I numeri in chiaro. Laurenti: «Con questo trend si rischia la catastrofe sanitaria». In caso di voto: «Bisognerà gestire i flussi con attenzione»

di Maria Pia Mazza

«Parlare di zone bianche è inaccettabile. Servono misure serie», spiega a Open la professoressa. «Da due settimane aumentano le infezioni, aumentano i morti, aumentano i ricoveri ordinari e quelli in terapia intensiva: ormai questo dato è incontrovertibile»

I dati odierni sull’andamento della pandemia da Coronavirus in Italia confermano un trend oscillante, ma pressoché stabile, seppur in peggioramento rispetto alla fine del 2020. Oggi si sono superate le 80.000 vittime legate al Covid dall’inizio dell’emergenza nel febbraio 2020. I contagi sono in aumento rispetto a ieri (+15.774 nelle ultime 24 ore), e aumenta anche la pressione sugli ospedali, in particolare sulle terapie intensive dove, complessivamente, si sono registrati +165 ingressi (ieri erano stati +196) e attualmente, a livello nazionale, è stata superata la soglia d’allarme del 30%.


Ma anche sul fronte dei ricoveri con sintomatologia da contagio da SARS-CoV-2 la situazione continua a peggiorare. Il 37% dei posti letto nei reparti Covid è occupato, percentuale lievemente sotto la soglia d’allerta fissata al 40%. «Dati certamente non buoni», come sostenuto dalla professoressa Patrizia Laurenti, docente presso l’Università Cattolica e direttrice del servizio di Igiene ospedaliera, e che confermano che «l’andamento dell’epidemia non va affatto bene e non si può continuare così». 


Professoressa Laurenti, due settimane fa sosteneva: «Gennaio sarà il mese cruciale», e che «durante la prima metà del mese avremmo avuto l’idea di dove si sarebbe trovata l’Italia a livello epidemiologico». Ecco, a che punto siamo?

«Purtroppo non siamo messi bene perché i dati di monitoraggio settimanale ci confermano che purtroppo sono ormai due settimane in cui l’incidenza dell’infezione cresce dopo sei settimane di decrescita. Purtroppo, dal punto di vista dei numeri, non sta andando per niente bene». 

Una situazione che in un qualche modo andrà arginata, in sostanza.

«Aumentano le infezioni, aumentano i morti, aumentano i ricoveri ordinari e aumentano i ricoveri in terapia intensiva: e ormai questo dato è incontrovertibile. Quindi questa seconda settimana di gennaio ci dice un sacco di cose che non vanno bene. E ci dice anche che non possiamo continuare così. Non possiamo continuare così, con misure così blande, perché rischiamo veramente la catastrofe dal punto di vista sanitario, sia sul fronte dei contagi, dei decessi, sia sul fronte dell’aumento della pressione sugli ospedali».

Qual è la situazione attuale a livello ospedaliero?

«Le persone continuano a entrare in ospedale perché sono sintomatiche, poi continuano a peggiorare e quindi vengono trasferite in terapia intensiva. Questo è sovrapponibile ai dati sull’incidenza, quindi il numero di nuovi casi nelle ultime due settimane che di fatto conferma il trend in crescita: questo è ormai incontrovertibile ed è il risultato delle riaperture di dicembre: i numeri parlano e ci dicono quello che temevamo, ossia che le riaperture natalizie avrebbero avuto un impatto sull’incremento dei casi, è realmente accaduto e l’epidemia sta riprendendo forza».

Quali prospettive ci sono?

«Abbiamo davanti delle prospettive dolorose da accettare, ma sono le uniche che potranno darci dei risultati, richiedendo l’ultimo sforzo prima di incrementare le vaccinazioni e di vedere un cambiamento un po’ netto di questa curva. L’ultimo sforzo che bisogna fare è quello di prendere misure più restrittive. Non possiamo illudere le persone parlando di zone bianche: questo è veramente inaccettabile dal punto di vista scientifico. Certo, è chiaro che la politica debba dare speranza ma non è questo il momento».

Quanto ancora sarà necessario stringere i denti?

«Bisognerà aspettare ancora almeno un mese o un mese e mezzo. D’altra parte c’è uno studio dell’associazione italiana di epidemiologia che dimostra che il decremento più significativo dei contagi è stato registrato in quelle regioni che sono state zone rosse, come la Toscana per esempio, che sono quelle che attualmente si ritrovano in condizioni migliori. Quindi non bisogna essere pietosi nei confronti di questo virus, anche perché ormai siamo a un punto di svolta».

Tutte queste suddivisioni a zone hanno senso? Il professor Andrea Crisanti, in una precedente intervista, disse che «bisognerebbe capire che da questa situazione se ne esce insieme, non in ordine sparso». Condivide?

«Il concetto è fondato e vero, perché chi era in zona gialla ha interpretato questa situazione come un ”liberi tutti”, o “in zona gialla posso fare quello che mi pare”. Non è stato compreso responsabilmente cosa significava stare in zona gialla e anzi, è stato proprio travisato il senso e questi sono i risultati. Chi era in zona rossa, invece, per forza di cose, ha avuto risultati migliori».

Questo cosa conferma per il futuro? 

«Personalmente spero che verranno prese delle misure serie, ma da oggi in poi dobbiamo essere consci che dobbiamo ancora stringere denti per almeno un mese / un mese e mezzo, ma in maniera seria, in maniera rigida, anche dolorosa, lo riconosco, ma la speranza è che sia l’ultimo dolore che dobbiamo affrontare perché stiamo vaccinando, se arrivano ulteriori vaccini vaccineremo ancora a tappeto e insomma, dopo l’inverno viene la primavera, quindi anche dal punto di vista stagionale ci saranno prospettive migliori, ma per ora è obbligatorio resistere ulteriormente».

A prescindere da come andrà a finire la crisi di governo, per maggio sono previste le elezioni amministrative. Si riuscirà a conciliare la pandemia con le elezioni?

«Le elezioni andranno gestite con un’attenzione particolare, ipotizzando magari una distribuzione del voto su più giorni, evitando file e assembramenti davanti seggi. È anche vero che se ora si prendono immediatamente misure serie e rigide le cose verosimilmente per quel periodo andranno meglio. Però bisogna essere rigorosi su tutta la linea da subito, perché con il sistema delle zone a colori le persone non comprendono, non accettano, e questo viene confermato dagli eventi e dai dati di dicembre in poi. E non ce lo possiamo permettere».

Immagine di copertina: La professoressa Patrizia Laurenti | Elaborazione grafica di Vincenzo Monaco

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