Evasione fiscale, la Cassazione respinge il ricorso di Tiziano Ferro: «Chi è famoso abbia più senso dell’etica degli altri contribuenti»

Dopo i sospetti del fisco sul cambio di residenza a Manchester nel 2009, Ferro era stato sottoposto a dei controlli. Da lì l’accusa della Procura di un’evasione fiscale di oltre 3 milioni di euro

Per Tiziano Ferro nessuno sconto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del cantante di Latina in merito all’evasione fiscale contestatagli nel 2017 e rigettato quasi interamente l’appello sul trasferimento, considerato fittizio, della sua residenza fiscale nel Regno Unito. Le sanzioni per Ferro sono state dunque confermate con la motivazione chiara da parte della Corte Suprema di voler promuovere il dovere, «nelle persone più famose ancora più stringente», di comportarsi eticamente. Nonostante la conferma delle due annualità di evasione fiscale, i giudici hanno accolto alcuni punti del ricorso riguardanti l’onerosità delle sanzioni considerate dal cantante eccessive.


Dopo aver determinato correttamente le cifre, la Corte ha anche sottolineato come nella quantificazione delle pene pecuniarie hanno pesato una serie di elementi: «dalla natura dolosa del comportamento, all’assenza di condotte finalizzate ad eliminare gli effetti dell’evasione fiscale». Il cantautore di Latina era stato assolto penalmente per non aver commesso il fatto dal Tribunale di Latina nel dicembre 2017. Dopo i sospetti del Fisco italiano sul cambio di residenza a Manchester nel 2009, Ferro era stato sottoposto a dei controlli. Da lì l’accusa della Procura di un’evasione fiscale di oltre 3 milioni di euro.

I legali del cantante erano riusciti a dimostrare il carattere non fittizio del trasferimento attendendo ora il giudizio della Corte Suprema sull’aspetto delle sanzioni tributarie. L’elevato livello economico e culturale di Tiziano Ferro, per i giudici costituisce «lo strumento necessario per valutare la giustezza di un determinato comportamento», facendo arrivare poi un monito a tutti i personaggi famosi. «Le loro azioni sono sotto gli occhi di tutti, circostanza che impone il dovere di una condotta più etica, rispetto ad altri contribuenti».

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