Olimpiadi Tokyo, quasi un miliardo di dollari per mettere tutto in sicurezza. Ma i Giochi sono ancora in alto mare

Un sondaggio condotto a inizio gennaio ha rivelato che l’80% della popolazione giapponese vorrebbe cancellare definitivamente l’evento

«Non c’è un piano “B” ed è per questo che siamo pienamente impegnati a rendere questi Giochi sicuri e di successo». Il presidente del comitato olimpico internazionale, Thomas Bach, tira dritto. Anche il governo giapponese, dopo un’indiscrezione del Times, è subito corso a smentire le voci secondo cui avrebbe già cancellato definitivamente i Giochi: «Continueremo a fare ogni sforzo per permettere a tutti di vivere l’esperienza olimpica in modo sicuro e protetto», ha chiarito in una nota il governo nipponico. Un anno dopo l’arrivo della pandemia, e il primo rinvio di un’edizione olimpica degli ultimi 124 anni, il Giappone ha ancora sei mesi davanti prima di dare ufficialmente il via all’Olimpiade in programma dal 23 luglio all’8 agosto. Seguita poi da quella paralimpica dal 24 agosto al 5 settembre.


Un budget da record

Per una Nazione che già all’inizio del 2020 si prestava a dare il via ai giochi più costosi della storia, ora l’esborso è ancora più alto. Toshiro Muto, amministratore delegato del comitato organizzatore, ha rivelato che i Giochi costeranno 15,4 miliardi di dollari, invece dei 12,6 miliardi previsti inizialmente per una partenza nel 2020. A pesare, è soprattutto il costo della messa in sicurezza di un evento con 11mila atleti, e altrettante migliaia di giudici e giornalisti durante una pandemia globale. Per farlo, lo scorso dicembre gli organizzatori hanno annunciato che metteranno sul piatto altri 900 milioni di dollari per arginare la diffusione del Coronavirus.

Una task force e poche risposte

A fine 2020, il governo giapponese ha formato una task force ufficiale per valutare tutti gli scenari di rischio e le misure che possano permettere all’Olimpiade di svolgersi in sicurezza. Ad ottobre, invece, il comitato olimpico giapponese ha simulato tre giorni di gare per valutare quali tecnologie possano permettere un ingresso controllato, e in sicurezza, degli spettatori. Una lista di raccomandazioni e indicazioni precise doveva essere presentata già a fine anno ma gli organizzatori non sembrano aver ancora formulato una strategia precisa. Le contromisure per far fronte alla pandemia, secondo le prime indiscrezioni, dovrebbero includere stazioni per effettuare test molecolari, centri per i media per seguire alcune delle gare da remoto, e stazioni sicure per la distribuzione di bevande e alimenti. Tra le altre cose ci saranno anche telecamere per misurare le temperatura corporea, termometri a infrarossi e strisce termometriche.

Vaccini e spostamenti

«Se un Paese può farcela, quel Paese è il Giappone», ha detto in un’intervista a Reuters, il presidente della Federazione Internazionale di atletica ed ex campione olimpico Sebastian Coe. Cliché sull’efficienza giapponese a parte, un altro ostacolo con cui il governo si deve confrontare è quello del malumore della popolazione. In particolare, in un sondaggio condotto a inizio da gennaio da Kyodo News è emerso come l’80% dei cittadini sia in favore di una cancellazione definitiva dell’olimpiade. Per il Paese nipponico, tra i primi a registrare contagi da Coronavirus al mondo, risulteranno fondamentali i prossimi mesi. Tokyo non ha ancora iniziato la campagna di vaccinazione, in partenza a febbraio. Un tema, quello sui vaccini, che il comitato olimpico giapponese non ha ancora affrontato. Delle migliaia di atleti che raggiungeranno la capitale giapponese a luglio non è previsto alcun passaporto vaccinale, e far spostare migliaia di persone per una delle città più popolose al mondo è un nodo che va sciolto. Di certezze insomma non ce ne sono. L’unica è che, almeno per ora, l’Olimpiade si farà.

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