Danni collaterali – Ignorati dalla legge e destinati ad un’attesa senza fine. La doppia crisi dei lavoratori dello spettacolo nella morsa del Covid

Tra le filiere produttive più colpite dal Coronavirus c’è quella del mondo dello spettacolo. Un settore che, in Italia, occuperebbe 570mila persone. I dati e le storie di Marco Cacciola e Antonio Piemonte raccontano il nuovo disagio economico che avanza mentre si spengono i riflettori

Ogni volta che un teatro serra le porte, un cinema interrompe le proiezioni e un concerto viene annullato, un pezzettino dell’impalcatura che sorregge la cultura italiana si arrugginisce. Il pubblico perde un’occasione per sentirsi parte di una società complessa che pesca nell’etica, ancor prima che nel diritto, la propria ragion d’essere. E il senso di appartenenza a una comunità globale che ha fatto dell’umanità la sua bandiera si affievolisce. L’impal-cultura – una crasi evocativa dell’importanza del settore dello spettacolo nel puntellare la collettività – sta scricchiolando a causa del Coronavirus.


Se al pubblico viene preclusa la possibilità di distrarsi dal contingente, reso logorante dalla pandemia, a chi lavora, invece, nel comparto culturale viene sottratta ogni risorsa per vivere: economica e di dignità occupazionale. Assomusica, associazione di produttori e organizzatori di spettacoli di musica dal vivo, ha stimato che sono 250 mila gli addetti al settore live che, attualmente, non possono lavorare a causa delle misure di contenimento del contagio. Comprendendo tutto il comparto, sarebbero circa 570 mila gli operatori impiegati dietro e davanti alle quinte.

La protesta dei 500 bauli sistemati davanti al Duomo di Milano, portati da artisti, tecnici, facchini e organizzatori, è una fotografia delle complessità del settore al cui interno vivono tante professionalità diverse. Per ognuna di queste, il Coronavirus ha innescato una serie di problematiche, alcune delle quali latenti e mai affrontate. «Come sempre, quando si finisce in una crisi, vengono fuori tutti i nodi – racconta a Open Vincenzo Spera, presidente di Assomusica -. Noi scontiamo l’assenza di una legge che regolamenti la musica live e in generale lo spettacolo dal vivo. Una proposta di legge è stata fatta nel 2017, ma giace ancora in qualche cassetto del parlamento».

ANSA/Mourad Balti Touati | La manifestazione Bauli in Piazza in piazza Duomo a Milano, 10 ottobre 2020

Teatri e cinema luoghi sicuri, ma sono i primi a dover chiudere

Le questioni prettamente occupazionali, in questo settore, si intersecano costantemente con l’importanza di continuare a produrre e diffondere cultura. Nonostante la crisi: la decisione di chiudere, prima di ogni altra attività produttiva, cinema e teatri è stata accolta con sdegno. La stessa Agis, Associazione generale italiana dello spettacolo, ha ricordato che «su 347.262 spettatori in 2.782 spettacoli monitorati, con una media di 130 presenze per ciascun evento, nel periodo che va dal 15 giugno – giorno della riapertura dopo il primo lockdown – a inizio ottobre, si registra un solo caso di contagio da Covid-19 sulla base delle segnalazioni pervenute dalle Asl territoriali».

I danni del Covid sul comparto dello spettacolo dal vivo

ANSA/CLAUDIO ONORATI | Vincenzo Spera, presidente di Assomusica

Assomusica segnala la perdita, nel solo periodo che va da febbraio a settembre 2020, di un miliardo e 500 milioni di euro sull’indotto dell’intera filiera collegata agli spettacoli dal vivo. I concerti sospesi sono stati oltre 4.000, 16 i grandi festival rimandati e il settore musicale, da marzo a settembre, ha registrato una contrazione pari a 650 milioni di euro. «La crisi è totale – afferma Spera -, i cali di fatturato si attestano in torno al 97% a fine estate. Ma con la chiusura prorogata a tutto il 2020, il calo sarà ancora più forte». Questi dati sono analoghi a quelli di molti altri Paesi europei.

Figure professionali sconosciute alla legge

Sulla base di un’indagine effettuate nel Regno Unito, Assomusica sostiene che il 50% delle maestranze del settore, assunte a tempo determinato, perderanno il lavoro. «Sono invece oltre 25 mila i lavoratori intermittenti che non riceveranno più alcun contratto – aggiunge Spera -. In un comparto in cui c’è molto lavoro sommerso, la cosa fondamentale da fare – oltre a procedere tempestivamente nell’erogazione dei ristori – è identificare esattamente il personale dello spettacolo, perché dall’artista al facchino mancano riconoscimenti di queste figure professionali: l’ingegnere del live, il produttore, il promoter, l’organizzatore… sono tutte figure che non esistono per la legge italiana, a differenza di quella francese», conclude il presidente di Assomusica.

Oltre i numeri: la storia dell’attore e regista Marco Cacciola

Occorre allontanarsi dai risvolti meramente statistici dello shock causato dal Covid nel mondo dello spettacolo per comprendere i nuovi disagi economici che stanno impattando sull’esistenza di chi vive di palcoscenici, telecamere, suoni e interpretazioni. Marco Cacciola ha 47 anni: è un attore, regista, ma soprattutto attore che ha lavorato tanto e con continuità sui palchi e davanti alle telecamere. Ciononostante, come racconta nel video che segue, «con la crisi scaturita dal Coronavirus non riesco più a pagare l’affitto».

Cacciola si occupa anche dell’aspetto politico e sindacale della professione. Sono in tanti a rivolgersi lui – e non solo attori -, per chiedergli una mano: «Ci sono persone che stanno abbandonando questo mondo. Personalmente, qui a Milano, conosco parecchie maestranze – dice, riferendosi a sarti, scenografi, tecnici – che stanno cambiando mestiere. E non è solo una questione di sopravvivenza, ma anche emotiva, di senso: chi sceglie di fare teatro, senza paura di retorica, sceglie una missione».

Antonio Piemonte, un clarinettista prigioniero del precariato

Dalla recitazione alla musica classica. Antonio Piemonte, 36 anni, è un clarinettista di Catania. Da quando sono stati annullati spettacoli e concerti, ha dovuto sospendere i pagamenti delle rate del mutuo, rischiando di perdere la casa acquistata a metà con suo fratello. «Il Covid – racconta nel video in cui descrive, senza imbarazzo, la sua attuale condizione economica – ha devastato le situazioni che erano già difficili. Da quasi 20 anni lavoro con il clarinetto: so fare solo questo, ho studiato musica per tutta la vita e non posso reinventarmi, non riuscirei a trovare un altro lavoro. Io sono prigioniero del precariato».

Contratti atipici, ristori iniqui

SMART | Donato Nubile

Smart è una società mutualistica non profit che reinveste tutti gli utili per offrire risposte concrete e solidali a chi lavora nel settore dello spettacolo: artisti, freelance, tecnici. Il presidente Donato Nubile, constata che il mondo della cultura è stato il primo a chiudere le proprie attività, la scorsa primavera, l’ultimo a riaprirle e il primo, con l’ultimo Dpcm, a richiuderle. «Le difficoltà partono, in generale, dal mancato riconoscimento legislativo di molti lavoratori dello spettacolo – afferma -. L’80% di chi opera nel settore ha contratti atipici, contratti intermittenti il cui uso fa riferimento a un Regio decreto degli anni ’30, utilizzato anche per i raccoglitori di mandorle e per la silvicultura. È un contratto di tipo subordinato che si accende durante i giorni di lavoro attivo».

Per questo motivo, lo scorso marzo, molti artisti e tecnici sono stati esclusi dagli indennizzi del governo, «non potendo accedere né alla cassa integrazione né ai contributi dell’Inps perché aveva un contratto subordinato che, però, prevede la retribuzione solo per le giornate di lavoro effettivo davanti o dietro al sipario». Nubile ravvisa delle ambiguità, sempre relative ai contratti, anche negli ultimi decreti. E conclude: «Bisogna strutturare i prossimi ristori considerando l’atipicità dei lavoratori dello spettacolo. La situazione e drammatica, molti stanno cercando di cambiare mestiere. Dobbiamo considerarlo non come un fatto ineluttabile, ma come una grande perdita di professionalità che non riescono più a portare il pane a casa».

La politica ascolti i lavoratori del settore

www.dinolupelli.com | Dino Lupelli, direttore del Music Innovation Hub

Sul fronte prettamente musicale, Dino Lupelli, direttore del Music Innovation Hub, impresa sociale che crede nella musica come strumento di emancipazione, inclusione e integrazione, afferma: «La prospettiva è preoccupante. Eppure le iniziative che riguardano l’innovazione tecnologica del settore, la risposta creativa degli artisti hanno dato segnali importanti per la ripartenza. La musica sta mostrando più responsabilità verso se stessa, ci si aspetta che le istituzioni rispondano con altrettanta responsabilità». Music Innovation Hub ha attivato il fondo “Covid-19 Sosteniamo la musica”, supportato da Spotify e promosso da Fimi, al quale Fondazione Cariplo ha contribuito donando 250mila euro.

Il fondo costituisce un’importante risorsa economica per la filiera musicale e si basa sull’idea che, nei momenti di crisi, ci sia ancora più bisogno di cultura. Tornando al tema scottante dei ristori pubblici, Lupelli invita la classe dirigente a non non immaginare i fondi come dei cerotti per tamponare l’emergenza, ma come ricostituenti per innescare meccanismi sostenibili nella filiera. «È il momento di riconoscere alla musica e allo spettacolo del vivo il ruolo di asset fondamentale del Paese. Ma su questo aspetto, i politici sono ancora parecchio indietro».

Per ogni spettacolo, un monologo o un concerto, sono decine le persone che ci lavorano. La maggior parte di loro opera dietro le quinte. Lontano dai riflettori, a causa della pandemia stanno perdendo l’unica fonte di sostentamento. E come dice l’attore Cacciola, «non si tratta solo dello stipendio, ma della propria passione, dalla propria ragion d’essere». Per comprendere davvero chi sono e cosa fanno tutte le persone occupate nel mondo dello spettacolo, l’attore ha scritto un elenco, «con la speranza che nessuna delle seguenti figure venga dimenticata durante questa crisi».

Artisti lirici, attori e attrici di prosa, operetta, varietà, musical, cantanti di musica leggera e non solo leggera, presentatrici, stagehands, disc-jockey, animatori e animatrici in strutture turistiche, attrici cinematografiche e televisive, attori di doppiaggio, drammaturghi, sceneggiatrici e registe teatrali e cinematografiche, aiuto registi, dialoghiste e adattatori cinetelevisivi, direttori di scena e di doppiaggio, direttrici d’orchestra e sostitute, concertisti, professori d’orchestra, orchestrali, tersicorei, mimi d’opera, coriste, ballerini, danzatrici, figuranti, indossatori, marionettiste e burattinai, acrobate e stuntman, tecnici del montaggio, del suono, della luce e del video, scaff, rigger e runner.

Operatrici di ripresa cinematografica e televisiva, aiuto operatori, scenografe, backliner, datori luci, attrezzisti, lavoratrici autonome esercenti attività musicali, bandisti.

Organizzatori generali, direttrici, ispettori, segretari di produzione cinematografica, cassiere, segretarie di edizione, amministratori di formazioni artistiche, tecnici addetti alle manifestazioni di moda, tecnici dello sviluppo e stampa, maestranze cinematografiche, teatrali e radio televisive.

Macchiniste, pontaroli, elettriciste, falegnami e tappezzieri, sarti, truccatrici e parrucchiere, arredatori, architette, figurinisti teatrali e cinematografici, pittrici e stuccatrici, formatori delle arti sceniche.

Operatori di cabine, di sale cinematografiche, impiegati amministrativi e tecnici dipendenti dagli enti e delle imprese esercenti dei pubblici spettacoli.
Dipendenti delle imprese radiofoniche e televisive, delle imprese della produzione cinematografica, del doppiaggio e dello sviluppo e stampa, maschere, custodi e personale di pulizia dipendenti dagli enti ed imprese soprannominati, dipendenti dalle imprese di spettacoli viaggianti, clown, artisti di strada, lavoratrici dipendenti dalle imprese di materiale a noleggio e della distribuzione dei film.

E tanti e tante ancora…

Marco Cacciola

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