I numeri in chiaro. L’infettivologa Taliani: «In forte calo il tasso di positività: siamo a buon punto nel controllo della malattia» – Il video

«Sì, le riaperture preoccupano», conferma l’ordinaria di Malattie infettive all’università La Sapienza di Roma. «Bisogna riaprire consapevoli che è un evento potenzialmente a rischio»

Sono sotto la soglia dei 10 mila i nuovi casi di Coronavirus registrati nel bollettino di oggi che scatta la fotografia della situazione dei contagi in Italia. Nelle ultime 24 ore si registrano ancora 499 morti legate al Covid-19. Cala dell’1,6% il tasso di positività perché i numeri di oggi arrivano a fronte di +244.429 nuovi tamponi (tra molecolari e antigenici) che portano il tasso di positività al 3,95% (rispetto al 5,6% di ieri): su 100 tamponi elaborati, meno di 4 sono risultati positivi. «È il rapporto più basso dal 9 ottobre scorso», dice a Open è Gloria Taliani, infettivologa e ordinaria di Malattie infettive all’università La Sapienza di Roma. «Oggi siamo a un buon punto, anche se ci sono differenze notevoli all’interno del territorio nazionale».


Bolzano, per esempio, che «resta in testa con un’alta percentuale di positività e un importante numero di tamponi», commenta Taliani. «Evidentemente è una enclave dove il virus continua a muoversi in maniera significativa». D’altro canto ci sono invece 8 regioni – Toscana, Basilicata, Sardegna, Valle d’Aosta, Emilia Romagna, Abruzzo, Veneto e Umbria – «che sono al di sotto alla media nazionale del 3,9%: in alcune realtà quindi si comincia a vedere una netta discesa nei tassi di positività», spiega Taliani. «Non è una lettura di rassicurazione, ma che cristallizza un movimento verso il controllo della malattia, con alcune aree di maggiore criticità».

Resta il nodo dei decessi: 499 nelle ultime 24 ore. Un numero drammatico che resta costantemente elevato. «Il 3 dicembre scorso, data del picco massimo di questo periodo, erano 993, il 22 dicembre 628 fino a quelli di oggi», commenta Taliani. Il fatto è che il numero dei decessi «è il riassunto di quello che è successo nei mesi precedenti, perché un paziente può stare anche molte settimane in ospedale tra ricovero e terapia intensiva. Il dato è un indicatore che è una sommatoria di eventi».

Con l’Italia ora quasi tutta in giallo, le riaperture preoccupano? «A ottobre ha riaperto la scuola ed è ripartita la curva, quindi certamente il tema non può lasciare indifferenti», commenta l’infettivologa. «Questo non vuol dire che non si possa riaprire: ma bisogna farlo consapevoli che è un evento potenzialmente a rischio. Bisogna farlo in sicurezza».

Grafiche di Vincenzo Monaco

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