I vaccini antinfluenzali scarseggiano. L’allarme dei farmacisti: «Tante persone rimarranno senza, è gravissimo»

Con l’emergenza Coronavirus ci si attende un boom di richieste. Le dosi acquistate dalle Regioni sono aumentate del 43%. Ma la disponibilità per chi non rientra nella fasce protette è praticamente nulla

Bimbi piccoli, malati cronici e over 60 rientrano tra le fasce protette per l’antinfluenzale: per loro, dal medico di famiglia o nei centri vaccinali delle Asl, saranno disponibili le dosi del farmaco biologico. Le regioni e le aziende sanitarie hanno acquistato 16 milioni e 700 mila vaccini, oltre il 43% in più rispetto all’anno precedente. «Di fatto, hanno razziato tutte le scorte disponibili», dicono da Federfarma, associazione di categoria delle farmacie. La copertura per i più deboli, dunque, sarà ottima. E per tutti gli altri, adolescenti, lavoratori, 50enni, che vogliono comunque aderire alla campagna di vaccinazione?


I dati

In Italia ci sono oltre 19 mila farmacie: è lì che, previa prescrizione medica, chi non rientra nelle fasce protette può recarsi a comprare il vaccino. Ma quest’anno, «ogni farmacia, in Italia, avrà a disposizione appena 13 dosi», spiegano da Federfarma. L’1,5% del totale dei vaccini disponibili nel Paese, 250 mila dosi. L’anno scorso, gli antinfluenzali distribuiti dalle farmacie erano ben 900 mila. Il differenziale è alto, tenendo conto che la richiesta sarà maggiore, questo autunno, proprio per l’emergenza Coronavirus e l’importanza di non ammalarsi di influenza: se casi Covid e normali patologie stagionali si accavalleranno, la pressione sul sistema sanitario potrebbe diventare insostenibile.

I farmacisti italiani hanno sollecitato il ministero della Salute a reperire più dosi. «Dieci giorni fa, il ministro, insieme ad Aifa, si era impegnato a recuperare vaccini sui canali esteri. Sono passati dieci giorni e non sappiamo ancora niente», aggiungono da Federfarma. E le rimanenze dei vaccini acquistati dalle Regioni per le Asl non potranno essere passate così facilmente alle farmacie: le dosi vanno conservate a determinate temperature e le operazioni di stoccaggio richiedono il tempo che ormai scarseggia. Ma c’è un’altra questione, squisitamente normativa, che impedisce ai farmacisti di alleggerire il carico di lavoro di medici e presìdi autorizzati alla somministrazione del farmaco.

L’ingorgo normativo

Una legge del 1934 impedisce l’inoculazione del vaccino nelle farmacie, cosa che invece avviene negli Stati Uniti, in Canada e in molti Paesi europei. Uno dei presidi sanitari di prossimità che, proprio durante le fasi più acute dell’emergenza Covid, ha rivelato il proprio ruolo fondamentale nell’erogazione di servizi relativi alla salute, è escluso dalla campagna di vaccinazione. «In uno stato di emergenza come questo, il governo può intervenire rapidamente», è l’auspicio di Federfarma. Nell’attesa della modifica normativa, i farmacisti si sono formati per poter sostenere il Sistema sanitario nazionale, ottenendo l’abilitazione alla somministrazione del farmaco biologico.

«Ho fatto il corso “Il farmacista e le vaccinazioni” organizzato dall’Utifar, associazione che si occupa del nostro aggiornamento professionale», racconta Vladimiro Grieco, farmacista di 29 anni che lavora in piazza del Viminale, a Roma. «Abbiamo fatto una parte teorica di 11 ore in cui venivano sviscerate tutte le tematiche relative ai vaccini. Adesso stiamo per iniziare la parte pratica, che si svolgerà nelle sedi del sindacato, nelle quale inoculeremo il vaccino in alcuni manichini».

Le competenze acquisite, tuttavia, potrebbero essere inutili: «Stiamo aspettando un adeguamento normativo, ci dispiacerebbe se non arrivasse. Stiamo studiando per farci trovare pronti se lo Stato ci chiederà di offrire questo servizio alla popolazione. In circa 46 paesi del mondo è una prassi abitudinaria vaccinare in farmacia: non capiamo perché l’Italia, in questo momento così importante, debba rimanere indietro. In Europa e nel mondo esista già la figura del farmacista vaccinatore».

Situazione «gravissima»

Il problema principale, però, continua a essere la scarsità delle dosi: «Le farmacie sono rimaste senza vaccini perché l’intera produzione è stata assorbita dalle Regioni», sottolinea Marco Cossolo, presidente di Federfarma. «Prevedevamo una vaccinazione di circa un milione e mezzo di soggetti attivi – chi non rientra nelle fasce protette -. Alcuni passi li stanno facendo le singole regioni, ad esempio l’Emilia-Romagna che ha rimodulato la dose da destinare alle farmacie secondo l’intesa Stato-Regioni». L’assenza di una direzione univoca, in questa fase così complessa per la salute pubblica, stupisce gli operatori del settore.

«La situazione è molto grave – denuncia Maria Grazia Mediati, farmacista della zona Prenestina, sempre a Roma -. Abbiamo troppe richieste: la gente viene in farmacia per prenotare i vaccini, ma noi non abbiamo nessun certezza che saremo riforniti». Rimarca l’errore di comunicazione del ministero, che «mentre diceva che avrebbero ampliato la platea dei vaccinati, non si è premurato di procurare le dosi necessarie per la popolazione attiva». Le categorie protette saranno a posto, ma «dai ragazzi ai 50enni, chiunque voglia proteggersi dall’influenza, per il terrore di confondere la sintomatologia con il Covid, oggi non lo può fare».

«La confusione è totale, c’è mancanza di chiarezza: tutto ciò andrà a scapito dei cittadini che pagheranno le conseguenze non vaccinandosi». Mediati avrebbe voluto affiancare i medici per vaccinare la popolazione, alleggerendo la pressione nei centri vaccinali delle Asl. «Siamo stati un presidio sanitario importantissimo durante l’emergenza Covid. Adesso no: non ci stanno permettendo di dare delle risposte chiare. La situazione è la stessa di quando la gente veniva in farmacia a chiederci le mascherine promesse dal governo: non c’erano arrivate allora, non ci sono arrivati i vaccini oggi».

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