I numeri in chiaro, il prof Tizzoni: «Il dato dei positivi non è affidabile, il contact tracing è sotto stress e le regioni non testano gli asintomatici»

Il ricercatore dell’Isi sostiene sia meglio far riferimento alla percentuale di tamponi positivi e tamponi effettuati «che risulta costantemente in crescita». E sulle aree di rischio: «Sarebbe molto utile capire a cosa corrispondono questi 21 criteri “misteriosi” che starebbero guidando il governo»

Una giornata impegnativa sul fronte della lotta al Coronavirus. Le decisioni in corso sulla nuova classificazione delle Regioni più a rischio e l’annuncio del vaccino Pfizer, riconosciuto efficace al 90%, disegnano uno scenario dinamico sia sul piano nazionale che europeo. L’Italia continua a combattere contro una diffusione ancora decisamente preoccupante: +25.271 sono stati i nuovi positivi registrati nelle ultime 24 ore. Un numero in calo rispetto ai giorni precedenti che va però contestualizzato con l’attuale difficoltà di tracciamento per molte regioni. Oltre al fattore tamponi, che se eseguiti in minore quantità influenzano inevitabilmente il numero dei casi, l’attendibilità fornita da un tracciamento sempre più in tilt deve indurre a una lettura dei nuovi positivi sicuramente ancora più prudente. È quanto spiega a Open il ricercatore della Fondazione Isi, Michele Tizzoni:


«Il lunedi è sempre un giorno di calo relativo, ma ancor più dobbiamo considerare il fattore di monitoraggio territoriale. Il problema è che il numero di casi in questa fase della pandemia è un dato che sta perdendo di significato. Il sistema di contact tracing è sotto stress e sappiamo già di come molte regioni stiano evitando di testare gli asintomatici».

A cosa far riferimento allora?

«Direi alla percentuale di tamponi positivi e tamponi effettuati che, nel monitoraggio settimanale, risulta costantemente in crescita».

Contestualizzando l’analisi alla fase attuale dell’epidemia, uno dei numeri su cui la popolazione e gli esperti sono più attenti è anche quello riguardante i ricoveri. Gli ospedali sono in forte pressione e da questo dipende molto la possibilità di riuscire a essere curati.

«Abbiamo un’evidente situazione di forte stress delle strutture sanitarie. Vedendo i numeri degli arrivi in ospedale per i ricoveri ordinari e quelli per le terapie intensive dobbiamo ricordare un elemento importante: Noi sappiamo sempre e solo i saldi di questi ingressi».

Numeri cioè non effettivi?

«Non effettivi ma che esprimono il netto tra chi entra e chi esce. Questo saldo è attualmente positivo, stanno entrando sempre più pazienti di quanti ne escono. Una crescita che si verifica purtroppo nonostante rimanga alto anche il numero dei guariti. Il punto è che i dati inerenti agli ingressi effettivi in ospedale non vengono diffusi, al di là di quelli inerenti al calcolo del netto.

Sarebbe un numero molto importante da poter conoscere per capire il reale stato delle strutture. I nuovi ingressi rappresentano sempre una fatica per il sistema sanitario ospedaliero e, anche se l’incremento netto fosse relativamente piccolo, cosa che attualmente non è, servirebbe comunque per capire il reale carico di lavoro delle strutture».

Ci sono a questo punto altri dati che ad oggi servirebbe conoscere con più trasparenza?

«Sarebbe molto utile capire in maniera più precisa a cosa corrispondono questi 21 criteri che starebbero guidando il governo nella valutazione delle zone a rischio. Bisogna diffondere in maniera trasparente i criteri presi come base, possibilmente in un formato anche analizzabile da chi fa ricerca. La maggiore comprensione di come si sta lottando contro il virus è il primo modo per avere una popolazione alleata e responsabile».

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