Coronavirus, entrano in azione anche le forze armate: previsti 30 mila tamponi in più a settimana

I Drive Through Difesa che il ministero ha messo a disposizione sono 200: tra questi 124 «sono quelli attivati per l’impiego sulla base delle richieste ricevute dalle regioni»

Almeno 30 mila tamponi in più alla settimana in tutta Italia grazie all’impiego nelle postazioni drive in dei militari. Parte ufficialmente l’operazione Igea, voluta dal ministro della Difesa Lorenzo Guerini in accordo con il ministro della Salute Roberto Speranza: personale delle forze armate impegnato attivamente in tutta Italia nelle postazioni messe a disposizione dall’Esercito italiano per effettuare i tamponi orofaringei di ricerca in modalità Drive through (ovvero: si accede direttamente in auto, senza scendere dalla propria vettura). Si comincia con il Lazio – 19 team, composti ognuno da un ufficiale medico e da due sottufficiali infermieri, del Coi-Comando Operativo Interforze della Difesa – ma anche 3 team in Umbria e 5 nelle Marche. Nel fine settimana sarà la volta del resto d’Italia.


Nel Lazio

Ministero della Difesa | Drive Through Difesa

19 ufficiali medici e 38 infermieri sottufficiali hanno partecipato in questi giorni alla formazione al dipartimento militare di medicina legale «per il corretto uso dei dispositivi di protezione individuale di terza generazione e su come gestire le persone che si sottopongono al tampone». Poi, racconta a Open il colonnello medico Maurizio Lupardini, direttore del dipartimento militare di Medicina legale, «per rendere omogenee le procedure», è stata fatta una formazione anche all’istituto di Malattie infettive dell’ospedale Spallanzani di Roma, insieme alla vaccinazione antinfluenzale, antipneumococcica, e al tampone faringeo per fare sì che tutto il personale fosse «pronto e negativo al Coronavirus».

I 19 team hanno quindi cominciato a lavorare in 20 punti già attivati dalle Asl nella Regione Lazio: 16 a Roma e gli altri 4 nelle altre province – Viterbo, Latina, Rieti e Frosinone. «Non è piacevole la ragione per cui la facciamo. Ma come dice il motto dell’Esercito, ci siamo sempre».

Ministero della Difesa | Drive Through Cecchignola, Roma

I team vengono selezionati nell’ambito del personale reclutato appositamente per l’emergenza Covid all’inizio dell’emergenza, a febbraio-marzo, con un concorso specifico: si tratta di Ufficiali e sottufficiali in Ferma prefissata annuale. «Un 10% invece è stato selezionato nell’ambito del personale delle forze armate in servizio permanente, con criteri di vicinanza e competenze professionali – infermieri che hanno già fatto questa attività o medici che hanno già lavorato nella prima ondata della pandemia», prosegue il colonnello Lupardini. Psichiatra, è lui a coordinare il lavoro nella Regione Lazio.

L’età media di questi team è relativamente giovane: 30-35 anni, sono tutti tenenti e marescialli. «È dovere, certo, ma soprattutto sono molto vicini alla popolazione», dice il colonnello. «Molti di loro hanno avuto famigliari colpiti dalla malattia. Anche lutti in famiglia. Amici, parenti. O sono stati contagiati loro stessi». Insomma, «c’è stata una forte adesione, al di là del dovere». Con effetti anche inaspettati, racconta Lupardini. «La gente ci chiede, ci saluta. Diamo fiducia, in ragione della divisa che portiamo. È una responsabilità importante».

Ministero della Difesa | Il laboratorio del Celio

L’operazione Igea

Ministero della Difesa | Laboratori Difesa

È l’operazione Igea: 1.400 unità, 200 team e una capacità di effettuare fino a 30 mila tamponi al giorno. Un aiuto sul campo al sistema sanitario nazionale che diventa pienamente operativo a partire da questo weekend per implementare la capacità giornaliera del Paese di effettuare tamponi.

I Drive Through Difesa (DTD) resi disponibili dal ministero sono al momento 200: tra questi 124 «sono quelli attivati per l’impiego sulla base delle richieste ricevute dalle regioni». Secondo quanto spiegano dalla Difesa, ad oggi il centro operativo Interforze ha una sala operativa dedicata all’emergenza Coronavirus, attiva 24 ore su 24 tutti i giorni, attraverso la quale «condivide le informazioni di interesse con la Protezione civile nazionale» e gli altri ministeri impegnati a fronteggiare l’emergenza sanitaria. A fare da tramite tra le ASL e gli assessorati regionali alla Salute sono 20 Ufficiali medici di collegamento e coordinamento: uno per regione.

La stessa sanità militare è stata fin dalla prima ora coinvolta nella gestione dell’emergenza sanitaria. I primi “ricordi” – e sembra già Storia – dell’arrivo del virus nel nostro paese hanno come location (tra le altre) il policlinico militare Celio di Roma. Quel Celio dove venivano portati e messi in quarantena i primi italiani rientrati da Wuhan a febbraio. Oggi presso il centro Covid-19 del Celio risultano ricoverati un centinaio di pazienti positivi al virus, di cui una sessantina di civili. Le sale di degenza sono state aumentate negli ultimi tempi e sono diventate 28. I pazienti Covid-19 vengono ospitati anche nelle strutture del centro sportivo olimpico dell’Esercito.

Ministero della Difesa | Drive Through in Piemonte

Anche a Milano il Centro ospedaliero militare ospita una ventina di persone Covid-positive. A Caserta, in Campania – spiegano ancora dalla Difesa, ha aperto in queste ore un nuovo laboratorio mobile di analisi per i tamponi biomolecolari. Nuovi laboratori sono in via di attivazione anche a Milano e Padova. «Quando, speriamo presto, questa pandemia sarà finita, spero che verrà ancora di più incrementata questa sinergia tra forze armate e civili che si sta rivelando efficace», conclude Lupardini.

Ministero della Difesa | Drive Through Difesa

In copertina Ministero della Difesa | Laboratori della Difesa

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