Coronavirus, De Magistris e la marcia indietro sulla nuova ordinanza: «Non ha più efficacia, la Campania è diventata zona rossa» – Il video

Il sindaco di Napoli si è detto comunque «soddisfatto» per il lavoro fatto sulle nuove disposizioni per la città

«Prima di pubblicare l’ordinanza ho voluto chiamare personalmente il ministro Speranza che mi ha notiziato che la Campania è zona rossa», spiega Luigi de Magistris, in un video su Facebook, facendo quindi intendere che non emetterà più la nuova ordinanza, già firmata, per il contenimento della diffusione del Coronavirus nel capoluogo partenopeo. Questa ordinanza non ha più efficacia – ha spiegato – ma sono contento del lavoro fatto».


Quello di De Magistris si può considerare il discorso conclusivo dopo uno scontro durato per giorni tra lui, il ministro della Salute Roberto Speranza e il governatore della Campania, Vincenzo De Luca su come fronteggiare l’emergenza sanitaria. Un tira e molla sfociato in un accordo tra il governo e il primo cittadino napoletano che è stato invitato a intervenire sugli assembramenti. Come? Con un’ordinanza che sarebbe stata firmata proprio oggi, 13 novembre. Tra le disposizioni ripensate da De Magistris non c’era l’istituzione di zone rosse, ma un provvedimento più “articolato”.

«In questo documento si evidenziava in maniera efficace che nella zona gialla le persone possono circolare, i negozi possono restare aperti e quindi non c’è da meravigliarsi se c’è gente per strada e chiudere qualche strada non aveva senso. Anzi, se avessimo chiuso in zone specifiche ci sarebbe stato il rischio di assembramento in altre aree», ha detto nel video.

Il sindaco si è poi congedato in video spiegando: «ora mi sento fortemente di chiedere al Governo, così come ho chiesto al presidente del Consiglio in una lettera indirizzata qualche giorno fa, ristori economici immediati perché la città non può pagare sulla propria pelle una zona rossa che, se ci fosse stato sul piano sanitario un lavoro diverso nei mesi successivi al lockdown, poteva essere evitata».

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