Al centrodestra non riesce il gioco delle parti. Scricchiola la coalizione, aumentano le chance di Draghi

L’accordo tra l’ala moderata e la destra della coalizione è complicato. I forzisti fanno capire che l’unità del centrodestra è sacrificabile, almeno in questa fase, in virtù della governabilità

Il vertice del centrodestra non è andato bene. «Forza Italia non può non votare la fiducia a Mario Draghi», ripetono al telefono i colleghi di partito, nemmeno troppo al riparo dai giornalisti che assediano via degli Uffici del Vicario. Quello che non comprendono i forzisti è come mai Giorgia Meloni si sia impuntata sulla questione dell’unità della coalizione, quando un ruolo all’opposizione non farebbe altro che accrescere il consenso di Fratelli d’Italia. La retorica dei tecnocrati e dei potentati economici che mettono le grinfie sulla Nazione foraggerebbe i social network della destra.


«Evidentemente non c’è fiducia reciproca nella coalizione», spiega un portavoce di Forza Italia. Matteo Salvini e Meloni temerebbero che un allontanamento concordato di Forza Italia dalla coalizione potrebbe sfociare in un’alleanza elettorale che lascerebbe il centrodestra senza una rappresentanza moderata.

Il rischio isolamento dei sovranisti

La paura è che, alle prossime elezioni, possano arrivare a contrapporsi due schieramenti, europeisti contro sovranisti: Forza Italia consoliderebbe un’alleanza con i partiti centristi, mentre Lega e Fratelli d’Italia resterebbero senza la stampella che porta alla loro causa il consenso dei moderati. Anche a livello di accreditamento all’estero, non avere i forzisti in coalizione minerebbe non pochi rapporti con alcune cancellerie. «Se solo si fidassero, il gioco delle parti reggerebbe: noi saremmo liberi di appoggiare Draghi, personalità che combacia esattamente con il sentimento del nostro elettorato, Meloni potrebbe iniziare già a fare campagna elettorale», racconta un deputato FI a Open.

E Salvini? «Sta facendo fatica a fare una sintesi delle anime del suo partito. Per questo una volta dichiara di voler andare al voto e l’altra, invece, dice di aspettare le comunicazioni di Draghi». La dirigenza della Lega, dicono fonti parlamentari, è impegnatissima a tenere insieme i cocci per contenere la rottura interna.

Sì a Draghi con Flat tax e Quota 100

È chiaro che l’ex presidente della Bce non accetterà mai di stravolgere la sua idea di economia in favore di misure come Quota 100 e Flat tax. Il credito di cui Draghi gode all’estero è un tesoro inestimabile, tanto per lui quanto per la riuscita dell’operazione: l’andamento della borsa italiana, dopo che Sergio Mattarella ha fatto il suo nome, sta segnando i risultati migliori degli ultimi mesi. Forza Italia “non si assumerà la responsabilità di dire no a un governo Draghi”.

Whatever it takes. È troppo presto per dire se la rottura della coalizione effettivamente ci sarà e se porterà alla nascita di un nuovo polo centrista, ipotesi tuttavia interessante per il futuro di Italia viva che ormai, con il Pd, difficilmente tornerà a parlarsi. Renzi ha già stupito tutti e questo potrebbe essere l’ultimo stadio della sua strategia.

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