Chi è Andy Jassy, il nuovo Ceo di Amazon con cui Jeff Bezos traccia la rotta verso i servizi cloud

Classe 1968, laureato ad Harvard, Jassy lavora con Amazon da 24 anni. Diventerà Ceo dell’azienda nel terzo trimestre del 2021. Al momento guida la divisione Amazon Web Services

«Se sei sulla strada giusta, una nuova invenzione diventa qualcosa di normale nell’arco di pochi giorni. La gente sbadiglia. E quello sbadiglio è il complimento più grande che un inventore possa ricevere». Con una lettera di 619 parole rivolta ai suoi dipendenti Jeff Bezos ha annunciato il suo ritiro dal ruolo di Ceo di Amazon, la società che ha fondato nel luglio del 1994 e che ora gli permette di avere un patrimonio stimato sui 197 miliardi di dollari. Abbastanza da contendersi il primato di uomo più ricco del mondo con Elon Musk. Bezos resterà presidente esecutivo di Amazon, comunque un ruolo operativo, e lascerà la guida della società a Andy Jassy. C’è ancora tempo per il passaggio di consegne. Il cambio della guardia è previsto per il terzo trimestre del 2021.


La fine del college e tre giorni dopo l’ingresso in Amazon

«Ho dato il mio ultimo esame ad Harvard il primo venerdì di maggio del 1997. Il lunedì dopo ho cominciato a lavorare ad Amazon». Classe 1968, originario di Scarsdale (New York), Andy Jassy ha passato tra gli uffici di Amazon quasi 24 anni. Come ha raccontato lo scorso settembre in una puntata in un podcast della Harvard Business School, il suo primo incarico in Amazon è stato quello di marketing manager. Nel 2003 ha fondato insieme a un team di 57 persone Amazon Web Services (Awb), la divisione dell’azienda che si occupa di servizi internet che al momento ha nel suo listino oltre 150 prodotti tra sever e cloud computing. Il patrimonio stimato di Jassy è di 377 milioni di dollari. Lato gossip, Jassy non è molto chiacchierato. Vive a Seattle, è sposato con la fashion designer Elana Rochelle e ha due bambini.

Amazon Web Services e i conti di Bezos

Amazon ha chiuso l’ultimo quadrimestre del 2020 con dati oltre ogni aspettativa. 125,56 miliardi di dollari di utili rispetto ai 119,70 miliardi stimati. Un utile per azione di 14,09 dollari rispetto ai 7,34 dollari stimati. Una crescita in Borsa costante, anche se non tachicardica come GameStop, che ha portato le azioni di Amazon a crescere del 59% nell’arco di un anno. A inizio gennaio un’azione veniva scambiata a 2.004 dollari, a fine dicembre a 3.380 dollari. Insomma. I numeri fotografano un’azienda non solo in salute ma serenamente avviata verso una crescita solida e rassicurante per investitori e dirigenti.

La scelta di mettere come Ceo dall’azienda uno dei fondatori della divisione Web Services chiarisce però qual è la direzione presa dalla creatura di Bezos. Il peso di Aws è diventato sempre più importante negli ultimi anni. Secondo le stime fornite dal quotidiano The Guardian al momento Amazon possiede circa il 50% delle infrastrutture cloud in tutto il mondo e occupa il 30% del mercato del cloud computing. Un effetto concreto? Una delle società che utilizzavano questi servizi era Parler, il social network su cui si sono riversati i sostenitori di Trump. Ad Amazon sono bastati un paio di giorni per decidere di oscurarlo.

Amazon Web Services si sta rivelando un ottimo investimento per Bezos. Al momento è utilizzata da colossi come Netflix, Facebook e Twitch (anche questo di Amazon). Tra il 2017 e il 2019 i ricavi di questa divisione sono aumentati di quasi il 100%. Nel 2017 i ricavi annuali erano arrivati a 17,46 miliardi di dollari. Nel 2019 sono schizzati a 35,03 miliardi di dollari. Giusto per capire la portata, è poco meno del valore di una finanziaria in Italia. E i numeri sono ancora in crescita. Solo secondo trimestre del 2020 Aws ha generato ricavi per 10,8 miliardi di dollari, il 29% in più dello stesso periodo del 2020.

Foto di copertina: YOUTUBE | Intervista di Andy Jassy a Recode

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