L’allarme dall’ospedale pediatrico di Milano: «Troppi positivi. Siamo costretti a rinviare gli interventi» – L’intervista

Giorgio Selvaggio, chirurgo pediatrico dell’Ospedale dei bambini “Vittore Buzzi” di Milano, racconta l’impatto dell’aumento dei contagi tra i più piccoli sull’attività ospedaliera ordinaria

«In questa settimana abbiamo dovuto rinviare tre interventi chirurgici perché i pazienti, di circa un anno e mezzo di età, sono risultati positivi al Coronavirus oppure si trovano in quarantena. C’è anche un bambina di un mese che, poco prima, era stata ricoverata al pronto soccorso con febbre e, anche lei, è positiva al Covid». A parlare a Open è il dottore Giorgio Selvaggio del reparto di Chirurgia pediatrica, responsabile della struttura semplice di Urologia dell’Ospedale dei Bambini “Vittore Buzzi” di Milano. Operati per peritonite, invece, altri due bambini, anche loro positivi, di un’età compresa tra gli 8 e i 13 anni.


«Cinque casi in tre settimane»

La situazione, adesso, sembra essere seria e inizia a preoccupare i medici. «Non è più tempo di scherzare», dice Selvaggio. «Se in quattro mesi abbiamo avuto due casi Covid tra i pazienti bambini, al momento sono cinque in tre settimane» ha spiegato. Tutti, tra l’altro, presentano gli stessi sintomi: tosse e febbre. E non è vero – avverte il dottore – che il Covid non ha effetti devastanti sui piccoli: «Può complicare senza dubbio il loro decorso clinico».

Nel corso della prima ondata – nel caos di informazioni discordanti sugli effetti del virus sui minori – era stata ipotizzata una correlazione tra malattia di Kawasaki e Coronavirus al punto che il professore Angelo Ravelli, pediatra e segretario del gruppo di studio di Reumatologia della Società italiana di pediatria, aveva inviato una lettera a 11 mila pediatri chiedendo di prestare massima attenzione ad alcune malattie che si pensava fossero in qualche modo legate al Covid.

«I bambini si infettano più dei grandi»

Oggi, nel pieno della seconda ondata, oggetto di dibattito nella comunità scientifica è soprattutto la scuola: l’ultimo Dpcm prevede almeno il 75% di didattica a distanza ma solo per le scuole superiori, non per i più piccoli. «I bambini sono quelli più a rischio contagio perché non possono proteggersi come i grandi. Bisogna tutelarli il più possibile» spiega Selvaggio. A scuola «c’è molta promiscuità» ed è più facile che possano infettarsi a vicenda.

Lo specialista sottolinea inoltre il problema della riduzione del numero delle sale operatorie per il ricollocamento dei sanitari in altri reparti: una situazione – spiega – che ha messo i medici nelle condizioni di operare solo due mattine a settimana. Una riduzione drastica. Senza dimenticare che lavorare in queste condizioni non è affatto facile: «Dobbiamo bardarci, non è facile – conclude il dottore – operare con le visiere appannate e sudando dentro i camici speciali».

Foto in copertina di repertorio: ANSA/FABIO FRUSTACI

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