La caccia al vaccino anti-Covid nel dark web: «Venduti da oltre 100 inserzionisti fino a 600 dollari a dose» – L’intervista

di Valerio Berra

Nelle ultime settimane il numero degli inserzionisti è aumentato. Le spedizioni, in scatole raffreddate da ghiaccio secco, sono assicurate entro due giorni. Ne abbiamo parlato con Nicola Bressan, cto della società di consulenza informatica Yarix

Tra i tanti miti che avvolgono i primi anni della rete c’è quello di Dread Pirate Roberts. Un uomo, una donna o forse una squadra di persone. In ogni caso era questo l’account che nel 2011 gestiva Silk Road, il più grande store della dark web. In pratica, un Amazon della droga. Silk Road è stato chiuso dall’Fbi nell’ottobre 2013 e il suo proprietario, Ross Ulbricht, arrestato. Per gli agenti era lui Dread Pirate Roberts. Un mese dopo nel dark web venne aperto un altro portale per la vendita di droga. Si chiamava sempre Silk Road ed era gestito sempre dall’account Dread Pirate Roberts.


I mercati del dark web sono così. Volatili, pronti a rinascere, difficilmente afferrabili dalle forze dell’ordine perché fondati da community pronte a ritrovarsi dominio dopo dominio. Un flusso in cui negli ultimi mesi sono finiti anche i vaccini per il Coronavirus. È probabile che quelli apparsi nei primi mesi della pandemia fossero semplicemente delle truffe. Nei migliori dei casi vaccini antinfluenzali venduti come fossero già programmati per il Covid. Fra poco però in tutto il mondo cominceranno a circolare milioni di dosi del vaccino. E non è difficile immaginare che qualcuna finisca davvero in questa rete.

Nicola Bressan è il Cto di Yarix, una società di consulenza informatica che negli ultimi anni si è specializzata proprio nelle ricerche sul dark web, quella rete a cui si può accedere solo attraverso protocolli specifici per cui è necessaria almeno un’alfabetizzazione informatica di base. Una rete in cui, certo, sono presenti attività criminali ma che può diventare anche rifugio per attivisti che vivono in Paesi in cui la libertà sul web tradizionale non viene garantita dal governo. Bressan e i suoi ricercatori hanno passato in rassegna i mercati più attivi di questo dedalo di domini e hanno trovato non solo dosi di vaccini ma anche referti medici già compilati con attestati di negatività al Covid e campioni di saliva infetti.

Perchè avete deciso di cominciare
la ricerca del vaccino per il Covid nel dark web?

«Noi lo teniamo monitorato e controlliamo sempre i black market per le attività di intelligence richieste dai nostri clienti. In queste sessioni di monitoraggio abbiamo notato un aumento significativo degli annunci sul vaccino per il Covid. Allora abbiamo alzato le antenne e abbiamo cominciato a monitorare anche questo tipo di vendite».

Quante inserzioni avete trovato durante il monitoraggio?

«Le primissime vendite che abbiamo rilevato risalgono a marzo. Erano soprattutto inserzioni sporadiche. In quel momento però la ricerca sui vaccini e in generale le conoscenze sul Coronavirus erano solo all’inizio. Non c’era niente di certo. Quando invece sono arrivate le notizie sui primi vaccini testati, allora anche gli annunci sul dark web hanno cominciato ad aumentare. Un paio di settimane fa abbiamo contato 100 inserzioni».

Da
dove spediscono gli inserzionisti?

«Soprattutto
da Regno Unito e Stati Uniti. Paesi in cui, in effetti, il vaccino è
già disponibile».

Il
dark web non è accessibile a tutti. Qual è il profilo di chi
acquista su queste piattaforme?

«Secondo noi non è il cliente finale che acquista vaccini sul dark web. Piuttosto si tratta di mediatori che poi vanno a rivendere il prodotto su altri canali del mercato nero. Abbiamo fatto un po’ di prove, contattando diversi venditori. Nella maggior parte dei casi non volevano vendere un paio di dosi ma puntavano tutti ad alzare la quantità di fiale vendute».

I vaccini, o almeno i prodotti
venduti come vaccini, si trovano su piattaforme già conosciute agli
utenti di questa rete?

«Sì, si tratta di market già conosciuti. In ogni caso esiste una volatilità parecchio spinta su queste piattaforme. Quelle che analizzavamo all’inizio del 2020 sono diverse da quelle su cui lavoriamo adesso. Al momento non esistono market specifici per il Covid, abbiamo trovato solo annunci in piattaforme che di solito vendono droghe o farmaci senza ricetta».

Quanto costa una dose?

«A seconda del venditore viaggiano tra i 300 e i 600 dollari».

Siete riusciti a capire se si tratta
davvero di vaccini?

«Gli inserzionisti che li stanno mettendo in vendita sono considerati affidabili nel settore. Quelli che abbiamo visto hanno feedback reputazionali molto elevati che vanno dal 95% al 100%. Non ci sono però feedback diretti sulla vendita dei vaccini. È vero anche che un cliente non può verificare da solo l’affidabilità del vaccino. Per assurdo solo l’azienda che l’ha prodotto potrebbe farlo».

I vaccini, soprattutto quello di Pfizer-BioNtech, non sono facili da conservare. Avete provato a capire come sarebbero spediti in caso di acquisto?

«Il vaccino Pfizer deve essere conservato sotto zero. I rivenditori che abbiamo contattato hanno detto che le spedizioni sarebbero state fatte da corrieri veloci che avrebbero impiegato solo un paio di giorni per consegnare la merce. In questo modo, secondo loro, le dosi avrebbero potuto conservarsi grazie a contenitori che sfruttano il ghiaccio secco».

Oltre ai vaccini, nell’ultimo anno
quali sono stati i prodotti legati all’epidemia più venduti sul dark
web?

«Da quando è arrivato il Coronavirus gli annunci a tema hanno cominciato a proliferare. Nella prima fase dell’emergenza si vendevano molti dispositivi di protezione individuale, a partire dalle mascherine. Poi abbiamo visto in vendita di tutto, dai test rapidi ai respiratori di ossigeno. In un market russo abbiamo trovato anche referti medici falsificati che accertavano la positività o la negatività al Covid. Si poteva scegliere anche l’area geografica in cui veniva emessa questa certificazione. Fra gli annunci più strani c’erano anche quelli per campioni di saliva infetti o plasma di persone che avevano avuto il Covid. In questo caso, in particolare, abbiamo trovato un annuncio in cui il cliente si dichiarava soddisfatto dell’acquisto. Il prodotto, quindi, era arrivato a destinazione».

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