I numeri in chiaro, Sestili: «Situazione in peggioramento: sale la curva dei ricoveri e dei morti. Guardando all’Europa c’è da esser pessimisti»

di Maria Pia Mazza

«Il tasso di positività è al 13,67%. Tutti i parametri han ricominciato a crescere. Ora il vero punto sarà capire quali sono stati gli effetti delle riaperture del 7-8 gennaio», spiega a Open il fisico

Tutti i segnali di una nuova possibile terza ondata di Coronavirus, o ripresa della seconda, che dir si voglia, iniziano pian piano a emergere dai dati quotidiani raccolti dal ministero della Salute e diffusi nel bollettino della Protezione Civile. Dall’elaborazione del bollettino odierno, risulta un tasso di positività a livello nazionale che arriva a quota 13,67%, contro il 13,3% di ieri. Diminuiscono i numeri di tamponi elaborati, che scendono sotto quota 100.000 e si attestano a 91.656 unità. Cresce di 12.532 unità il numero di nuovi casi di contagio, portando così il numero delle persone attualmente positive a quota 575.979.


resce il numero di decessi, che oggi si attesta a 448 vittime Covid e cresce la pressione sugli ospedali, sia sul fronte dei ricoveri (+176 rispetto a ieri), sia nelle terapie intensive (+27 rispetto a 24 ore fa). Secondo l’analisi dei dati condotta dal fisico Giorgio Sestili sul network di comunicazione scientifica giorgiosestili.it, «come praticamente tutti i lunedì i contagi diminuiscono perché si sono testati pochissimi tamponi. Il lunedì è interessante guardare ai dati della settimana appena conclusa perché si capisce quello che è stato l’andamento complessivo, al netto dei sali e scendi giornalieri».

I numeri della scorsa settimana, complessivamente, cosa ci dicono?

«La settimana che si è conclusa ieri è stata la seconda settimana consecutiva in cui abbiamo registrato un aumento dei contagi dopo sei settimane di diminuzione: +125 rispetto alla settimana precedente che a sua volta segnava un +13% rispetto a quella dal 21 al 27 dicembre 2020. Anche la curva dei decessi è scesa per tre settimane consecutive, mentre nelle ultime due settimane abbiamo registrato un +9% e un +0,5%. Non c’è ancora una risalita evidente, però sicuramente ha smesso di scendere. Anche oggi, ad esempio, il numero dei decessi è consistente: 448. Anche sul fronte degli attualmente positivi, dopo sei settimane di discesa, nell’ultima settimana torna un segno positivo, aumentando di +3.718 unità, per un totale di 575.979 attualmente positivi». 

Questo vale anche per i ricoveri ospedalieri, è corretto?

«Sì, anche in questo caso abbiamo avuto sei settimane consecutive di discesa dei posti letti Covid sia per i ricoverati con sintomatologia, sia per i ricoveri nei reparti di terapia intensiva. Nell’ultima settimana sono aumentati entrambi: ci sono 384 in più rispetto alla scorsa settimana, di cui +32 nelle terapie intensive. Tutti i parametri han ricominciato a crescere seppur lievemente, però le risalite cominciano sempre con numeri molto piccoli e sappiamo che questi numeri possono diventare in pochissimo tempo molto grandi, soprattutto se si dovesse innestare una crescita esponenziale».

Altri parametri critici?

«Un altro parametro che preoccupa è l’indice Rt che, nell’ultimo bollettino dell’Istituto superiore di sanità, è pari a 1,03. Questo significa che la situazione è in peggioramento, perché l’indice è in salita, però non siamo in una crescita repentina o esponenziale». 

Cosa ci possiamo aspettare questa settimana?

«Nel corso di questa settimana registreremo i dati di quella che è stata la chiusura delle vacanze natalizie. Come sappiamo i dati che registriamo oggi si riferiscono a quello che è avvenuto circa un paio di settimane fa, in termini di contagi. Questa settimana, sostanzialmente, continueremo a registrare dei dati che si riferiscono al pieno delle vacanze, e all’Italia in zona rossa. Non ci si attende un grande incremento dei contagi, ma una situazione abbastanza stabile con i contagi che continueranno a oscillare tra i 10.000 e 20.000 al giorno, ovviamente al netto dei tamponi effettuati. Il punto è capire quali sono stati gli effetti delle riaperture del 7-8 gennaio quando si è rimesso in moto tutto: lavoratori, alcune scuole, i mezzi pubblici che hanno ricominciato a riempirsi. Ma questo sarà registrabile solo fra 2-3 settimane. Per questo ora bisogna stare molto attenti, perché si corre il rischio di pensare che vada tutto bene e poi renderci conto che tutto così non è».

È una situazione ancora in divenire, insomma. Ma guardando all’Europa non c’è da star tranquilli e in Italia, in questa seconda ondata, gli effetti si son visti “in differita” rispetto agli altri Paesi.

«Sì, la situazione potrebbe peggiorare ulteriormente, o stabilizzarsi e ci permetterà di capire se questo sistema a zone funziona. Guardando all’Europa c’è da essere pessimisti, perché i contagi stanno riprendendo anche in Paesi che hanno adottato misure molto drastiche, come nel Regno Unito, in Germania, in Francia: eravamo in anticipo a marzo, siamo in ritardo oggi: questo potrebbe costituire un vantaggio».

Il premier Conte ha preannunciato che «sta arrivando una nuova impennata dei contagi, che non sarà facile e saranno necessari ulteriori sacrifici»: ipotesi lockdown nazionale?

«Da un lato, guardando all’Europa c’è da esser pessimisti, ma è anche vero che l’Italia è stata capace di contenere l’ondata autunnale con questo sistema a fasce, con regioni molto virtuose come il Lazio che hanno dimostrato che si può gestire un’epidemia rimanendo in zona gialla. Questo sistema può funzionare se le persone rispettano le regole e si comportano in un certo modo: la differenza la fanno i comportamenti. Il lockdown, secondo me, può essere evitato perché il sistema a fasce ha dimostrato che può reggere. Tra l’altro adesso i parametri son stati anche inaspriti, quindi si sta cercando di stringere ulteriormente le misure proprio per evitare un nuovo lockdown totale».

Cosa aspettarsi nei prossimi giorni?

«C’è un gruppo di esperti che ha sviluppato una piattaforma di monitoraggio Covid denominata CovidTrends, che riporta un indice denominato «Covindex». Questo parametro è molto interessante perché è perfettamente sovrapponibile all’indice Rt dell’Istituto Superiore di Sanità. Guardando al grafico, la curva gialla rappresenta il Covindex (che è la media settimanale del rapporto tra casi positivi e tamponi), mentre la linea fucsia rappresenta l’indice Rt comunicato settimanalmente dall’Iss. Si nota subito che le due curve sono perfettamente sovrapponibili, ma che che la curva gialla del Covindex è molto più aggiornata: questo perché il problema dell’indice Rt dell’Iss è che viene calcolato con i dati di due settimane fa, e quindi è sempre in ritardo rispetto alla situazione epidemiologica attuale. Ma questo Covindex ci dà una situazione molto più aggiornata e, in qualche modo, anticipa quello che ci dirà l’Istituto Superiore di Sanità fra un paio di settimane».

CovidTrends | Indice Covindex aggiornato all’11 gennaio 2021

«È interessante vedere che nelle prossime settimane l’Rt salirà ancora sopra a 1 per effetto delle settimane precedenti alla chiusura natalizia, per poi riscendere proprio per effetto delle chiusure natalizie. Il Covindex è un parametro in linea con l’indice Rt, che ci offre un risultato molto accurato e praticamente in tempo reale sull’andamento epidemiologico. Sulla piattaforma sono caricati anche i dati delle vaccinazioni suddivisi per regione: anche questo può essere uno strumento interessante di monitoraggio, consultabile da tutti in modo semplice ed intuitivo, per comprendere l’andamento dell’epidemia».

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Maria Pia Mazza