Martina Rossi, la Cassazione annulla le assoluzioni per il caso della ventenne morta cadendo dal balcone di un hotel

Il caso dovrà essere riesaminato. «Adesso si può arrivare fino in fondo e accertare la verità – dicono i legali della famiglia Rossi -. Bisognerà dare l’ultimo colpo di reni per evitare la prescrizione»

Era il 3 agosto 2011 quando la studentessa genovese Martina Rossi perse la vita cadendo dal balcone di un hotel a Palma di Majorca. Per la sua morte oggi i due ventottenni aretini di Castel Fibocchi – Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi – tornano sotto processo in appello bis. La Cassazione ha infatti annullato le assoluzioni dei due imputati che erano state emesse dalla Corte di Appello di Firenze. I due giovani erano stati condannati, in primo grado, a sei anni di reclusione per tentata violenza sessuale e morte come conseguenza di altro reato. A questo punto, con la decisione di oggi – 21 gennaio -, il caso dovrà essere riesaminato.


«Posso dire solo “evviva”. È una decisione giusta – ha commentato a caldo di uno dei legali della famiglia Rossi, Luca Fanfani -. Posso dire che siamo soddisfatti». «Quello che abbiamo sempre ritenuto su quanto successo ha trovato accoglimento. È una grandissima soddisfazione», sono le parole di un altro avvocato della famiglia, Stefano Savi. «Adesso si può arrivare fino in fondo e accertare la verità. Abbiamo fatto tanto per arrivare a stabilire la verità. Bisognerà dare l’ultimo colpo di reni per evitare la prescrizione».


Il padre di Martina

«Ce l’abbiamo fatta. Era indispensabile questo annullamento per fare chiarezza». Queste le parole di Bruno Rossi, papà di Martina, dopo la sentenza della Cassazione. «Adesso si lavora per avere il minimo di giustizia. Martina non me la ridarà nessuno, ma almeno si saprà cosa è successo quella notte. Ci hanno provato in tutti i modi a distruggere me e mia moglie. A raccontare un’altra storia. Ma io sono più duro di loro e non ho mai ceduto».