«Non è stupro, la ragazza cercava affetto». Le parole del legale dell’operatore sanitario che avrebbe violentato una disabile (ora incinta) durante il lockdown

La giovane, che ha una gravissima patologia psichica, sarebbe stata violentata, di notte, all’interno dell’Oasi di Troina. Il direttore sanitario della struttura spiega che la 26enne non capisce nemmeno di essere incinta

«Non parlerei di stupro. Si tratta di una ragazza disabile che, come tutti i disabili, cercano continuo affetto. Il mio assistito non ha usato violenza fisica nei confronti di questa disabile». Queste le parole di Eliana Maccarrone, avvocata dell’operatore socio sanitario che, in pieno lockdown, avrebbe violentato una 26enne affetta da una gravissima patologia psichica. Parole agghiaccianti pronunciate nel corso di un’intervista a Mattino Cinque.


Cosa è successo

La violenza, è bene precisarlo, si sarebbe consumata, di notte, approfittando dell’assenza dell’infermiere di turno, all’interno dell’Oasi di Troina, centro specializzato nella riabilitazione di disabili psichici, anche giovanissimi. Centro che era stato dichiarato zona rossa con 162 positivi al Coronavirus tra ricoverati e personale sanitario. Tra cui anche la disabile di 26 anni e lui, operatore socio sanitario di 39 anni, sposato con due figli.

«La donna non si accorge del suo stato»

Per il direttore sanitario della struttura, Michelangelo Condorelli, la donna attualmente «non si accorge nemmeno del suo stato», non avrebbe capito insomma di essere incinta. Quindi diventa difficile ipotizzare che il loro rapporto possa essere stato consenziente, come lascia intendere invece la legale dell’uomo a Mattino Cinque, o che addirittura possa averlo «provocato», come avrebbe riferito agli inquirenti l’operatore socio sanitario durante la confessione avvenuta dopo un lungo interrogatorio.

Ad incastrarlo anche l’esame del Dna. È anche bene precisare che nell’ambito del mandato difensivo, un avvocato ha diritto persino di mentire (ovvero, ad esempio, di dire che l’assistito è innocente sapendolo colpevole) e in generale di sostenere la tesi della difesa con forza. Qui, però, l’avvocata si sarebbe spinta oltre, arrivando ad accusare la controparte di aver causato i fatti, tra l’altro nel corso di una trasmissione televisiva.

Nessuno si è accorto che la ragazza fosse incinta da settimane

La vicenda nel suo complesso ha dei contorni poco chiari che dovranno essere spiegati entro l’evenutale processo. Ad esempio, stupisce il fatto che nessuno, in tutti questi mesi, si sia accorto che la ragazza fosse incinta. La comunicazione è arrivata alla famiglia solo alla 25esima settimana di gestazione. Da quel momento sono scattate le indagini della squadra mobile di Enna guidata da Nino Ciavola. Com’è possibile che nessuno abbia notato quello strano aumento di peso? La ragazza non ha avuto alcun sintomo riferibile alla gravidanza?

Foto in copertina: MEDIASET/MATTINO CINQUE

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