Coronavirus, i numeri in chiaro. Paolotti: «L’epidemia non è sotto controllo. Conteggio dei tamponi inaffidabile»

La ricercatrice della Fondazione Isi di Torino spiega perchè il tasso di positività non è l’unico parametro da guardare in questo momento: «Le intensive non scendono più, la seconda ondata sta per riprendere forza»

Alla luce di quelli che gli esperti stanno definendo «i primi chiari segnali di una terza ondata in arrivo», i dati del Covid-19 registrati dai bollettini hanno aperto una discussione su alcuni parametri ormai sempre più determinanti nella valutazione del rischio. Uno fra tutti è il tasso di positività, oggi all’11,6%, contro il 12,5% di ieri. Per non parlare del cosiddetto tasso di incidenza, possibile futuro criterio deciso dal governo per far entrare in zona rossa i territori più a rischio. Ma cosa ci dicono esattamente questi tassi e come vanno letti in base alla curva del bollettino odierno? La professoressa Daniela Paolotti, ricercatrice della Fondazione Isi di Torino, anche oggi insieme a Open prova a mettere i numeri in chiaro.


Professoressa, i contagi di oggi sono cresciuti di 2.445 unità ma c’è un tasso di positività che continua a scendere. Di che cosa si tratta e come va interpretato un segnale di decrescita simile?

«Con prudenza. Il tasso di positività è il rapporto tra tamponi fatti e tamponi risultati positivi. È un dato ad oggi da interpretare con molta cautela soprattutto perché si basa su un conteggio di test eseguiti al denominatore che varia di Regione in Regione. Di fatto alcune coinvolgono nel monitoraggio anche i test rapidi, altre no, presentando dati che differiscono per i criteri di rendicontazione seguiti. Va da sé che il calo di qualche punto percentuale di oggi va preso molto con le pinze: l’epidemia è tutto tranne che sotto controllo».

C’è un altro tasso però che attualmente sta preoccupando e che, a quanto annunciato nelle ultime ore, sarà uno dei criteri che determinerà l’entrata in zona rossa delle Regioni: quello di incidenza. Si tratta del tasso di positività detto in altri modi o parliamo di un ulteriore valore?

«Sono due parametri differenti. In epidemiologia il tasso di incidenza è il numero di nuovi casi in una certa unità temporale ed è quindi riferito a quanto rapidamente un’epidemia sale in termini di tempo. Nel caso della Covid, quanti nuovi casi vengono generati ogni giorno. Per fare un esempio con l’influenza stagionale, il tasso di incidenza coinciderà con il numero di casi rilevati dalle singole visite dei medici di base.

Quali dei due dati è attualmente più affidabile per capire meglio l’andamento dell’epidemia?

«Sono strettamente collegati. Il tasso di incidenza è un parametro generale che avrà bisogno di dati specifici. Questi ultimi provengono proprio dal rapporto tra tamponi positivi e tamponi effettuati, e quindi dal tasso di positività. In entrambi i casi l’incognita rimane la modalità di conteggio dei test eseguiti a livello regionale. Un aspetto che a distanza di mesi ancora presenta serie criticità».

Tra i numeri che preoccupano di più, oltre ai contagi, c’è quello delle vittime. Oggi un lieve calo con 483, ieri avevano superato i 600. In parallelo, le terapie intensive hanno smesso ormai da giorni di registrare il segno meno. Chiare avvisaglie di una terza ondata alle porte?

«Direi piuttosto i segnali di ripresa di una seconda ondata mai finita. I decessi ci danno una fotografia di una situazione relativa a 2 o 3 settimane fa, quello che è evidente è che la discesa è molto rallentata. Difficile credere che siano state le cene natalizie, è passato troppo poco tempo. Stiamo piuttosto assistendo agli effetti delle riaperture dei primi di dicembre. E questo vale anche per il fronte delle terapie intensive, che sappiamo purtroppo essere spesso seguito a ruota dal dato dei decessi».

Cosa aspettarci adesso?

«Uno scenario di incremento almeno per le prossime 2 o 3 settimane, considerando che riusciremo a verificare gli effetti delle decisioni attuali soltanto successivamente. Per ora sappiamo che cinque Regioni andranno in fascia arancione, tutte le altre in giallo. Ho dubbi se questa disposizione possa essere sufficiente ad arginare gli incrementi».

Ma, come accennavamo prima, ora pare che il governo sia sulla strada di parametri più severi per la zona rossa: potrebbe scattare per tutte le Regioni con 250 casi ogni 100mila abitanti.

«Vero, ma quando parliamo di severità dobbiamo renderci sempre conto che 250 contagi per 100mila abitanti sono un range ancora elevatissimo. Calcolando che la soglia per un tracciamento “sereno” è a 50 su 100mila».

Una decisione ancora troppo leggera quindi?

«Non mi sento di affermarlo con certezza perché la proposta arrivata dall’Istituto Superiore di Sanità e dal Cts immagino sia stata ragionata sulla base di dati. E che per questo si sia ritenuto sufficiente imporre una soglia simile. Se parliamo di severità numerica certo è che si tratta di un tasso di incidenza “concesso” ancora troppo alto».

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