazione delle sovvenzioni dirette e indirette ai combustibili fossili entro il 2020 tanto a livello di UE che di singoli Stati membri».

Mobilitare l’industria a favore di un’economia pulita e circolare

Nel testo si sottolinea che «strategie industriali e per le PMI devono stabilire tabelle di marcia chiare che includano un insieme completo di incentivi e opportunità di finanziamento per l’innovazione e la diffusione di tecnologie innovative e per nuovi modelli imprenditoriali sostenibili, nonché per l’eliminazione di tutti gli ostacoli normativi superflui».

Ruolo decisivo nel sostenere la transizione verde anche per «le tecnologie digitali, per esempio migliorando l’efficienza sotto il profilo delle risorse e dell’energia e mediante un migliore monitoraggio ambientale, e attraverso i benefici per il clima derivanti da una piena digitalizzazione delle reti di trasmissione e distribuzione e da applicazioni intelligenti».

Questa strategia industriale inoltre deve «dedicare la dovuta considerazione agli effetti sulla forza lavoro, nonché alla riqualificazione e allo sviluppo delle competenze dei lavoratori» e includere «un dialogo sociale nel quale i lavoratori siano pienamente coinvolti».

Centrale anche la circolarità. Il Parlamento si impegna a «proporre obiettivi per la raccolta differenziata, la riduzione dei rifiuti, il riutilizzo e il riciclaggio, nonché altre azioni specifiche quali la responsabilità estesa del produttore, in settori prioritari quali i rifiuti commerciali, i prodotti tessili, la plastica, l’elettronica, l’edilizia e l’alimentazione» oltre legiferare con il fine di «rafforzare ulteriormente le misure dell’UE contro
l’inquinamento da plastica, in particolare nell’ambiente marino, e chiede una più ampia limitazione e la sostituzione degli articoli di plastica monouso».

Un passaggio del documento è dedicato anche all’espansione «dell’uso degli appalti pubblici verdi»: fra le misure previste quelle per «garantire condizioni di effettiva parità per le imprese dell’Unione, in particolare per quelle che producono prodotti o servizi sostenibili, ad esempio nel settore dei trasporti pubblici».

La Commissione, poi, ritiene che i materiali rinnovabili da fonti sostenibili svolgeranno un ruolo importante nella transizione verso un’economia a impatto climatico zero e sottolinea la necessità di stimolare gli investimenti nello sviluppo di una «bioeconomia sostenibile in cui i materiali a forte intensità di risorse fossili siano sostituiti da materiali rinnovabili e materiali a base biologica, ad esempio negli edifici, nei tessili, nei prodotti chimici, negli imballaggi, nella costruzione navale e, laddove è possibile garantire la sostenibilità, nella produzione di energia».

Accelerare la transizione verso una mobilità sostenibile e intelligente

Tutte le diverse modalità di trasporto (stradale, ferroviario, aereo e per vie navigabili), nelle intenzioni della Commissione, dovranno contribuire pienamente alla decarbonizzazione, in linea con l’obiettivo di conseguire un’economia climaticamente neutra, riconoscendo nel contempo che si tratta sia di una sfida sia di un’opportunità e dare applicazione del «principio “chi inquina paga”» avviando «strategia globale a lungo termine per una transizione giusta, che tenga anche conto del contributo del settore dei trasporti all’economia dell’UE e della necessità di garantire un livello elevato di connettività di trasporti accessibili e a costi contenuti, nonché degli aspetti sociali e della protezione dei diritti dei lavoratori».

Si propone quindi «investimenti a favore della connettività delle reti ferroviarie dell’UE siano rafforzati e sostenuti, al fine di consentire pari accesso in tutta l’UE al trasporto ferroviario pubblico e rendere più attraente il trasporto passeggeri mediante ferrovia»: il documento stabilisce inoltre la prevalenza dello «spazio ferroviario europeo unico» come «presupposto inderogabile per il trasferimento modale» così come «il trasporto per vie navigabili a emissioni zero è fondamentale per lo sviluppo di un trasporto multimodale sostenibile».

“Dal produttore al consumatore”: concepire un sistema alimentare equo, sano ed ecocompatibile

Uno dei fini del GND è realizzare una politica alimentare più sostenibile, «che riunisca gli sforzi per affrontare i cambiamenti climatici, proteggere l’ambiente e preservare e ripristinare la biodiversità con l’ambizione di garantire che i cittadini europei ricevano alimenti accessibili, di alta qualità e sostenibili, garantendo al contempo un tenore di vita dignitoso per gli agricoltori e i pescatori e la competitività del settore agricolo”: ciò attuando “la strategia “dal produttore al consumatore”».

Nel concreto la Commissione vuole «rafforzare la posizione degli agricoltori nella filiera agroalimentare» premiando «i produttori che forniscono alimenti e beni pubblici di elevata qualità quali norme rigorose in materia ambientale e di benessere degli animali”. Ribasce inoltre che “la riduzione della dipendenza dai pesticidi è uno degli obiettivi prioritari per un’agricoltura sostenibile».

Si manifesta inoltre preoccupazione per «la perdita di biodiversità terrestre e marina» causate da agricoltura, pesca e produzione alimentare oltre che per i rischi connessi alla «perdita di impollinatori, in particolare le api». La commissione sollecita poi «gli Stati membri a potenziare le azioni volte a ridurre gli sprechi alimentari e combattere le frodi alimentari».

Preservare e ripristinare gli ecosistemi e la biodiversità

Sul tema della biodiversità, ancora, il documento «ricorda che le foreste sono indispensabili per il nostro pianeta e la biodiversità e accoglie con favore l’intenzione di contrastare la deforestazione mondiale e le chiede di intensificare le sue azioni in tal senso» oltre a puntare il dito contro «il traffico e il commercio illegali di specie selvatiche».

Uno dei punti programmatici è incentrato sull’economia blu che si ritiene necessario sia sostenibile, «ivi comprese le energie rinnovabili, il turismo e l’industria, sia davvero sostenibile, in quanto l’uso delle risorse marine dipende direttamente o indirettamente dalla qualità e dalla resilienza degli oceani sul lungo periodo».

Obiettivo “inquinamento zero” per un ambiente privo di sostanze tossiche

La Commissione, attraverso il Parlamento, si impegna a «presentare un piano d’azione per l’inquinamento zero di aria, acqua e suolo, che dovrebbe affrontare anche la questione dell’inquinamento dal suolo all’acqua, comprendere un monitoraggio rafforzato e concentrare le proprie azioni sulla prevenzione dell’inquinamento». Per raggiungere l’obiettivo è dichiarato indispensabile «colmare tutte le lacune normative nella legislazione dell’UE in materia di sostanze chimiche e contribuire efficacemente alla rapida sostituzione delle sostanze estremamente preoccupanti e di altre sostanze chimiche pericolose».

Inoltre il piano d’azione per l’inquinamento zero di aria, acqua e suolo «deve costituire una strategia globale e trasversale per proteggere la salute dei cittadini dal degrado ambientale e dall’inquinamento” e muoversi in linea con i più recenti dati scientifici e gli orientamenti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)». Nel dettaglio «la revisione della direttiva relativa alle emissioni industriali dovrebbe porre l’accento sulla prevenzione dell’inquinamento, la coerenza con le politiche sull’economia circolare e la decarbonizzazione; chiede inoltre una revisione della direttiva Seveso».

Finanziare il Green Deal europeo e garantire una transizione giusta

Gli obiettivi del GND richiedono «notevoli esigenze in termini di finanziamenti» molto più rispetto all’importo «prudenziale di 260 miliardi di euro dichiarato dalla Commissione»: ma il documento ricorda che «i costi della profonda decarbonizzazione sono di gran lunga inferiori ai costi legati agli effetti dei cambiamenti climatici».

Per quanto riguarda il reperimento dei fondi si sottolinea «il ruolo strumentale del quadro finanziario pluriennale (QFP) 2021-2027 per la realizzazione del Green Deal europeo e l’urgente necessità di un ulteriore salto di qualità riguardo agli sforzi politici e finanziari, compresi nuovi stanziamenti di bilancio, per raggiungere i suoi obiettivi, nonché di una transizione giusta verso un’economia neutra in termini di emissioni di carbonio basata sui più alti criteri in materia di giustizia sociale, in modo che nessuno e nessun luogo siano lasciati indietro».

La Commissione inoltre si aspetta che «le risorse di bilancio per il prossimo periodo di programmazione finanziaria siano commisurate a tale ambizione, sottolineando nel contempo che un QFP ridotto rappresenterebbe ovviamente un passo indietro».

Dal punto di vista pratico il testo sottolinea «che una parte sostanziale dei finanziamenti richiesti dal Green Deal dovrà provenire dai bilanci degli Stati membri» ed «esprime il timore che, in assenza di una politica di bilancio sostenibile e di una situazione finanziaria credibile negli Stati membri, qualsiasi futuro modello di finanziamento del Green Deal possa essere compromesso».

Stimolare la ricerca e l’innovazione

Il documento sottolinea poi come «un settore leader della ricerca e dell’innovazione a livello mondiale èfondamentale per il futuro dell’Europa ed essenziale per il conseguimento dei suoi obiettivi ambientali e climatici, assicurando una strategia basata sulla scienza per conseguire un’Europa neutra in termini di emissioni di carbonio al più tardi entro il 2050 e la transizione pulita della società, oltre a garantire al contempo la competitività economica e la prosperità».

Centrale in questo senso «l’importanza di rafforzare il trasferimento tecnologico e la condivisione della conoscenza nei settori della mitigazione dei cambiamenti climatici, dell’adattamento, della protezione e del ripristino della biodiversità, dell’efficienza delle risorse e della circolarità, delle tecnologie a basse emissioni di carbonio e a zero emissioni, compresa la raccolta di dati a sostegno della realizzazione degli obiettivi del Green Deal europeo».

“Non nuocere” – Integrare la sostenibilità in tutte le politiche dell’UE

“Non nuocere” è principio basilare accolto nel GND, insieme al ruolo essenziale «del principio di precauzione nel guidare le azioni dell’UE in tutti gli ambiti politici nel massimo rispetto della coerenza delle politiche» e che dovrebbe «essere alla base di tutte le azioni intraprese nel contesto» del piano.

L’UE come leader mondiale

Nell’ultimo capitolo del documento arriva l’endorsement della Commissione ai movimenti globali per il clima, come il movimento «Venerdì per il futuro», che pongono la crisi climatica al centro del dibattito pubblico e della coscienza pubblica». Si rivendica inoltre di «mercato unico più grande al mondo», che «può fissare norme che si applicano lungo tutte le catene del valore globali». Nell’ottica del piano «l’UE dovrebbe rafforzare la sua opera di sensibilizzazione sulla base della “diplomazia del Green Deal” nonché della “diplomazia climatica”».

Con questa logica La Commissione ritiene che «l’incapacità di raggiungere un consenso su un livello maggiore di ambizione climatica a livello globale, in occasione della COP25 di Madrid, e il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo di Parigi mettano in evidenza la necessità crescente di una leadership europea sulla scena mondiale e reputa che a tal fine l’UE debba potenziare la sua diplomazia climatica e ambientale e rafforzare gli impegni bilaterali con i paesi partner, in particolare in vista della COP26 di Glasgow e della COP15 di Kunming, in Cina».

Il documento infine ricorda che i cambiamenti climatici «compromettono i progressi nello sviluppo e nella riduzione della povertà e potrebbero costringere milioni di persone a vivere in condizioni di povertà estrema entro il 2030; insiste pertanto sul fatto che il Green Deal europeo e l’attuazione dell’Agenda 2030 dovrebbero essere strettamente interrelati».

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